di Alberto Giusti
Mercoledì il governo Monti ha presentato il DEF, documento di economia e finanza, e il PNR, piano nazionale di riforma, che verranno inviati a breve a Bruxelles per essere valutati dai tecnici della Commissione Europea.
Nei due documenti, che fanno parte del ciclo di programmazione economica europea venuto a costituirsi negli ultimi anni, modificato più e più volte “dalla Grecia in poi”, si fanno le stime di quanto il nostro paese crescerà (o decrescerà), si presumono le tendenze dell’economia e si dichiara come si intende rilanciare il sistema. Le previsioni, ahinoi, non sono delle più rosee. Ancora recessione nel 2012, ancora deficit per i conti dello stato per lo 0,5% nel 2013. Ma Monti rassicura: la crescita arriverà, nel 2013. Quando i giornalisti gli chiedono “e come?” la risposta più che attenuare i dubbi li rafforza. “Contrastare corruzione, lavoro nero ed evasione fiscale: siamo molto impegnati su questi fronti”. E una non meglio specificata “riforma della politica”. C’è da sentirsi male. Corruzione, lavoro nero, evasione fiscale? Tradotto significa solo regolamenti, Equitalia ed Equitalia. Giusto, certo, per diminuire le distorsioni del sistema, ma non sufficiente a ripartire. E una riforma della politica, fosse anche il piano magico preparato da AlfanoBersaniCasini, non ha riscontri sul piano economico.
Si potrebbe dire che, per fortuna, la parola poi passa a Corrado. Il ministro allo sviluppo economico Passera, un altro degli interrogativi italiani per cui uomini strapieni di soldi e con mai affermati interessi generali decidono un giorno di entrare in politica, ha il compito più agevole rispetto al collega Mario di parlare in concreto di ciò che si sta cercando di fare: accelerare l’apertura dei cantieri, medicina di Rooslveltiana memoria; tornare indietro sulle accise sulla benzina se arriveranno soldi dal recupero evasione; start-up di imprese innovative; fondi dalle banche contro il credit crunch e per sanare i debiti della pubblica amministrazione che mettono in difficoltà centinaia di aziende.
Ma dopo diversi mesi di governo Monti viene da chiedersi: possiamo ancora fidarci delle promesse di questo esecutivo, soprattutto in materia di crescita? Tra le parole di Passera si scorgono certamente delle soluzioni per far ripartire il paese, ma non si ha la certezza che i tempi necessari per i cittadini per non cadere ulteriormente nel baratro e quelli necessari al governo per realizzare il tutto siano sincronizzati. Di quali cantieri si sta parlando? Alta velocità e grandi stazioni che al momento trovano soprattutto problemi di ordine pubblico? Non certo il ponte di Messina, visto che per costruire quello servirebbe un’altra finanziaria. Le accise sulla benzina messe a inizio governo che scompaiono? Wow, fantastico, ma legarlo ai fondi recuperati dall’evasione, che dipendono da quanto lavora Equitalia, un po’ spaventa un po’ delude. Start-up di imprese innovative? Ma di quale innovazione stiamo parlando se le nostre università sono vicine a rimanere senza un euro per fare ricerca? L’innovazione non è un fiore selvatico, è una pianta che va innaffiata e curata per dare frutti, e si sa che ciò che manca in Italia per questo fine sono stati e rimangono i capitali. Un esempio: Volunia, il motore di ricerca creato in Italia presentato qualche mese fa come rivoluzionario, non se lo ricorda più nessuno. È stato costretto a selezionare un ristretto numero di utenti in prova perché per fare un’operazione del genere servono soldi per il personale, i server, l’energia. E qui arriviamo all’ultimo annuncio di Passera, la lotta al credit crunch.
L’inferno per le imprese italiane oggi, le PMI in particolare, sono le banche. Le banche che vogliono tutte le certezze e nessun rischio: il rischio è un “bene” a larga diffusione ma scarsamente attrattivo oggi. Le aziende, anche quelle con buoni fatturati, ordinativi a lungo termine, continuità di lavoro negli anni, faticano a pagare fornitori e dipendenti, perché esse stesse non riscuotono dai clienti. Le banche non anticipano niente e, se lo fanno, pretendono forti interessi sul credito, tali da assorbire ogni profitto, e sicurezze che pochi ormai possono offrire. Tutto ciò, nonostante poco tempo fa Mario Draghi, a capo della BCE, abbia diffuso nel sistema bancario una liquidità di dimensioni pazzesche, distribuendo centinaia di miliardi di euro, che dovevano servire sia a far comprare titoli di stato alle banche, sia a ridurre il credit crunch. Gli effetti sulle imprese e sui cittadini, per il momento, sono “non pervenuti”. E il pagamento da parte della PA dei debiti milionari in tutta Italia, già promesso, non è ancora avvenuto.
Il governo, se vuole effettivamente dare fiducia a chi fa impresa, deve agire sul sistema del credito in maniera più incisiva, costringendo le banche a voltare pagina. Visto che i nostri istituti di credito si vantavano di essere così sani di fronte ai titoli tossici americani, è venuto il momento di aprire i cordoni della borsa. Perché se i soldi non iniziano a uscire dalle banche, potrebbero non entrarci più.




Condivido in pieno la tua analisi Alberto: i problemi da tenere in considerazione sono però due, il primo è che Monti proviene proprio da quel settore lì, e non lo vedo molto plausibile come scenario un “uomo delle banche” che fa la guerra al sistema bancario, il secondo motivo, e ben più grave, è che le banche detengono il potere di rendere nulle le riforme fatte contro il loro interesse.
Faccio un semplice esempio: tempo fa il governo Monti approvò una legge che esentava sia il negoziante che il cliente dal pagare le commissioni bancarie per transazioni inferiori a 100 euro (norma che è stata poi ritirata e approvata di nuovo in tempi recenti). Le banche semplicemente hanno risposto tagliando il servizio bancomat: o il negoziante pagava un canone mensile stabilito in base alle transazioni (ovviamente più caro di prima) o era costretto a non poter più utilizzare tale strumento per i pagamenti, perdendo una bella fetta di clientela, visto che molte persone tra un po’ useranno il bancomat anche per andare a prendere un caffè al bar…
caro emiliano, i 2 problemi che mi poni sono reali. il sistema bancario si è sempre dimostrato abile ad aggirare normative scomode, e monti non è certo l’uomo che può dargli battaglia. ma per raggiungere i risultati che si è posto, credo, non potrà fare a meno di chiedere al sistema un ripensamento sulle restrizioni al credito. questo governo, o il prossimo, dovranno trovare il modo di distribuire alle imprese la liquidità arrivata dalla bce, che per ora è servita solo a comprare remunerativi titoli di stato.
non so dirti come, se con norme speciali, o con aiuti statali, ma andrà trovato il modo. pena, il proseguimento del fallimento di migliaia di imprese…