di Guendalina Carloni
Trascorrere una vacanza nella regione francese dei Paesi della Loira, magari in luglio o agosto, visitando i magnifici castelli che si adagiano lungo le sponde dell’omonimo fiume e dei suoi affluenti, può rivelarsi un’esperienza tutt’altro che scontata, proprio di questi tempi contraddistinti dalla tendenza generale a spingersi verso mete sempre più lontane e inusitate, spesso e volentieri accompagnata dell’incomprensibile sinallagma mentale che “lontano/esotico è (per forza) bello”. Intendiamoci, i mitici castelli attirano da sempre orde di estimatori venuti da ogni dove, che stipati in giganteschi torpedoni si riversano nella Valle della Loira desiderosi di ammirare questi gioielli del rinascimento francese.
Consiglio di esplorare la zona secondo la modalità che normalmente prediligo quando le condizioni del viaggio lo consentono, ovvero in automobile, in puro stile “on the road”, fermandosi a pernottare in una delle innumerevoli e romantiche chambres d’hôtes, (simili ai B&B inglesi, per intendersi) che potrete incontrare lungo il vostro cammino. Nel percorso non vi sfuggiranno i graziosi paesini con le case dai tetti spioventi color antracite, che come piccoli satelliti gravitano attorno ai celeberrimi castelli. Per i più pigri (o anche per i meno giovani), il viaggio organizzato in pullmann può costituire sempre una valida alternativa.
Non volendo sovraccaricare il lettore passando in rassegna tutti i castelli, impresa peraltro proibitiva, ne sceglierò quattro; immaginando di aver tra le mani il classico mazzo di carte francesi, estrarrò per voi i miei “quattro Assi”, attribuendo a ciascuno il proprio “seme”, ed evidenziando per ogni castello “la cosa che mi è piaciuta di più“, come sono soliti scrivere i bambini nei loro temi scolastici. Prometto di non infarcirvi con pedanti dettagli storici ma di lasciar parlare le emozioni, rievocare le impressioni, attraverso gli scampoli di memoria che mi riportano a quell’agosto del 2004.
Asso di cuori: Sua Maestosità il Castello di Chambord; verrete senz’altro colpiti dalla grandiosità e dalla beltà strafottente di questo mastodonte in pietra del sedicesimo secolo, voluto da Francesco I; spero di non apparire brutale nel segnalare al visitatore, ancora ammaliato da tale amena visione, che nel varcare la soglia il rischio di incorrere in una cocente delusione è più che concreto, un po’come quando ci lasciamo incantare dall’aspetto esteriore di una persona e ce ne innamoriamo. Effettivamente la ricchezza fiabesca dell’involucro esterno cede inaspettatamente il passo agli interni un po’ scialbi, dove gli unici dettagli degni di nota paiono essere l’elegante scala a doppia elica di influenze leonardesche e la camera reale. Niente paura, la delusione ha i minuti contati…salite sul tetto, e la prospettiva si ribalterà per incanto, confermando la prima impressione. Quassù potrete finalmente aggirarvi nella sorprendente foresta di guglie, pinnacoli, torri, campanili, comignoli e ammirare la sconfinata distesa di verde che circonda il castello, notoriamente popolata da varie specie di animali selvatici. Le cronache raccontano che nel corso del ‘700 il castello, offerto da Luigi XV al Maresciallo di Francia Maurizio di Sassonia, fece da insigne scenario alla tormentata storia d’amore tra quest’ultimo e l’attrice Adrienne Lecouvreur.
Asso di picche: il Castello di Chenonceau; la connotazione notoriamente negativa legata a questo “segnaccio” nulla ha a che vedere con l’estetica di questo splendido castello che, a parere di chi scrive, vanta tra tutti la fattezza più originale. L’imponente struttura si dispiega da una sponda all’altra dello Cher, affluente della Loira, poggiando la propria mole su una teoria di archi a tutto sesto che pare ricalcare la traiettoria tracciata dal lancio di un sasso che rimbalza sull’acqua. Finemente arredati gli ambienti interni, notevole l’austera galleria del piano terra con il pavimento a scacchiera, che durante la prima guerra mondiale fu utilizzata come ospedale. Ma vi è qualcosa di tetro che aleggia nel castello… Luisa di Lorena, moglie di Re Enrico III, ereditò la proprietà dalla suocera, Caterina de’ Medici. Durante la sua permanenza a Chenonceau le giunse la terribile notizia dell’assassinio del marito. A seguito dell’infausto evento la donna sprofondò in un baratro di depressione e solitudine, e si rinchiuse nei propri appartamenti portando per il resto della sua vita il lutto bianco (ovvero il lutto vedovile delle regine, da qui il soprannome di “regina bianca”). E in effetti un inquietante senso di oppressione e tristezza trasuda dalle pareti della camera da letto che Luisa fece dipingere di nero e decorare con simboli funebri bianco-argentati dalle svariate forme: piume, nastri, lacrime che paiono scorrere sulle travi a testimonianza della cupa desolazione che accompagnò la regina sino alla fine. Coloro che credono nei cosiddetti “residui emotivi”, forse avvertiranno un vago senso di morte che pervade tutto l’ambiente. State tranquilli, uscendo da quel lugubre covo di vibrazioni cristallizzate vi sentirete subito meglio!! Una passeggiata nei circostanti giardini di Caterina de’ Medici vi riconcilierà con la vita.
Asso di quadri: Azay-le-Rideau. Un gioiellino che sembra galleggiare sulle acque dell’Indre. Fu realizzato nella prima metà del sedicesimo secolo grazie a Gilles Berthelot, ricchissimo finanziere di Tours, tesoriere di Francia, e figlio di Martin Berthelot, maestro della camera dei denari di Luigi XI. Più Asso di quadri di così. Circondato da un incantevole giardino, Azay le Rideau è uno squisito esempio di architettura rinascimentale francese che trova espressione negli elementi del tetto, delle facciate quadrettate e delle torrette pensili, con le estremità appuntite che una mano invisibile pare afferrare nell’intento di sollevare il castello. Lo stile della favolosa e raffinata scalinata esterna a tre piani di logge è invece mutuato dall’esperienza rinascimentale italiana. Aggirarsi negli eleganti interni, finemente arredati, è quanto mai piacevole; di notevole bellezza la camera azzurra, così chiamata per il colore del rivestimento delle pareti, e la camera reale; immancabili i famosi letti a baldacchino squadrati; non passeranno infine inosservati i magnifici arazzi fiamminghi del ‘500-‘600. Insomma, Azay-le-Rideau vi attirerà come una pietra preziosa, non a caso fu definito da Honoré de Balzac “un diamante sfaccettato incastonato nell’Indre”.
Asso di fiori: il Castello di Villandry. Questo armonico edificio cinquecentesco di certo non raggiunge il livello dei “confratelli blasonati” appena descritti, ma in questo caso sono i meravigliosi giardini circostanti a rubare la scena e a regalarvi uno spettacolo indimenticabile. Villandry è un’esplosione colorata di fiori, alberi, frutti, verdura (!!), curata in modo assolutamente impeccabile. Dalla rosa al cavolfiore, dalla siepe alla zucca, le ritmiche geometrie dei giardini e degli orti che avvolgono il castello marchieranno a fuoco la vostra memoria. Indimenticabile il giardino decorativo diviso in due parti che potrete ammirare dalle finestre: nella prima i quattro riquadri raffigurano l’amor tenero, l’amor folle, l’amor tragico e l’amor passeggero, nella seconda è rappresentata la musica.
Jolly: il Castello di Ussé. Certo che dopo le quattro meraviglie, con Ussè si chiude un po’ in sordina. Realizzato nel XVII secolo, deve la sua notorietà alla favola della Bella Addormentata nel Bosco; lo scrittore Charles Perrault, vedendo il castello, lo identificò come l’autentica ambientazione del suo racconto più famoso. Per il piacere di grandi e piccini, l’interno è popolato da manichini vestiti in costume, a voler ricreare le atmosfere del castello incantato della “principessa” con i suoi celebri personaggi; un teatrino ad uso e consumo del turista di cui, sinceramente, si può anche fare a meno.
Se dopo le visite ai “quattro assi” vi avanza del tempo, impiegatelo piuttosto per rendere omaggio all’elegante Cheverny; all’originale Valençay; ad Amboise, dove riposano le spoglie di Leonardo da Vinci; a Blois, con i suoi splendidi interni; a Chaumont, dal caratteristico ponte levatoio. Un’ultima raccomandazione. Molti castelli offrono suggestivi spettacoli notturni, fatti di luci ed effetti speciali: agite di conseguenza.
E qui mi fermo, sperando di non avervi tediato oltre misura. Se siete tra coloro che pensano non sia necessario raggiungere l’altra parte del globo per vivere una memorabile vacanza, fateci un pensierino.




Articolo di piacevolissima lettura e obiettivo raggiunto: mi è venuta proprio voglia di andare a vederli! 🙂
E’ proprio vero…nel nome di un esotismo di tendenza, e non certo per conoscenza della loro cultura, ci dimentichiamo che non troppo lontano, nella cara, vecchia, Europa, ci sono delle meraviglie che non vanno proprio snobbate…
Quello che mi è rimasto più impresso è il castello di Chenoncheaux, forse per l’originalità del luogo e per la bellezza dei giardini nei dintorni. L’interno di Chambord non lo visitai (mi pare fosse giorno di chiusura), mi è piaciuto molto anche il castello di Blois e quello di Saumur, che ricorda maggiormente i castelli medievali. Per chi volesse fare un giro in Francia da quelle parti, consiglio anche di scendere un po’ più a sud e visitare la Francia Centrale: zona importante sia per la storia, la gastronomia e la natura…
Un altro bel castello è quello di Loches, dove Giovanna d’Arco incontrò il Delfino Carlo, invitandolo a farsi incoronare re.
Bellissimo articolo con descrizione dettagliata e minuziosa dei Castelli della Loira dalla quale emerge un’atmosfera fiabesca, immagino tipica di determinati contesti..
Complimenti Guendalina, io non ci sono mai stata, ma dal tuo racconto verrebbe voglia gia’ di partire ed andare a visitarli..
Sicuramente sono luoghi incantevoli…
Brava, ottimo articolo, mi piace l’idea dei quattro assi. Conosco molto bene la zona ed anche i suoi vini che aiutano a “mettere a fuoco” le bellezze dei castelli.
Nel 2004, mi sembra, nel castello di Chambord ci fu una mostra su Francesco I e il Rinascimento Italiano. Il re dopo la campagna d’Italia si riporto’ dietro non solo Leonardo ma anche tutto un nuovo modo di percepire l’arte in tutti i suoi aspetti e avrebbe cosi influenzato l’arte frencese a venire.
Articolo dalla lettura molto piacevole ed invitante, che riesce così bene a suggerire il fascino di queste autentiche ” demeures de charme “.
grazie davvero, siete troppo buoni!! 😀 La mia intenzione era quella di dare qualche pennellata qua e là, rovistando tra i miei ricordi e le mie sensazioni..
Riemergo dalla mia “full immersion” per dire che di rado si trovano pagine di viaggio così eleganti e invitanti. Ci ho colto delle sfumature consonanti con il José Saramago di “Viaggio in Portogallo”.
Solo la penna di una principessa poteva raccontare di fiabe e principesse con tanto garbo e delicatezza…
……ho bisogno di questi posti stupendi per vedere più rosa attorno a me….grazie!!!!!
b