Dove parcheggiano i casellanti? Il lavoro ad un casello autostradale

Ci sono domande esistenziali a cui non sappiamo davvero rispondere e, uno dei dubbi amletici che attanaglia la nostra vita, è senza dubbio: “Dove parcheggiano i casellanti, quelli che lavorano ad un casello autostradale?”. 🙂

Dalla simpatica pagina fb “Commenti Memorabili”

La risposta a questa domanda “vitale”, che posso dare in quanto lavoratore del settore per molti anni, è molto semplice: accanto ad ogni casello autostradale c’è un parcheggio dedicato ai dipendenti che, dalla cabina di lavoro, è raggiungibile attraverso un tunnel di sicurezza. Nessun segreto di Pulcinella, è tutto ben visibile quando passiamo con l’auto dai caselli, solo che spesso il traffico, lo stress, i pensieri della quotidianità ci impediscono di vedere dove siamo, per poi domandarci all’improvviso, nel vuoto di una giornata: “Ma i casellanti dove parcheggiano?!?!”

Domanda tra l’altro che spesso le persone mi hanno fatto direttamente durante il turno lavorativo, attanagliate da questa strana curiosità, non così singolare come si può pensare. Molte sono anche interessate a sapere quanto si guadagna – questione che però è prettamente interna alle aziende di settore e rimanda ai contratti di lavoro -, o quanto lavora: sono turni classici di otto ore (6-14/14-22/22-06), scanditi nell’arco delle 24 0re, ed anche in questo caso c’è un contratto di lavoro a stabilire nello specifico le condizioni.

Il casellante, nel settore viene meglio definito come esattore, ovvero una persona incaricata alla riscossione (in questo caso) di un pedaggio autostradale.

Scopriamo allora altre curiosità sul lavoro autostradale.

Saluta il casellante, una figura immortale

Dietro alla domanda iniziale Dove parcheggiano i casellanti si cela, come ho notato anche in questi lunghi anni dentro e fuori dal gabbiotto, un grande interesse per un lavoro insolito, un po’ robotico quanto misterioso, e ambiguo come i caratteristici personaggi che lo interpretano.

Sul web si possono trovare infatti tanti meme e video sul casellante, una figura che agli occhi dei più suscita curiosità per le sue peculiari caratteristiche, e adesso anche simbolo immortale di un mondo che se ne sta andando, sempre più dominato dalla robotica, che presto sostituirà completamente lavoratori di questo tipo, già in estinzione.

Continuo volutamente a chiamarlo casellante, in quanto è questo il nome col quale viene chiamato in gergo il “guardiano” autostradale, rispetto alla definizione più tecnica di esattore, citata in precedenza. Ed è anche la parola che dà il titolo al libro che ho scritto sull’argomento, che svela molti segreti su questa figura lavorativa: Saluta il casellante.

Ecco un podcast che racconta in modo simpatico e in modalità radiofonica quella che è un’ironica raccolta di aneddoti che descrive, in tutte le sue sfumature, la rapida quanto significativa interazione tra il casellante e la persona di passaggio (automobilista, camionista o altro) che avviene in una comune stazione autostradale.

Clicca il tasto PLAY qui sotto per ascoltare.

Insomma, chi è il casellante? Cosa vede dalla sua tana, il casello? Chi sono gli automobilisti che passano ogni giorno e quanto costa, in termini non solo monetari, quell’incontro fulmineo, necessario per il pagamento del pedaggio?

Saluta il casellante racconta i centinaia di incontri avvenuti attraverso l’occhio di chi scrive, e mette in luce caratteristiche, abitudini e stranezze dei personaggi incrociati durante i turni di lavoro, seguendo tre elementi identificativi: il mezzo del conducente, il suo aspetto fisico, e l’eventuale frase o parola pronunciata.

Copertina del libro (clicca l’immagine per più info)

Il racconto entra nel vivo partendo dai PERSONAGGI che animano la scena di una stazione autostradale. Una folta schiera che parte dall’operaio, passando dagli uomini d’affari, i camionisti, i tassisti, i vip, gli animali, i colleghi di casello, la polizia e il capo.

La seconda parte è OGGETTI E NON SOLO. Qui si prendono in considerazione gli oggetti protagonisti delle dinamiche autostradali: i mezzi, il vetro, la mano, la tv, il biglietto, il cellulare, la sigaretta, il clacson, la musica, i soldi. E lo stesso casellante, paragonato ad una “cosa”.

Terza parte dedicata alle tipiche SITUAZIONI: richiesta della ricevuta, smarrimento di portafoglio/biglietto, banconote false, il cosiddetto “Effetto pecora”, la diatriba del saluto che mette in contrasto utente e casellante, la nevrosi, lo sciopero, le domande “top”, le situazioni hot, ed incidenti di percorso di varia natura.

Infine le pagine finali, dal titolo FILOSOFIA AL CASELLO, che riportano pensieri e considerazioni varie, sempre sul filo della battuta.

Ecco anche l’introduzione del libro dedicato alla figura del casellante, e alle caratteristiche del suo lavoro.

Una specie protetta in via d’estinzione, quella del casellante. Una professione ormai sovrastata dalla tecnologia, ma destinata a sopravvivere nel tempo, seppur in piccole dosi. Come l’ingrediente segreto per una torta buonissima, così è il guardiano del casello nel panorama autostradale per la semplice, quanto fondamentale, funzione che svolge.

Ma chi è il casellante? Una figura apparentemente banale, che in realtà suscita curiosità nell’immaginario sociale. Cosa vede dalla sua tana? Chi sono gli automobilisti, i camionisti, tutti i cosiddetti utenti che passano ogni giorno, e quanto costa, in termini non solo monetari, quell’incontro fulmineo, necessario per il pagamento del pedaggio?

Lunghe giornate passate dentro un casottino, che chiunque abbia calcato l’autostrada almeno una volta, ha avuto il dispiacere economico di incontrare: queste righe sono il frutto di quest’albero di lavoro, conclusosi dopo il passaggio in un altro reparto dell’azienda concessionaria. Sono il resoconto di centinaia di interazioni istantanee, di azioni e sguardi – ammiccanti, minacciosi o assenti – che si sono incrociati continuamente con il mio per pochi secondi. Una raccolta di aneddoti, nata dalla voglia di raccontare episodi e incontri originali – e imprimerli su carta -, insieme a quella di descrivere nei dettagli abitudini e stranezze di ogni personaggio che mi è capitato a tiro. Casello come campione della società: mille persone al giorno per farsi un’idea sul mondo e i suoi abitanti. Una lente di ingrandimento un po’ appannata dallo smog, ma pur sempre uno strumento importante per analizzare l’universo umano, non solo quello autostradale. Magari ridendo della squadratura dei cristalli dell’atomo-uomo.

Mi piace osservare la gente, e la gabbia all’uscita dell’autostrada è sempre stata perfetta per amplificare questo mio “vizio”. A volte mi rendo conto, per strada, mentre sono in coda al supermercato o a sorseggiare una birra al pub, di avere la tendenza a scavare nelle persone, immagazzinando il loro aspetto fisico da capo a piedi, il modo di vestire, quello di muoversi e comportarsi. Matteo, l’Alessio Boni del film “La meglio gioventù”, in una scena dice di saper guardare dentro l’anima delle persone. Ci provo anch’io, e ci ho provato durante e dopo lo svolgimento del mio compito su strada. Sarà che, come diceva Charles Bukowski, “La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto”. Certo è che, se questo sbirciare vizio si vuol chiamare, in un complesso autostradale trova la sua apoteosi, vista la possibilità di interagire con migliaia di figure diverse lungo un turno lavorativo di otto ore.

I vari capitoli sono un tentativo di mettere a nudo i segreti della gente comune, le consuetudini, le manie e le perversioni, perché quello del “casellante” (o preferite la definizione più tecnica di esattore?) è un tipo di lavoro che, – seppur infangato nelle sabbie mobili della monotonia – se svolto con curiosità, permette di cogliere aspetti interessanti. Proprio grazie alla sua staticità. Non è come osservare le persone sul marciapiede, in ufficio, in un grande magazzino o a una qualunque festa. In questo caso, i vari individui hanno già abbandonato il loro habitat naturale per confondersi tra la massa, costretti ad atteggiamenti di contegno, per la presenza di altri. Usando un linguaggio sociologico, quell’atteggiamento di “ribalta”: un po’ come indossare una maschera per calcare un palcoscenico, costretti a recitare una parte che non è lo specchio della propria personalità, ma solo un modo di agire diverso (e spesso necessario) da quello abituale che si ha nel proprio luogo di “retroscena”. E in questo retroscena, dal mio punto di vista includo non solo la casa – luogo in cui per eccellenza ognuno può dare libero sfogo a ogni parte di sé -, ma anche la macchina, quella scatola che ci consente di spostarci quotidianamente da un posto all’altro. Nelle loro auto, le persone si sentono infatti come nella propria abitazione, un “luogo” dove tutto è permesso, e dove qualunque gesto o parola che sia resta lontano da sguardi indiscreti. Ecco che però nascono degli inconvenienti quando le occhiate temporanee da una vettura all’altra in occasione di una coda si trasformano in qualcosa di più duraturo: l’occhio dell’esattore. Ti fermi a pagare il pedaggio, nell’atteggiamento più naturale possibile, e non ti rendi conto della sua presenza. Il robottino è lì e, coi suoi barlumi di umanità, se vuole è pronto a cogliere ogni dettaglio.

Captare ogni piccola caratteristica personale in quei pochi secondi di transito, per poi trarne delle riflessioni: questo ho fatto in questi anni di un lavoro che ho amato, e qui ne descrivo le sensazioni.

Non sembra, ma l’interazione che si crea tra il casellante e la persona di passaggio, è ricca di significati: l’atteggiamento del secondo nei confronti del primo è un chiaro segnale di emotività – serenità, odio, paura, insicurezza, arroganza… E viceversa.

Succede che molte persone non degnino l’esattore della benché minima considerazione, il più delle volte lo ignorino totalmente, o che altre sfoghino con “lui” le proprie frustrazioni, con azioni da maleducati di origine DOC. Data l’altissima percentuale di questi ultimi, le considerazioni negative sul genere umano si sprecano: l’omino con la mano fuori è considerato alla stregua di una macchinetta automatica, è parte evidente di un processo di disumanizzazione che coinvolge ogni settore della società. Charles Chaplin lo aveva già capito in “Tempi moderni”.

Anche tu lettore, avrai certamente in mente la figura non molto carismatica dell’esattore e gli istantanei incontri con il suo braccio, proteso a raccogliere gli spiccioli, mentre la testa talvolta neanche ruota, persa in chissà quale programma televisivo. Avete ragione talvolta cari utenti, i casellanti si sono creati la loro alienazione, ma la verità sta a metà, e l’unica certezza che mi sono fatto in questi anni di lavoro è che viviamo in un’epoca dove il contatto umano è ormai passato in secondo piano. Non si è più degni di un semplice “Buongiorno” o “ Buonasera”. Ognuno è occupato a coltivare il proprio orticello, e a difenderlo coi denti dalle invasioni esterne. Ma non sempre è così. Fortunatamente. Perché, come “documentato”, non mancano episodi e situazioni capaci di far pensare positivo. E sorridere.

Queste pagine non vogliono infatti essere un monito alla società, ma una semplice rappresentazione di come essa appare col volante in mano.

Nei capitoli seguenti, ogni degno personaggio avrà il suo spazio, ogni categoria risponderà a determinate e indelebili caratteristiche, tratte in particolare da tre elementi che colpiscono subito l’occhio dell’esattore: il mezzo del conducente, il suo aspetto fisico, e l’eventuale frase o parola citata dal medesimo. Non tutte le persone della determinata categoria corrispondono in toto alla descrizione, ma questo è ovvio, ognuno fa storia a sé ed è un soggetto unico; ma la maggior parte di coloro accomunati da una professione, presentano caratteristiche simili. Oltre alla descrizione dei vari personaggi, ci sarà spazio per parlare degli oggetti protagonisti delle dinamiche autostradali, e delle tipiche situazioni che ne conseguono. Non mancheranno riflessioni e pensieri miei personali, sia di carattere oggettivo che soggettivo, generati dalle centinaia, migliaia di incontri quotidiani. Il tutto condito da un po’ di ironia, che non guasta mai. Anzi.

Mi piace pensare alle corsie di marcia e sorpasso dell’autostrada come a lunghissime linguine al dente, talvolta asciutte, talvolta poco scolate e ricche d’acqua: dipende dal meteo. E all’incredibile varietà di mezzi intorno, e di persone alla loro guida, come al sughetto di scoglio: un pentolone pieno di cozze, vongole, gamberi, totani e calamari, conditi con quantità variabili di aglio, pomodoro e prezzemolo. Al casello il preparato è bello concentrato, polposo, è l’accumulo in fondo al tegame, quello da raccogliere col mestolo e riporre come cupola sulla linguina pronta a pagare il pedaggio della gola. È qui che si intravede il rosso sangue del pomodoro, che si sente il pizzicore dell’aglio, che si colora il piatto pronto col verde speranza del prezzemolo.

Il libro è acquistabile su Amazon a questo link, o cliccando l’immagine sotto.

 “L’autostrada è una macchia d’olio
l’autostrada è una serpe che striscia
o soltanto un miraggio per tornare a casa…”
(“Caldo” – Diaframma)

 

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.