di Gianluca Bonazzi
In vista della partecipazione alla Carovana della Solidarietà, cammino civile avente lo scopo di tener desta l’attenzione collettiva sugli effetti del recente terremoto che partirà da Vignola il giorno 27 settembre per concludersi a Finale Emilia il 29, desidero scrivere quanto segue.
Mi vedo come un viandante che raccoglie storie, più che un trekker che fa foto, quindi avverto lo spirito del cammino come una lente per intercettare ciò che mi sta attorno, quel filo sottile ed invisibile che unisce sogno e realtà, natura e artificio, il sacro e il profano dell’ esistenza, tutto ciò che da sempre appartiene alla sfera umana e dal ‘900 è sempre più sbattuto dal vento della modernità.
Anche se scrivo e pubblico vari testi, le definizioni di scrittore e poeta non mi appartengono.
Sono parole importanti, che vanno usate con parsimonia e per persone riconosciute e meritevoli, per aver svolto un lungo corso rivolto all’arte dello scrivere il bello ed il vero, insieme.
Penso che prima di scrivere ci sia un gesto, un’attenzione, una propensione che può durare tutta la vita, capace di impregnare una persona, la sua sensibilità, la sua scrittura.
È l’ ascoltare, non solo nel senso rivolto alla persona, al luogo, alla cosa, ma all’energia che brilla nell’aria, al ‘tra’ che sta in mezzo, alla ‘traversina che sta tra i binari’, quindi per questo mi piace di più l’espressione raccogliere, perché evoca un chinarsi antico e rispettoso.
La ‘Bassa’, anche se non ci sono né nato e né vissuto, mi ha formato da sempre, soprattutto quella vicino al Grande Fiume, dalla provincia di Piacenza a quella di Rovigo, passando per tutte quelle in mezzo alle due rive.
Nel 2000 ho camminato lungo tutto il Po, e quindi i miei orizzonti, legati alla via d’acqua come flusso ideale di energie dell’anima, si sono ampliati e dilatati.
Non c’è altro luogo come la ‘Bassa’ che possa raccontare ed evocare la dimensione profonda e sfuggente dello spirito umano, sia nel senso del Tempo che in quello dello Spazio.
Forse ci riesce il deserto, ma non so esprimermi al riguardo, perché non l’ ho mai vissuto. Però mi appare uno stato di natura troppo spinto in là, quindi forse è più difficile trovare riferimenti.
Amo la ‘Bassa’ perché offre una condizione di crinale, dove s’intrecciano, in un modo più avvertibile che in montagna, le coppie di opposti, non per scontrarsi, ma per rendersi complementari, in un contesto che spesso tocca le note dell’infinito.
Tra tutte le province emiliane, quella di Modena è forse quella che però ha perso maggiormente il rapporto col Grande Fiume, attraverso uno dei suoi affluenti, il Panaro. Non è solo una faccenda di confini, per il fatto cioè che il Po non scorre in tale provincia, ma perchè sono state fatte scelte privilegianti uno sguardo frontale, l’esclusivo sviluppo economico.
Fino agli inizi del ‘900 da Modena, attraverso il canale Naviglio, suddetto Panaro, il Po e le altre vie d’acqua dall’altra parte, si poteva andare in barca fino a Venezia in circa 3 giorni.
Dopo la seconda guerra mondiale è iniziata la corsa alla modernità, che ha fatto smarrire pian piano un patrimonio condiviso di luoghi, storie, personaggi, culture, atmosfere, in una parola, relazioni.
La ‘Bassa’, galleria d’arte dei sognatori, come evocato da tanti artisti che da essa hanno tratto riconosciuta ispirazione, si è quasi trasformata in una campagna periferica senza più personalità.
Purtroppo, ogni miracolo economico, tanto più è forte, improvviso e vorticoso, tanto più anestetizza spirito e menti, contribuendo a far smarrire il filo invisibile delle relazioni. Dona un senso di ebbrezza che rompe il senso delle proporzioni riguardo i valori della vita.
Solo in caso di forti traumi, personali e/o collettivi, come per il recente terremoto, ci si sveglia e si capisce che l’ economia non può essere la guida dell’agire umano, ma lo è il sentimento, il cuore, cioè lo spirito mosso dal fare poetico, assecondando l’etimologia della parola ‘poesia’, che significa creazione, senza essere necessariamente poeti, come fu per tanti nostri progenitori, vicini e lontani.
Nonostante tutto, però, il sottoscritto ha sempre trovato sedimenti di amata Bassa nel suo girovagare, tanto da sperare e sognare che un giorno si sarebbe realizzato un progetto per realizzare una ciclopedonale lungo tutto il Panaro, dalle sorgenti, chiamate Scoltenna, alle foci nel Grande Fiume.
Quindi il cammino lungo il Panaro è per me un sogno, che seminerà l’ idea di riacquistare uno sguardo smarrito, condito di saperi antichi e speranze nuove, rivolti ad una vita più consapevole.


…è proprio vero…dove finisce l’uomo inizia il poeta…gianluca bonazzi è un poeta, anzi IL POETA della natura e del camminare…e non posso più fare a meno di ciò che trasmette con i suoi scritti…ne traggo giovamento….
articolo molto suggestivo e poetico, mi permetto di condividere un mio breve testo di qualche tempo fa.
Un saluto
Caterina
http://katinkawonka.wordpress.com/2012/08/09/dopo/