CASINI E CENTRODESTRA: UN RITORNO DELL’UDC DOPO IL FALLIMENTO DEL CENTRO

di Matteo Boldrini

Casini e il centrodestra: un ritorno dell’Udc dopo il fallimento del centro

In questi giorni, a seguito dell’inizio della discussione parlamentare sulla legge elettorale, si è assistito a tutta una serie di riposizionamenti delle forze politiche all’interno delle coalizioni. Tutti i partiti minori, che siano in Parlamento o meno, sono costretti a fare i conti con le nuove soglie di sbarramento e  a decidere in base ad esse come e con chi presentarsi alle prossime elezioni.

Vale per tutti i piccoli partiti, da Sel, intrappolata in uno scontro tra la base ed il vertice che ne mette a rischio la stessa esistenza, alla Lega, ridotta ad un soggetto ormai marginale che paradossalmente, da quando ha ottenuto la presidenza di tutte e tre le regioni del Nord, ha visto calare notevolmente il proprio potenziale di ricatto verso Silvio Berlusconi. Tra tutti questi riposizionamenti, ha suscitato notevole scalpore quello di Pierferdinando Casini e del suo Udc che, dopo una vita passata pensando alla ricostruzione del centro, ha annunciato il suo ritorno tra le file del centrodestra. Questo annuncio ha sollevato tutta una serie di critiche sia verso il leader centrista, accusato di ipocrisia, sia verso Matteo Renzi, principale sostenitore di questa nuova legge elettorale e accusato di stare facendo il gioco del centrodestra, favorendone la ricompattazione quando ormai sembrava essere insanabilmente frammentato. Le cose sono come sempre ben più complesse.

foto ilmondo.it

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Prima di tutto sembra difficile che, con qualunque legge elettorale, il centrodestra si possa presentare diviso alle elezioni: i problemi di coabitazione delle sue diverse anime verrebbero sicuramente messi da parte in vista della prossima tornata elettorale. Certo questo discorso non vale per Casini, che si è sempre considerato un uomo di centro ed è ormai da tempo fuori dalla coalizione di destra. Tuttavia il rientro dell’esponente Udc nella coalizione di Silvio Berlusconi può essere visto come uno dei primi effetti positivi di questa nuova legge elettorale. Con le soglie di sbarramento così alte, il premio di maggioranza decisivo e la possibile eliminazione del Senato, la vita di qualunque terzo polo sembra farsi difficile, e ancor di più per coloro che hanno basato la loro forza su una posizione centrale all’interno dello spettro politico e sulla decisività per formare il governo. Il ritorno a destra di Casini quindi non è altro che un effetto della nuova meccanica bipolare, che dividerà lo spettro politico in due coalizioni in lotta per il governo. Casini, politico esperto ed astuto, si è accorto immediatamente di ciò, e si è anche accorto della diversità delle condizioni politiche generali rispetto alle passate elezioni: il Terzo Polo infatti soffre di continui problemi di coesione interna, ed è molto difficile che un partito centrista superi l’8% su nazionale; anche se lo facesse, in presenza di una coalizione in grado di governare, sarebbe costretto ad una opposizione marginale e obbligato ad accordi pre-elettorali, per poter contare qualcosa. è tutto sommato fisiologico, quindi, che Casini abbia scelto una coalizione di appartenenza che è di fatto quella più in linea con le sue convinzioni politiche,  nonostante che in tal modo incrementi le probabilità del centrodestra di vincere le elezioni.

Certo si poteva fare in tutta un’altra maniera cercando di tenere l’Udc fuori dal centrodestra, ma questo avrebbe significato proporzionalizzare la legge e aumentare il peso politico del centro, rendendo fondamentale, per la costituzione di un governo, la formazione di  coalizioni post-elettorali con i partiti del Terzo Polo. Così facendo però il Pd si sarebbe tirato la proverbiale zappa sui piedi: avrebbe messo in discussione la tenuta dell’alleanza a sinistra ancora di più di quanto non sia stato fatto fino ad ora, avrebbe consegnato le redini del governo ai centristi che, se non soddisfatti dell’andamento del governo, potrebbero uscirne per formare altre alleanze con altre formazioni politiche. Si tratta di un’eventualità che quasi certamente avrebbe conseguenze disastrose per il centrosinistra e che sarebbe meglio evitare. Quindi le critiche a Renzi su questo punto sono quanto mai pretestuose, specie quando vengono da coloro che si sono sempre battuti con forza per tenere l’Udc fuori dal centrosinistra. Casomai a Renzi si possono obiettare altre cose, come le soglie di sbarramento troppo generose per gli avversari ma molto difficili da superare per i propri possibili partner di governo.

Infine, lo stesso impegno impiegato per superare la questione elettorale, Renzi dovrebbe investirlo nel creare una coalizione valida e nel rinsaldare i rapporti con i possibili e probabili alleati, in particolare Sel, ma anche e soprattutto Scelta Civica, poiché seppur è vero che una legge elettorale maggioritaria debba dare la possibilità a chi prende più voti di governare, sarebbe molto imbarazzante per il nuovo segretario Pd, che ha sempre fatto della possibilità di vincere le elezioni il suo cavallo di battaglia, modificare la legge elettorale, per poi non risultare minimamente competitivo.

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