di Ferdinando Cocciolo
Eddy Merckx, “Cannibale” nel ciclismo ma anche nella vita: il più forte ciclista di tutti i tempi
È conosciuto come il “Cannibale”, colui che nel ciclismo ha vinto proprio tutto, dalle grandi gare a tappe alle grandi classiche di un giorno, dalle classiche minori a tutti i circuiti e criterium, passando per le prove su pista. È lui, Eddy Merckx, nato il 17 giugno 1945, considerato, solo insieme al mitico Fausto Coppi (ma ci sono sempre stati e ci sono i pro-Coppi e viceversa), il più forte ciclista di tutti i tempi. Certo, a vedere il palmares del belga, vengono i brividi… e ci si rende conto per davvero della grandezza di uno sportivo in grado di vincere in tutti i periodi della stagione sportiva. Un altro ciclismo, sicuramente, capace di ammaliare molto di più il grande pubblico di tifosi ed appassionati, rispetto a quello odierno, fatto di “specializzazioni”, di quella selezione di obiettivi e partecipazioni che non piace molto alla gente.
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Nel bene (soprattutto) e nel male, il fuoriclasse belga ha saputo accendere la fantasia di tutti coloro che, in seguito, hanno avuto anche la possibilità di apprezzarne le doti di abile opinionista televisivo e organizzatore di eventi e gare ciclistiche. Parlano per lui soprattutto i risultati, inarrivabili.
Già all’esordio tra i professionisti (con il team Solo-Superia) nel 1965, aveva fatto capire a tutti che avrebbe “fatto sfracelli” tra i professionisti del pedale. Nel 1966 il passaggio alla Peugeot e il primo trionfo alla Milano-Sanremo (ne avrebbe poi vinte altre 6 edizioni).
Merckx non aveva certamente il fisico da scalatore, ma quanto fatto nelle grandi gare a tappe è impressionante, con una potenza e un ritmo devastanti. Si è aggiudicato il Tour de France per cinque volte (1969, 1970,1971, 1972, 1974), un record che ha condiviso con Anquetil, Bernard Hinault e Miguel Indurain. È uno dei cinque ciclisti ad aver conquistato tutti e tre i grandi giri (Giro, Vuelta e Tour) e l’unico ad essere riuscito a conquistare l’accoppiata Corsa Rosa-Tour per tre volte (1970,1972, 1974). Suoi i Giri d’Italia del 1968, 1970,1972,1973 e 1974, eguagliando il primato di successi di Binda e Coppi, e la Vuelta di Spagna del 1973.
Il 1969 è un anno che Eddy Merckx e i suoi tifosi non potranno dimenticare, per le grandi vittorie ottenute (soprattutto il dominio netto al Tour de France) ma anche per una vicenda di doping. Quell’anno, ad esempio, vinse un Fiandre con 5 minuti di vantaggio su Gimondi e 8 su Marino Basso, a seguito di un attacco solitario tra pioggia e vento iniziato a 70 km dalla conclusione. Al Giro d’Italia sembrava avviato verso un altro trionfo, ma successe l’imprevedibile. Prima della tappa n.17, Eddy venne trovato positivo al controllo antidoping ed escluso dalla corsa, una decisione che suscitò molte polemiche e gettò nello sconforto il fuoriclasse belga, leader della Molteni. Rimane ancora impressa nella mente l’intervista di Sergio Zavoli, di fronte al lettino in albergo di un Merckx in lacrime. Parecchi quotidiani sportivi e addetti ai lavori parlarono di ipotesi di complotto.
Un altro grande “terreno di caccia” è stato il Campionato del Mondo su strada, vinto per tre volte (1967, 1971, 1974). Già, le grandi gare di un giorno dove Eddy ha praticamente vinto tutto. Ventisette grandi classiche: sette Sanremo, due Giri delle Fiandre, tre Gand-Wevelgem, tre Parigi-Roubaix, due Amstel Gold Race, tre Freccia Vallone, cinque Liegi-Bastogne-Liegi, due Giri di Lombardia. Per sette anni consecutivi (dal 1969 al 1975), conquistò anche il Superprestige Pernod, una vera e propria classifica mondiale a punti, che davvero premiava il più forte e non aveva nulla a che vedere con la Coppa del Mondo che fu istituita negli anni Novanta.
Ma, come detto, Eddy Merckx fu grande anche in pista, a dimostrazione della “completezza tecnica e agonistica” del campione, dell’irrefrenabile voglia di vincere sempre e comunque, insomma in linea con quel termine “Cannibalismo” che è ormai entrato nella mente e nelle parole dei tifosi di ciclismo. Nel 1972, a Città del Messico, in altura, conquistò il Record dell’ora (49,432 km), titolo detenuto sino al 1984, quando Francesco Moser, sempre a Città del Messico, arrivò nell’ora sino a 51, 151 km. E poi tutte le Sei Giorni più importanti e gli Omnium.
Questo è Eddy Merckx (ritiratosi nel 1978), un fuoriclasse “che non nascerà più”, inimitabile, un “mostro” della bicicletta che, chissà, avrebbe fatto anche benissimo in epoca moderna. Ma anche un grande uomo, che ha fatto del bene ai più bisognosi, sempre disponibile, impegnato. Non un grande, un grandissimo…




Molti ritengono che Merckx sia stato il ciclista più forte di tutti perché ha vinto più di ogni altro, in quanto esercitò un’egemonia schiacciante nel periodo in cui gareggiava. Ma nello sport vi sono numerosi casi di campioni che hanno vinto ben più di altri pur essendo meno valenti e capaci di questi ultimi. Bisogna accertare in quale periodo il campione gareggi, quale sia la frequenza delle gare in quel periodo e contro quali avversari. Un campione che domini in un periodo potrebbe essere uno dei tanti in un altro.
Poiché anche Fausto Coppi dominò il periodo in cui egli corse, molti confrontano lui a Merckx e Goddet, storico organizzatore del Tour de France, quando confrontava i due grandi campioni osservò che , siccome Coppi gareggiò durante il periodo eroico del ciclismo (anni quaranta e cinquanta) con biciclette molto pesanti e strade devastate dai bombardamenti di qualità molto scadente rispetto a quelle dove correva Merckx , che quest’ultimo sarebbe stato il più forte mentre Coppi il più grande. Ma cosa significa?
Quasi tutti ignorano, fatto rilevantissimo, che Coppi per la guerra mondiale perse i migliori anni della sua carriera (tra i 22 e i 27 anni), periodo in cui Merckx conseguì tre quarti delle sue vittorie. Coppi vinse l’ultimo giro prima del guerra (1940) e poi il primo dopo di essa (1947). Coppi non solo era un grande passista ma era anche un grandissimo scalatore , capace di imprese eccezionali tuttora insuperate e si confrontò con altri grandi scalatori, mentre Merckx, potentissimo in linea, in salita si difendeva e vinse molte corse a tappe perchè, cosa che nessuno osserva, non ha mai incontrato un grande scalatore. Infatti Gimondi,il suo più forte avversario, non era certo uno scalatore. L’unico scalatore di un certo livello che Merckx incontrò fu Ocana il quale gli avrebbe certo tolto altri due tour e anche di più (quello del 1971 era già suo) ,oltre a quello del 1973, se,sfortunatissimo, non fosse sempre stato costretto al ritiro per cadute impreviste. Mentre quello sbruffone di Fuente (un masochista incapace di dosare le sue energie partendo sempre in quarta per poi,ogni volta, inevitabilmente spegnersi ) e Van Impe sarebbero scono¬sciuti se avessero gareggiato negli anni ’40 e ‘ 50, surclassati da scalatori di ben altro valore come Robic, Bartali, Bahamontes, Gaul ecc.
Chiunque abbia corso in bicicletta e osservi attentamente molti filmati dei due ciclisti , l’impostazione e il fisico di essi nota a prima vista l’evidente, marcatissima differenza tra la disinvoltura, compostezza e la classe straordinaria con cui Coppi affrontava le salite e le montagne, in virtù di un fisico potente ma agile e leggero, con la rabbia, il furore, le smorfie con cui Merckx cercava di aggredirle e combatterle come fossero un nemico,consapevole di non essere sul suo terreno congeniale in virtù di un fisico,molto potente,possente e robusto, fatto per vincere in linea. Il grande passista (come Merckx)non è per sua natura, strutturalmente, né può essere un grande scalatore. La grande potenza muscolare esige (e di conseguenza madre natura crea) una struttura ossea compatta e pesante per sostenerla. Coppi è stato un caso anomalo, unico, eccezionale di passista-scalatore , dotato di un fisico che coniugava caratteristiche antitetiche tra loro come grande potenza muscolare e struttura ossea leggera e sottile, capace di resistere meglio alla gravità correndo in salita e con un cuore che anche sotto sforzo severissimo non pulsava più di cinquanta volte al minuto. Coppi pagò duramente le sue ossa fragili perché perse per fratture all’esito di cadute due giri già vinti ed altre corse importanti. Perciò se la logica non è un opinione penso che Coppi in montagna avrebbe umiliato Merckx gravemente numerose volte.
Insomma Merckx fu un gran campione, forse il più forte nelle corse in linea di un giorno, ma non di più. Se avesse corso venti anni prima dubito molto che avrebbe vinto tanto. Il ”cannibale” sarebbe stato costretto a digiunare.
A mio modesto quanto ragionevole avviso Coppi rimane con evidenza e secondo logica, anche in virtù di caratteristiche fisiche e morfologiche uniche e forse irripetibili, il più grande, dotato e completo ciclista di sempre , fatto per correre in bicicletta, ed avrebbe vinto quasi certamente il doppio di quello che ha vinto senza la guerra e i gravissimi infortuni che dovette subire per la fragilità delle sue ossa di grande scalatore.Angelo Balzano.
Merckx è senza dubbio il più forte di tutti i tempi.ha più del triplo Delle vittorie di fausto.anxhe Gino ha perso gli anni più belli,forse vista la longevità anche più di Fausto.sono tre enormi (Hinault) ma Eddy è come numeri forse il più grande sportivo di sempre.cito avversari: Gimondi,Battaglini,Moser ,bitossi,de vlaeminck,maertens,Van loy,,goodefroot,Ivana,durante,zoetemelj,Hansen,Van springhel,thevenet,