di Ferdinando Cocciolo
Le grandi classiche del Nord, l’inferno del pavè e le Ardenne, non mentono mai. Vince il più forte, il più determinato, il più scaltro, il più rabbioso. Ed immaginate quanta cattiveria agonistica avesse in corpo Tom Boonen, dopo un 2011 non proprio felice che aveva addirittura messo in dubbio le possibilità per il campione belga di poter dare ancora qualcosa al ciclismo d’elitè.
Il più volte vincitore di Parigi-Roubaix e Giro delle Fiandre – catalogabile tra i grandissimi ogni epoca del pavè – ha trionfato venerdì scorso al Gp di Harelbeke e domenica alla Gand-Wevelgem: il “gusto della vittoria” ha un significato particolare se si pensa ai nomi dei battuti, Oscar Freire e Peter Sagan. Due ruote veloci importanti, tra i principali favoriti, che hanno dovuto fare i conti con la voglia di imporsi di un corridore, tra l’altro protagonista in passato di due spinose vicende di doping legate al consumo di cocaina, che sembrava ormai sul viale del tramonto. Due volate imperiose che hanno evidenziato la ritrovata potenza dell’ex campione del mondo di Madrid 2005, che è sempre stato, tra l’altro, uno spauracchio per i nostri colori: basti pensare al trionfo nella Roubaix di tre anni fa a scapito di un Pozzato che avrebbe forse meritato di vincere quella edizione della “regina delle classiche”.
Nel Gp di Harelbeke, un mini-Fiandre, ha impressionato la facilità di pedalata di Tom sui muri e sul pavè. Il belga già si era imposto su queste strade dal 2004 al 2007 e quindi, dopo cinque anni, ha nobilitato una corsa che meritatamente è entrata a far parte del circuito mondiale World Tour. Una classica che non ha deluso le attese, anche dei tifosi e degli appassionati italiani che speravano soprattutto in una performance di Filippo Pozzato, dopo gli incoraggianti sesti posti alla Sanremo e nell’Attraverso le Fiandre. Ed i grandi protagonisti, al di là della volata finale, hanno dato battaglia. Boonen non ha lesinato attacchi sui muri di giornata, senza per di più risparmiare la sua squadra che quasi sempre, lungo i 200 e più km della corsa, era in testa a tirare. Ma i nostri non sono stati a guardare, con la Farnese Selle Italia di capitan Pozzato che, in previsione proprio di un attacco del leader,è stata protagonista di una fuga in cui ha inserito ben tre corridori. I ragazzi di Scinto ci hanno dato dentro, eccome. Ascani, Hulsmans e soprattutto l’eccellente Oscar Gatto, con altri sei avventurosi, hanno dato vita ad un’azione importante che è arrivata ad avere anche un vantaggio di sei minuti sul gruppo principale. Ma i big non hanno tardato a “mettere il timbro” su una corsa che è l’antipasto di quanto accadrà domenica prossima al Fiandre; sul Taaienberg, a circa 56 km dal traguardo, è stato proprio Tom Boonen a dare una prima sgasata, subito chiuso da Vanmarcke, attentissimo in marcatura, e, in seconda battuta, da Fabian Cancellara. A questo “bel trio” si sono poi aggiunti Pozzato, Leukemans, Paolini – davvero ottimo il suo inizio di stagione -, Hoste, Boasson Hagen, Sagan – sempre più a suo agio su questi percorsi -, Ballan, Bennati e Oss. Insomma, i più forti sul pavè sembravano pronti per una fuga che poteva essere quella decisiva per le sorti della gara; invece i successivi muri, il Paterberg e il Kwaremont, dove si è visto un Pozzato tonico e fluido, hanno rappresentato il preludio alla volata possente di Boonen. Il belga è scattato ai 300 metri, ha preso in testa all’interno l’ultima semicurva e ha resistito al ritorno di Oscar Freire. Volata “regale” dunque, ma ottime comunque le prove di un Pippo Pozzato sempre più convincente – alla fine 27° – e di un Fabian Cancellara caparbio dopo una caduta – 22° – che confermano il loro buon stato di forma in vista del Fiandre e della Roubaix.
Domenica è arrivato il bis di “Tornado Tom” alla Gand-Wevelgem, che quest’anno è diventata ancor più impegnativa con ben 11 muri, tra cui il durissimo Kemmel, l’ultimo dei quali a circa 30 km dal traguardo. Una gara spettacolare che ha confermato il buon stato di forma dei colori azzurri, con quattro dei nostri nei primi dieci della volata finale: Daniele Bennati sesto, Marcato settimo, Filippo Pozzato nono, Giovanni Visconti decimo. Naturalmente il “piatto forte” della corsa ancora una volta è stato il dominio del fiammingo che lancia chiarissimi messaggi per le due classiche monumento che ci attendono le prossime due domeniche, Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix. Ma attenzione, per la corsa dei muri, privata quest’anno nel finale del Muur, il Grammont, piazzato invece nei primi chilometri, ad un Peter Sagan che si sta rivelando sempre più corridore completo, con una grande squadra, la Liquigas, a sua disposizione e sempre più a suo agio sul pavè. Terreno dove, ne siamo sicuri, farà la sua parte anche un Pozzato diverso dagli anni scorsi, più reattivo, cattivo e determinato, così come Alessandro Ballan, nono ad Harelbeke, che non dispera di poter concedere il bis nella gara che lo vide trionfatore nel 2007. Senza dimenticare “Spartacus” Cancellare che prima o poi tornerà a bussare alla porta della vittoria.




Occhio ragazzi al rapido di Berna…Boonen spiana i muri ad Harelbeke e Wevelgem, ma al Fiandre e a Roubaix Cancellara sarà un osso durissimo. I nostri Pozzato, Ballan, Oss, Bennati e non so chi altri faranno da contorno. Punto su Nibali alla Liegi se sarà ancora in buona forma.