DA GIOVANNA D’ARCO A EVA BRAUN, BIOGRAFIA DI DONNE VITTIME DELLA STORIA

di Nicola Pucci

L’emancipazione della donna è un fatto acquisito, oggi che volgiamo lo sguardo all’alba del nuovo millennio. Ma la storia ha consegnato all’immortalità alcune di loro, vittime delle circostanze e del fatto, giustappunto, di essere donne. Ricordare la biografia di queste sfortunate eroine non è mai abbastanza, un atto dovuto per quel che è stato tolto loro.

Eva Braun e Adolf Hitler - da bergamopost.it

Eva Braun e Adolf Hitler – da bergamopost.it

GIOVANNA D’ARCO (1412-1431). La pulzella di Orleans, ispirata da Dio, combattè nel 1429 a fianco del Delfino Carlo, comandando l’esercito francese contro gli inglesi, lei contadinella che non sapeva cavalcare e non conosceva l’arte della guerra. Conquistò Orleans e vide Carlo incoronato re nella cattedrale di Reims, come Dio le aveva annunciato, tentò poi di strappare Parigi ai Borgognoni alleati degli inglesi ma la “Santa guerriera“, stavolta abbandonata da Carlo, fu sconfitta, catturata, interrogata, processata ed infine condannata al rogo come eretica. La mattina del 30 maggio 1431, nella piazza di Rouen, la pira bruciò le sue carni ma sarà lo stesso Carlo VII, qualche anno dopo, e poi Papa Callisto III nel 1456 ad annullarne il processo e riabilitarne il nome. Oggi è la Santa più venerata dai francesi.

ANNA BOLENA (1501-1536). Sensuale, intelligente, spregiudicata, fu spinta dal padre Thomas a coltivare sogni di grandezza. In gioventù fu damigella alla corte di Inghilterra, andò in Francia da Francesco I e tra le stanze dei castelli della Loira imparò l’audacia tra le lenzuola. Tornata in patria, fu la prescelta del re, Enrico VIII, che per lei ripudiò la moglie Caterina di Aragona e divorziò scismando con la Chiesa di Roma. Ma… madre natura non l’assecondò, il menage di coppia funzionò fin quando il grembo della fanciulla, fertile ma non come i desideri del consorte, si rifiutò di partorire l’erede maschio. E Anna, accusata di adulterio e cospirazione, ci lasciò la testa.

MARIA ANTONIETTA (1755-1793). Enigmatica e controversa, eccentrica e frivola, regale e dignitosa. Insomma, la giovane “Antoinette“, che visse un’infanzia felice alla corte di Vienna per poi piegarsi alla ragion di Stato, promessa e infelice sposa dell’erede al trono di Francia, Luigi XVI il pio, divenne regina diciannovenne e la sua vita conobbe una svolta. Si trovò sola in un magma di sospetti e intrighi, invisa all’aristocrazia perchè austriaca, detestata dalla borghesia per la sua sovranità assoluta, contestata dal popolo per gli eccessi. “Cosa chiede il popolo? Pane? E voi dategli brioches“… frase mai pronuciata, ma che sintetizza perfettamente quel che il destino le aveva riservato: era tempo di rivoluzione, quella francese, che spazzò via la monarchia e mandò al patibolo prima il consorte, poi la stessa Maria qualche mese dopo. Donna sensibile, madre premurosa, nobilitò la sua morte con una dignità da vera regina.

Mata Hari - da queerblog.it

Mata Hari – da queerblog.it

MATA HARI (1876-1917). Il suo nome in lingua malese significava “occhio dell’alba” ma nell’immaginario popolare sarebbe assurto a simbolo dello spionaggio coniugato al peccato. Falso. Margaretha Geertruda Zelle, perchè in realtà così si chiamava, lei olandese di famiglia agiata, conobbe e coltivò ogni forma di eccesso. Bella lo ora fin troppo tanto da diventare danzatrice di fama internazionale ma le aberrazioni della prima guerra mondiale la travolsero ben oltre i propri demeriti. La Francia, paese che ne adottò l’audacia artistica, era in ginocchio, prostrata nel morale e demolita nel fisico dalla carneficina di Verdun; l’opinione pubblica in subbuglio aveva bisogno di trarre nuovo vigore e in pasto le fu data lei, la seducente ballerina, colpevole di aver tradito importanti segreti militari. Non fu agente segreto, no davvero, ma si accompagnò con le persone sbagliate, francesi e tedeschi in conflitto, qualche parola di troppo le fu fatale e la mattina del 15 ottobre, nella piazza d’armi del forte di Vincennes a Parigi, comparve davanti al plotone d’esecuzione. E fu la fine.

EVA BRAUN (1912-1945). Non ebbe ruoli di rilievo, l’ingenua ragazza bavarese. Ma sventura volle che diventasse amante prima, moglie poi per poche ore dell’uomo sbagliato, Adolf Hitler. Conobbe il futuro cancelliere del Raich nel 1929 ma non ne rimase granchè impressionata, lo incontrò di nuovo in piena rampa di lancio nel 1932 e l’amore, che assumerà contorni grotteschi, infine sbocciò. Qualche tentativo di suicidio andato a vuoto, un’esistenza spesa tra feste al Berghof e lunghi periodi di solitudine, poi la guerra, infine il suicidio col novello sposo il Fuhrer, questo sì vero e andato a buon fine, nel bunker berlinese, il 30 aprile 1945, con l’Armata Rossa sovietica ormai alle porte. Che Dio abbia pietà della sua anima e la perdoni per la scelta infelice. Dimenticavo, corre voce che Eva potesse essere ebrea…

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