CARPE DIEM, L’ATTIMO FUGGENTE

di Francesco Gori

Torniamo agli anni Ottanta, al 1989 e a L’attimo fuggente, capolavoro di Peter Weir.

Per chi non l’abbia mai visto è obbligo vederlo. Si narra la storia di un professore di letteratura, anticonformista e dalla mente aperta, catapultato in un rigido college americano degli anni ’50, sede di disciplina, autorità e visione unica del mondo. John Keating, interpretato da un Robin Williams in grande forma,  si ritrova a educare un gruppo di adolescenti che approcciano per la prima volta alla vita, tentando di dar loro consigli e metodi creativi che il direttore dell’istituto non approva.

L’attimo fuggente. pellicolascaduta

Parlando di poesia esorta i suoi ragazzi a strappare le prime pagine di un’antologia, in quanto arte che non va spiegata con la metrica ma che deve “sgorgare” spontanea e arrivare dal cuore, li incita a seguire le proprie passioni, facendo risuonare in loro l’eco della locuzione del poeta latino Orazio Carpe Diem (Cogli l’attimo). Il gruppo di adolescenti, tra i quali spicca un Ethan Hawke in fasce (Todd, ragazzo dalla grande sensibilità), cerca di mettere in pratica il precetto, nonostante un mondo adulto ostile, duro e conforme al rigore assoluto; eccoli allora formare la “Setta dei poeti estinti” e rifugiarsi in una grotta nel cuore della notte, eccoli dar spazio ai loro sogni, chi tentando l’approccio con la ragazza irraggiungibile, chi perseguendo la voglia di recitare nonostante il parere contrario della famiglia. È quest’ultimo il caso più eclatante che decreterà conseguenze per tutti: il ragazzo in questione, Neil, ostacolato nel suo futuro dal padre, si punirà e il professore verrà ritenuto colpevole in prima persona del gesto del suo studente. John, in pace col cuore e sempre sorridente ai genitori che inveiscono contro di lui come un portatore di demoni, verrà allontanato dall’insegnamento ma premiato dai suoi ragazzi in un’epica scena finale dove risuona la celebre poesia di Walt Whitman: “O capitano! Mio capitano!”

Campione d’incassi all’epoca, è campione di emozioni per chi ancora oggi lo guarda o riguarda. La figura del professore rimarrà nella storia del cinema, come esempio da seguire: perché chi sta un gradino sopra, – il genitore, l’insegnante ma anche il leader in generale – deve guidare, educare, esortare, senza incrinare l’anima di chi sta sotto con metodi autoritari e vessazioni. La piccola retorica che circonda la storia e il finale, con quella voglia di strappar lacrime, è poca cosa rispetto alla bontà assoluta del film e al messaggio interiore che rimanda anche allo spettatore: chi, dopo la visone, non si farà qualche domanda sulla sua attuale vita? Perché non c’è tempo, si muore, la vita è un soffio, cogliamo l’attimo e viviamo il presente. Questo lo straordinario messaggio da interiorizzare da parte di una straordinaria pellicola, da rivedere  nei momenti bui per ritrovare la forza di vivere.

4 Comments

  1. Giovanni Agnoloni 07/12/2011
  2. Nicola 07/12/2011
  3. Roberta 07/12/2011
  4. Leonardo Masi 08/12/2011

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