DIEGO ARMANDO MARADONA, MANO E PIEDI DE DIOS

di Francesco Gori

Diego Armando Maradona, El Pibe de Oro, nasce il 30 ottobre del 1960 in quel di Lanús, Argentina. Il suo sinistro fatato ha deliziato le platee degli stadi negli anni Ottanta, trascinando come pochi altri la sua nazionale e il club al quale ancora oggi è associato, il Napoli, ai vertici del calcio.

Diego Armando Maradona ai tempi del Napoli – napolicalciolive.com

Si è spesso dibattuto su chi sia stato il più grande calciatore di tutti i tempi. Abbiamo parlato di Pelè, ma come dimenticare mostri sacri del calibro di Alfredo Di Stefano, Johann Cruijff, Michel Platini, e non ultimo Lionel Messi? E lui, Dieguito, forse davvero il più grande in assoluto. Per un fisico non certo dei più prestanti, per il suo mancino indimenticabile – e si sa, i mancini in ogni sport hanno qualcosa in più per natura -, per lo stile di vita burrascoso (le note vicende di cocaina, donne e figli extraconiugali) che hanno fatto da contrasto con la sua vita da atleta, senza per questo segnarla, come accaduto per molti altri. Ma lui non era un “altro”, un uomo comune, era un marziano capace di palleggiare con le arance, di sedurre compagni e tifosi nella sua aura di eccezionalità. Mentre Pelè – colui che più degli altri viene messo in competizione per il ruolo di “numero 1 del calcio” col genio argentino – ha giocato in uno sport con ritmi ancora lenti, ed esclusivamente in Brasile (seppur abbia fatto sfracelli per un quindicennio con il dream team verdeoro), Diego Armando è stato il dominatore di un calcio in evoluzione, avviato alla rivoluzione “tutto fisico e velocità” degli anni successivi. È stato capace di vincere due scudetti con una squadra di seconda fascia, mai così forte nella sua storia, unica vera avversaria del grande Milan di quei tempi. Generazioni passate che lo hanno visto dal vivo, generazioni future che possono ammirarlo su youtube: chi mai dimenticherà le sue magie con la maglia azzurra?

Ha fatto discutere, Diego Armando Maradona: nel 1986 nei quarti del mondiale casalingo (poi vinto) contro l’Inghilterra ha segnato (link) con la Mano de Dios, salvo poi raddoppiare col gol del secolo;[youtube height=”HEIGHT” width=”WIDTH”]PLACE_http://www.youtube.com/watch?v=A342z5IvgxU&NR=1&feature=fvwp[/youtube]

è stato esaltato al San Paolo nel 1990, il “suo” stadio, in occasione della semifinale con l’Italia di Vicini, chiusa con una vittoria ai rigori; è stato massacrato dai media quando trovato positivo all’antidoping, nel 1991 prima, e nella momentanea rinascita del suo quarto mondiale nel 1994 poi, quello che ne ha decretato la fine della carriera calcistica. In mezzo un purgatorio di squadre come il Barcellona, il Siviglia, il Boca Juniors. In ogni maglia indossata ha lasciato il suo profumo di classe, e qualunque tifoso di una squadra di esse può vantarsi a giusto merito di aver visto e tifato Diego Armando Maradona. Non uno qualunque.

Ecco chi era Diego Armando Maradona: un artista del pallone, dall’estro infinito e dal carattere unico, dallo stile di vita disordinato e ribelle, eppur vincente, l’uomo da mano ma soprattutto piedi di Dio. Era il Jackson Pollock, il Charles Bukowski, il bohémien scapigliato del calcio.

Il genio assoluto, nel bene, e nel male.

2 Comments

  1. S. P. 30/10/2012
  2. Francesco 31/10/2012

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