di Gianluca Bonazzi
Cultura o pane?
Questa domanda, posta con consapevole malizia anni fa, e che riecheggia in questi anni di crisi economica, mi risuona nel cuore a fronte di una scelta coraggiosa operata recentemente in Val Ceno.
La Val Ceno, situata in provincia di Parma, solcata dal fiume omonimo, affluente del Taro che sfocia nel Po, è un paesaggio arioso a parte di piccoli mondi incastonati ad arte, scrigno di antiche storie da conoscere. I suoi paesi sono ancora piccoli paesi, anche se in alcuni di essi c’è la tendenza inspiegabile a volersi sentire città. In uno di questi, Varsi, in posizione alto-collinare e alle falde del Monte Dosso, è stata inaugurata una piccola ma energica biblioteca, intitolata a María del Carmen Díaz, esemplare cittadina proveniente dal Sud del Mondo, italiana da anni, morta prematuramente mesi fa.
È un piccolo capolavoro intessuto d’amore tra le persone, di queste con la cultura e con le cose. Il deus ex machina di tale intimo luogo è stato Flavio Nespi, nativo dello stesso paese più di mezzo secolo fa e poi trasferitosi a Milano per inseguire il benessere economico, in anni in cui si poteva ancora parlare di sogni.
Ora che le città, soprattutto quelle grandi, stanno scoppiando dei mali evidenti causati dal progresso che non sa far altro che correre, lui, artigiano in proprio, qualche mese fa è ritornato alla sorgente della sua vita, al bel paese natio e (quasi) selvaggio, alla sua Varsi, alla sua gente. È diventato assessore, ma non per scendere nel campo della politica, ma con lo spirito di servizio. Si è messo in azione.
In una piccola stanza, dove nessuno ci avrebbe visto qualcosa, lui ha visto una biblioteca. Così ha cominciato a spargere la voce, chiedendo libere donazioni di libri. Poi ha pensato quali materiali di scarto poter usare per riadattarli allo scopo: così è nata la scrivania ricavata da un bancale, il tavolo al centro, da un grande rotolo di fili, come quelli usati dagli operai ferroviari, un altro scaffale girevole e quelli fissi, tutto proveniente dal riciclo.
Ha avuto l’idea da un suo luogo interiore, dove nasce il disagio per i tempi imbelli attuali; ha sentito l’esigenza di dare una risposta urgente e quindi ne è nato l’atto creativo, e alla fine un gesto poetico.
Poesia, dal greco poiesis, significa “creare”. Quanti politici potrebbero prendere esempio da lui? Lui ha espresso contenuto con l’azione vera, e non tanto forma con parole vuote.
Questa azione di verità, sia in superficie che nel profondo, è stata talmente ben capita dalla comunità, che l’inaugurazione è stata coronata dall’affluenza di pubblico. Lo conferma pure il fatto che la biblioteca sembra proprio aver preso buona vita.
Quindi, ritornando alla domanda iniziale, si può dire che la cultura serve per arrivare al pane e il pane serve per arrivare alla cultura. Nel contesto del tempo circolare dell’uomo contadino antico, si poteva dire che il pane è cultura. Nel contesto del tempo lineare dell’uomo postindustriale moderno, bisogna contrapporre sempre le cose, per costringere i consumatori a una non libera scelta.
Ritornando alla biblioteca, infine, riporto le parole di Gianni Rodari, quanto mai attuali oggi:
«A chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione, a chi ha fiducia nella creatività infantile, a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola. “Tutti gli usi della parola a tutti” – mi sembra un bel motto, dal bel suono democratico. Non perché siano tutti artisti, ma perché nessuno sia schiavo.»
(Gianni Rodari, Grammatica della fantasia, 1973, Einaudi)
Anch’io esprimo ora parole di servizio, per tale gentile ‘creatura’, sperando di poter portare il mio contributo di “ravanatore poetico“.
Se chiunque farà la sua parte, di persona consapevole e appassionata alla vita, la crisi economica farà meno paura e costituirà invece propizia occasione per riscoprire se stessi nell’altro.
Il pane serve, ovvio, ma se non si ha cultura lo si crea con farine scadenti.
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(foto tratte dalla pagina Facebook della Biblioteca Comunale di Varsi – quelle degli interni – e fornite da Flavio Nespi, Assessore alla Cultura del Comune di Varsi – quella del paese)



