di Nicola Pucci
Seguendo lo scorrere silenzioso del fiume Avisio ed inerpicandosi per i tornanti che salgono dal comune di Ora, si entra in Val di Fiemme e si scopre una perla: la città di Cavalese.
In questo spicchio di Trentino autentico dove l’accoglienza è un valore aggiunto; dove la gente ha tempra granitica forgiata dai venti e dalle nevi; dove la frescura dell’acqua delle fonti si miscela con l’incandescenza della grappa delle botti… ecco, da queste parti conviene venire di certo.
Ho frequentato questi luoghi per molti anni e il ricordo che ne conservo è impresso nella memoria con forza tale da non soccombere all’incedere del tempo che avanza. Si respira aria di legna, a Cavelese, che arda nei camini quando le temperature invernali si fanno rigide oppure giaccia al sole estivo di una stagione animata ma tranquilla. Sì, perchè Cavalese è bella d’estate per il clima piacevole e l’allegria turistica che ne invade la strade, è altresì affascinante quando cristalli di neve la ricoprono di un manto bianco che offre pace ai sensi.
Il Palazzo vescovile della Magnifica Comunità è l’esempio architettonico più interessante della città, con la facciata mirabilmente affrescata e la Torre Civica che la sorveglia dall’alto, così come la graziosa Pieve di Santa Maria Assunta è in posizione all’inizio del bellissimo parco, spazio verde perfetto all’ombra e al profumo dei tigli.
Per gli amanti dello shopping a Cavalese non mancano negozi alla moda e botteghe d’artigiani, così come qualche buon ristorante per gustare luganighe e speck di eccellente qualità, ma è l’attività agonistica che la fa da padrona in questa valle patria degli sport invernali. Qui i maratoneti del fondo ogni anno si danno appuntamento per la storica Marcialonga, che parte da Moena, raggiunge Canazei, ritorna alle “cascate” di Molina di Fiemme, taglia il traguardo nella piazza centrale di Cavalese.
C’è un palazzetto del ghiaccio per la locale squadra di hockey che ebbe buoni risultati negli anni Novanta, e dove il vostro scriba ci lasciò un gomito infranto, per poi puntare verso l’alto e lo spettacolare comprensorio del Cermis. Il nome evoca momenti tragici ed una maledetta funivia, a me piace pensare piuttosto che il pendio che sale è luogo magnifico se si ha voglia di ossigenare i polmoni e impreziosire la vista. Perchè quassù, ve lo garantisco, non rimarrà altro che ammirare quant’è bella la Val di Fiemme.

