I CARTONI ANIMATI ANNI 80: UN ELENCO CHE VA DA MAZINGA A CANDY CANDY

di Marco Nacci

I cartoni animati anni 80: un elenco che va da Mazinga a Candy Candy

“Cosmopavone, Cosmopavone dove sei? Qualcuno di voi, amici, non l’ha per caso visto?”; “E ora, con l’aiuto del Sole, vincerò! Attacco Solare! Energia!”; “Pegas, Tek Setter!!!”; “Magola-Maga-Magia!”; “Raggi Delta! Tuono Spaziale! Alabarda Spaziale!”, “Miwa, i componenti… Contatto!”. A qualcuno queste citazioni sono per caso familiari? Mai sentite? Qualcuno di voi, che ha appena dato uno sguardo forse distratto alle citazioni appena sciorinate, ha mai sognato di sparare un “Doppio maglio perforante”? Qualcun altro ha mai voluto visitare la Stella Piumata? E ancora: c’è mai stato un maschietto non innamoratosi di Lamù o di Fujiko Mine; o una femminuccia ha mai sognato di farsi rapire dal tenebroso Terence? E soprattutto: avete mai mangiato o visto pescare da qualcuno un Matzugoro?

Sampei alle prese col Matzugoro - isolafelice.forumcommunity.net

Sampei alle prese col Matzugoro – isolafelice.forumcommunity.net

Forse la potenza evocativa non è ancora abbastanza, siete ancora confusi. Non avete messo a fuoco. Proviamo allora con le sette note. Se leggete le seguenti frasi musicali, quante ne riconoscete, come parti di pezzi che pensate di conoscere da sempre? “Lui respira dell’aria cosmica, è un miracolo di elettronica…”; “Corri ragazzo laggiù, vola fra lampi di blu. Corri in aiuto di tutta la gente dell’umanità!!! Corri e va, per la Terra.Vola e va, tra le stelle…”; “Vai, c’è sul radar la flotta di Vega. Vai, il tuo corpo di acciaio solleva. Con te… Io sto tranquillo se ci sei tu. E io resto quaggiù, e tu scatti lassù, sentinella nel blu vai lassù…”; “… e in aria si trasforma in un robot che ha un’arma, ha l’energia solare che è invincibile!!!”; “Fammi provare Capitano, un’avventura dove io son l’eroe che combatte accanto a te. Fammi volare, Capitano, senza una meta, tra i pianeti sconosciuti per rubare a chi ha di più!”“Solitario nella notte va. Se lo incontri gran paura fa. Il suo volto ha la maschera. Tigre!”; “Bi e A. Bi e E, Ba, Be, Bi e I, Ba, Be Bi, Bi e O, Ba, Be, Bi, Bo. Bi e U, Bu, Ba, Be, Bi, Bo, Bu.”; “Grande festa alla Corte di Francia. C’è nel Regno una bimba in più. Biondi capelli e rose di guancia: Oscar ti chiamerai tu. Il buon padre voleva un maschietto, ma, ahimè, sei nata tu. Nella culla t’ha messo un fioretto, lady da fiocco blu!”; “Chi lo sa che faccia ha, chissà chi è? Tutti sanno che si chiama Lupin. Era qui un momento fa, chissà perché dappertutto hanno visto Lupin…”; “Candy è poesia, Candy, Candy è l’armonia. Candy è la magia, Candy, Candy è simpatia. È zucchero filato, è curiosità, è un mondo di pensieri in libertà. È un cuore delicato e felicità. E a spasso col suo gatto se ne va”; “… eri triste laggiù in città. Accipicchia, qui c’è un mondo fantastico! Heidi, Heidi, candido come te”.

Candy Candy - fanpop.com

Candy Candy – fanpop.com

Sì, ora va meglio, ora vi ci sarete ritrovati in tanti, senz’altro… Sono molti, variegati, a volte opposti, i riferimenti temporali o culturali a cui una generazione si affida per definirsi, o perché, da altra angolazione, qualche sociologo vagamente esegeta ne delinei un’appartenenza di categoria. Marco Pellitteri ci ha provato nel 1999 con il suo “Mazinga Nostalgia – Storia, valori e linguaggi della Goldrake Generation” (Castelvecchi 1999, King Saggi 2002, Coniglio 2008). Si tratta di un testo che racconta, sulla base di dati, di riferimenti e di sfumature più o meno complesse, l’arrivo in Italia del cartone animato giapponese, con quelle serie televisive così apparentemente lunghissime che tennero incollati i bambini al teleschermo ad avvincersi innanzi a battaglie galattiche, storie d’amore, trucchi di piccole maghe e via discorrendo. O meglio: in “Mazinga Nostalgia” si analizza quel periodo, paradigma del quale furono proprio i Mazinga, i Goldrake, i Jeeg Robot d’Acciaio, i Remì, le Heidi e tutto il resto dei personaggi che caratterizzavano e popolavano quei serial provenienti dal Sol Levante, dandone una lettura descrittiva e approfondita, incuriosendo il lettore ventenne o trentenne, più o meno, tendenzialmente desideroso di immergersi di nuovo nelle atmosfere, nei suoni e nelle emozioni di un’infanzia che mai, prima di allora, veniva rincorsa attraverso il ricordo di quei cartoni animati, anche (soltanto?) ricantandone, da soli o in compagnia, le loro sigle. Un lavoro straordinario, quello di Pellitteri, perché dona slancio a un’analisi che mai prima di allora era stata tanto accurata sull’argomento.

Chi scrive è più interessato, rispetto al mastodontico, accattivante e apprezzabile lavoro di Pellitteri, a spostare l’attenzione su quanto quel periodo così particolare (si parla del 4 aprile 1978, quando “Atlas UFO Robot” giunse per la prima volta sugli schermi di Rai2,a si parla spesso di cartoni animati anni 80) si sia rivelato via via sempre più un Imprinting Culturale vero e proprio per quella generazione, per quella fascia di persone nate fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta che, sempre Pellitteri, definisce Goldrake Generation. Questo, forse, è il punto per noi più importante: per quei ragazzi, quegli ex-bambini definiti (spesso in modo arbitrariamente sprezzante) “teledipendenti”, il mondo dei cartoni animati di quel periodo (e delle loro sigle) ha rappresentato un collante fondamentale che ancora oggi si colora di dignità epocale, e non è solo un revival banale, come sostiene pure la Professoressa Marina D’Amato: “Le sigle dei cartoni animati e dei serial televisivi sono diventate l’espressione di una comunità che, cantandole e ballandole, si riunisce nei centri sociali, nelle discoteche e le evoca nei cortei studenteschi delle città italiane (…). Nei licei ‘okkupati’ i ragazzi hanno cantato la sigla del Grande Mazinger o di Jeeg Robot d’acciaio, o quella dell’Uomo Tigre o Yattaman, ma non si può certo riduttivamente parlare di revival, perché non a caso solo ora le canzoni godono di grande successo collettivo” (D’Amato, 1999, “I Teleroi”, Editori Riuniti, Roma).

japanrobot.it

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Sì, quei bambini erano teledipendenti. E allora? Si trattava di teledipendenza perché quello era il periodo, si trattava di un periodo particolare per l’Italia degli Anni di Piombo, ma il tessuto connettivo che ha unito quella generazione ancora resiste, ci sarà un motivo, no? Oppure no? Non si è trattato soltanto di programmi che hanno riempito i palinsesti della RAI, prima, e dei circuiti privati, in un secondo momento. Niente affatto. Magari questa era l’intenzione dei funzionari che curavano le programmazioni, ma il risultato (azzardiamo un termine importante) storico è stato ben diverso. E superiore, se ci è consentito. Noi crediamo che sia questo, più di ogni altro, l’aspetto da evidenziare, ossia che Remì, la signora Minù, Jeeg Robot, Lady Oscar, David Gnomo, il Grande Mazinga, Candy Candy, Devilman, l’Uomo Tigre, Goldrake, Don Chuck castoro, l’Ape Maia, Capitan Harlock e così via hanno rappresentato (e continuano a rappresentare a tutt’oggi), se non dei maestri di vita, certamente uno dei più inesauribili argomenti di conversazione e di confronto fra coloro che, sorpassati i trenta e a volte anche i quarant’anni, si ritrovano oggi a ripensare e a ricordare la propria infanzia o la propria adolescenza. Da soli o in compagnia, certamente. Senza i buonismi e le carinerie inutili di chi li vuol relegare solo e soltanto a “cose da bambini”, ma con la dignità da restituire a un’epoca, perché si tratta davvero della colonna sonora di una generazione… Non c’è altro che possa aggiungere. Per ora, almeno. Anzi, sì: qualcos’altro posso dire: “Pimpuru Pampuru Parimpampù”.

One Response

  1. Anna Maria 01/11/2016

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