di Emiliano Morozzi
All’alba del 1° Settembre 1939, le truppe della Wehrmacht varcano i confini della Polonia, dando il via alla progettata invasione e a quel sanguinoso conflitto durato quasi sei anni che diverrà tristemente noto come “Seconda Guerra Mondiale“. Un conflitto che appariva inevitabile a un attento lettore del “Mein Kampf“, il piano politico di Hitler, ma che le potenze occidentali cercarono in tutti i modi di evitare, sacrificando sull’altare della pace una nazione allora florida economicamente e solida militarmente come la Cecoslovacchia.
Danzica fu solo il pretesto, perché in realtà il folle piano di Hitler prevedeva una massiccia espansione del Reich tedesco ad Est, per conquistare le risorse agricole e minerarie di quelle regioni, ridurne le popolazioni in schiavitù, sfruttandole nell’industria bellica e insediare al loro posto cittadini “autenticamente tedeschi” o comunque “germanizzati“. Tutto ciò non poteva essere fatto senza distruggere intere nazioni e i rispettivi popoli, e nonostante il timore che incuteva la potenza militare della risorta Germania, prima o poi qualcuno avrebbe trovato la forza, o l’incoscienza, per opporsi a questo tentativo.
La politica estera nazista era stata fin da subito aggressiva, dimostrando il proprio sprezzo nei confronti dei trattati e delle regole della diplomazia (non fu un caso se le invasioni di Polonia, Olanda, Belgio, Unione Sovietica avvennero senza una previa dichiarazione di guerra). Hitler aveva ristabilito la coscrizione obbligatoria, aveva rioccupato militarmente la Renania nel 1936 e nello stesso anno, in via ufficiosa, aveva spedito un vero e proprio contingente di aerei, uomini e mezzi corazzati in Spagna, la famigerata “Legione Condor” in Spagna per aiutare le truppe fasciste di Franco. In Austria, Hitler prima tolse di mezzo il cancelliere Dollfuss nel 1934 al termine di un fallito colpo di stato e nel 1938 tornò alla carica, con il beneplacito dell’Italia e il timoroso silenzio di Francia e Inghilterra, annettendo al Reich l’Austria, prima con una incruenta invasione e poi con un referendum farsa (anche se va detto che una larga parte della popolazione era favorevole all’Anschluss). La volontà espansionistica di Hitler non si fermò: pochi mesi dopo, richiese l’annessione alla Germania dei territori cecoslovacchi a maggioranza tedesca, i Sudeti, ma stavolta la Cecoslovacchia non era disposta a cedere quei territori che costituivano una formidabile barriera di difesa naturale contro l’invasione tedesca e nei quali si trovavano le principali industrie del paese, come la Skoda, all’epoca industria d’avanguardia nella costruzione dei carri armati. Il dittatore tedesco minacciò l’invasione militare e di fronte al timore di una nuova guerra, Francia e Inghilterra fecero pressione sulla Cecoslovacchia perchè assecondasse le richieste di Hitler. La conferenza di Monaco, all’epoca glorificata perchè aveva salvato la pace in Europa, si rivelò per gli Alleati inutile sul piano diplomatico: Hitler, che all’epoca promise di non avanzare ulteriori richieste, sottomise qualche mese dopo il resto della Cecoslovacchia, occupò il porto lituano di Memel e cominciò a fare pressione sulla Polonia per annettere Danzica. Sul piano morale, la conferenza di Monaco rappresentò la vergognosa sottomissione delle potenze occidentali, che per paura di una guerra sul proprio suolo, non esitarono a fare della Cecoslovacchia (che non fu neppure chiamata in causa) l’agnello sacrificale da dare in pasto al lupo nazista. Tutto questo non bastò a saziare la sete di “spazio vitale” del dittatore nazista, e Danzica fu la scintilla che fece scoppiare la guerra: quando Francia e Inghilterra si resero conto che la politica dell’appeasement sancita a Monaco non avrebbe frenato l’espansionismo della Germania, decisero di proteggere la Polonia, firmando con essa un accordo che le avrebbe obbligate a scendere in guerra se la Germania avesse attaccato una delle tre nazioni.
Hitler cominciò ad avanzare richieste su Danzica convinto che le potenze occidentali alla fine avrebbero ceduto ma nel frattempo preparò anche la propria macchina bellica all’invasione dell’intero stato polacco, ma stavolta si scontrò con la ferma opposizione della Polonia, che non cedette di un metro alle richieste tedesche. L’annessione di Danzica al Reich tedesco aveva anche fondamento nel fatto che la maggioranza della popolazione era tedesca e favorevole all’ingresso nel Reich (la città tra l’altro era governata da esponenti filonazisti) ma la costruzione di un’autostrada e di una ferrovia per collegare la Germania alla Prussia Orientale e agli importanti porti di Danzica e Konigsberg (l’odierna Kaliningrad, enclave russa in territorio polacco) rappresentavano agli occhi dei polacchi la chiusura del proprio piccolo sbocco sul mare. Confidando nell’appoggio non solo diplomatico ma anche materiale delle potenze occidentali, i polacchi resistettero così a tutte le pressioni di Hitler, respingendo l’ultimatum e trovandosi di fronte alla dichiarazione di guerra tedesca quando le truppe della Wehrmacht erano già entrate in territorio polacco.
Tre settimane di guerra, un mese circa per annientare le ultime sacche di resistenza: tanto durò la campagna di Polonia, che si avviò verso la fine quando le truppe sovietiche attaccarono da est (secondo quanto era stabilito nelle clausole segrete del patto Molotov – Ribbentrop) il paese, stringendo tra due fuochi le truppe polacche. Una dimostrazione di potenza da parte della Germania, una dimostrazione di impotenza da parte delle truppe alleate, che di fatto lasciarono la Polonia al proprio destino e rimasero trincerate nelle proprie posizioni, aspettando la prossima mossa del Fuhrer.
Per finire, due righe sul patto Molotov – Ribbentrop: come nel caso della conferenza di Monaco, un trattato diplomatico inutile nel lungo periodo (anche se permise ai tedeschi di evitare la guerra su due fronti e di continuare ad approvvigionarsi dall’Urss di grano, acciaio e petrolio) e che fu mal digerito da tutti quei sinceri antifascisti che tutto ad un tratto si trovarono a dover fare patti col diavolo, nonostante tutte le giustificazioni ufficiali che i dirigenti dei partiti comunisti vollero dare a questo trattato.



