di Giacomo Parretti
Lunedì 30 luglio 2012 ero in quel di Cattolica, vicino Rimini. Beh, ovviamente l’evento non era certo la mia presenza, quanto quella di una delle migliori band al mondo, pronta ad esibirsi davanti ai fan, come faccio anch’io con la mia. Sto parlando dei TOTO, una band storica, nata nel 1976 in California.
Definiti da Eddie Van Halen (non uno a caso) “collettivamente i migliori musicisti del pianeta”, i Toto sono capaci di abbinare progressive rock e hard rock con generi di tutt’altra natura come pop, soul, funk, jazz. Celebri soprattutto per i brani “Africa” e “Hold the line” (ma non solo) sono ancora capaci di scaturire nel pubblico emozioni indescrivibili.
Questo articolo non nasce però, come una sorta di elogio o pubblicità ai Toto (non ne hanno certo bisogno), ma con lo scopo di porre ai lettori una domanda che mi sovviene: “Perché in Italia ad una band così non viene data la giusta considerazione?” Nel nostro bel paese quando si parla di musica, in particolar modo di rock, si crea una sorta di muro, di barriera, come se nessuno volesse approfondire. All’affermazione: “Vado a vedere i Toto live” ho più volte ricevuto una risposta simile a: “Chi? Toto Cutugno?”… Sia chiaro il rispetto che nutro nei confronti di Cutugno, ma qui siamo su un altro pianeta.
Potrei parlare anche dei “Lacuna Coil”, la loro musica è famosa in tutto il mondo, spesso prima in classifica in America e nel resto d’Europa (in Germania in particolar modo). Però loro sono italiani. Quando si parla di rock in Italia la nostra mente va subito a Vasco, Ligabue, Litfiba, Negramaro, Negrita… Ed è giusto che sia così, tanto di cappello, intendiamoci. Ma non lo è quando ci fermiamo a questi artisti pensando che sia finita lì.
Perché avviene questo? Colpa delle radio? Della mancanza di riviste specializzate? Oppure è una questione di coraggio? Sì di coraggio… perché ne serve per organizzare concerti di artisti che arrivano dall’estero senza essere già super famosi in Italia, ne serve per far girare alcuni brani in radio, e ne serve anche per uscire dal coro e ascoltare brani e artisti “non alla moda”.
I motivi possono essere molti e tutti rientrano in un’unica sfera: molti brani, band, cantanti, in Italia non arrivano perché mancano dei canali informativi. È vero che Internet abbatte ogni tipo di barriera e mette chiunque in condizione di essere informato su qualsiasi cosa, ma è altresì vero che senza delle linee guida, il tutto diventa molto dispersivo.
La realtà è una sola, ci stiamo perdendo dei pezzi d’arte inimmaginabili. Ci stiamo perdendo emozioni enormi. Facendo in modo che nello stivale giri sempre la stessa musica, degli stessi artisti, si crea un impoverimento della cultura musicale, e di conseguenza un abbassamento dell’originalità nel mondo della musica inedita. Infatti, se un artista non famoso vuol proporre la sua musica e tentare il “colpaccio” ha un solo modo per farlo: partecipare ad un talent show. Se non si entra in questi circuiti, si riducono drasticamente le possibilità di poter far conoscere la propria musica. Senza questo canale, i musicisti sono costretti ad una tristissima pagina di “my space” e a cercare di fare qualche concerto in un piccolo locale, dove il proprietario puntualmente se ne esce con le frasi del tipo: “come retribuzione ti do un panino e una birra” e “mi raccomando porta più gente possibile”. Certo, non solo si ha il coraggio di proporre e scrivere musica nuova, non solo si suona gratis (svolgendo un servizio per un locale a tutti gli effetti), ma bisogna anche raccomandarsi agli amici per fare in modo che vengano a consumare bevute nel locale dove ci si esibisce.
In questo momento mi viene in mente una t-shirt che ho visto appesa all’esterno di un negozio di souvenir, con su scritto: “MA ANCHE NO!”. Ecco, è la risposta adatta a tutto questo. Ci manca solo che vengano chiesti soldi per esibirsi, anzi no, ora che ci penso non manca affatto. Sì, perché succede puntualmente al nord che alcuni esercenti chiedano una cifra per l’affitto del proprio locale, lasciando le chiavi in mano alla band per una sera, la quale oltre ovviamente che suonare, dovrà organizzarsi nel gestire un’intera attività.
Manca coraggio. Il coraggio di proporre novità. Lo stesso avuto anni fa dai Toto nell’abbinare generi diametralmente opposti che – anche se in Italia sono dimenticati dai media – ha portato loro 35 anni di carriera (non ancora conclusa) e più di 30 milioni di dischi venduti.
Considero l’Italia il più bel paese al mondo, non solo sotto l’aspetto paesaggistico ma anche sotto quello culturale. Mi chiedo se sia possibile che questo paradiso sia costantemente abbinato a tormentoni estivi e cine-panettoni.



