di Simone Provenzano
Mi trovo spesso a citare Hillman, probabilmente perché è uno dei personaggi che con le sue argomentazioni offre maggiori spunti di riflessione. Una volta disse che noi ci scegliamo i nostri genitori!
Decisamente poco realistico, vero?
Ma proviamo ad immaginare, facciamo insieme un gioco di fantasia. Cosa implicherebbe il fatto che noi si possa scegliere le nostre figure genitoriali? A cosa servono i genitori?
E la famiglia?
La famiglia è la patria del cuore,
ciò che ci aiuta a divenire ciò che siamo.
Ogni famiglia è disfunzionale a suo modo, ogni famiglia ha i propri problemi,
grandi o piccoli:
ma ognuna è il terreno di coltura della nostra personalità, della nostra anima.
Attraverso gli esempi, che possiamo seguire o meno, attraverso gli affetti, avuti e non avuti, siamo diventati noi stessi, abbiamo costruito la nostra identità.
Quel testone di Freud, ogni volta che si parlava di famiglia, tirava fuori la vecchia storia di Edipo e ce ne attribuiva a tutti il complesso!
Ma non penso che vada preso in senso letterale: uccidere il padre per portarsi a letto la madre!!!
Ma va là!
No, proprio no.
Il padre in una famiglia rappresenta la legge alla quale dobbiamo sottostare:
“guarda che chiamo il babbo!”
era la minaccia che mi gridava la mamma per farmi ubbidire.
Ed ecco che allora ognuno di noi nella vita prima o poi impersona Edipo, ogni volta che la strada si restringe, che ci obbligano ad andare controvoglia in una direzione e noi ci opponiamo!
Allora ogni entità avversa cui non riusciamo a sottrarci potrà diventare un padre non riconosciuto, un tiranno che nulla ha a che vedere con la nostra vera figura paterna (buona o cattiva che sia stata). La famiglia diventa cosi la palestra della vita, il luogo ed il tempo in cui ci si permette di imparare a gestire anche questi conflitti; il come lo faremo dipenderà da chi sono i nostri genitori, e loro saranno perfetti per farci divenire ciò che dobbiamo diventare (nel bene e nel male), sarà come se fossero stati scelti apposta perché noi si possa divenire quello che saremo!
Ecco la provocazione di Hillman, scorretta e provocatoria:
l’effetto provoca la causa e non viceversa.
REGNA IL PRESENTE, NON IL PASSATO.
Un vecchio detto cinese ci spiega che se seminiamo PENSIERI raccoglieremo AZIONI, e seminando queste mieteremo ABITUDINI. Semina abitudini e il tuo raccolto sarà un DESTINO.




Quello della formazione dell’identità è un processo complesso, fatto di dentro e fuori, di molti fattori interiori e tanti anche esteriori. Per questo, sono d’accordo, quando dici che il terreno di coltura è quello che ci viene fornito dalla nostra famiglia e dalle relazioni che si dipanano al suo interno, ma che poi regna il presente, ovvero, poi ci siamo noi e la nostra capacità di rinegoziare – con noi stessi e con il mondo – quello che per “imprinting” abbiamo acquisito.
Il brutto è quando un modello si ripropone per forze di inerzia, in modo acritico: in questi casi, viene solo subito dalla persona e di costruttivo c’è ben poco.
Articoli sempre stimolanti i tuoi!
Completamente d’accordo. Gran parte del “lavoro” di realizzarsi per quello che siamo sta nel prendere il buono di quello che l’educazione familiare ci ha dato e liberarci dagli archetipi che ci ha trasmessi. In questa tensione tra regola e libertà sta la dialettica che ci rende uomini e donne autenticamente liberi. Perché la sapienza è originaria, è nel nostro intimo e “precede” il padre e la madre che abbiamo scelto. La radice della nostra anima è eterna, e si sostanzia di un Padre-Madre che si incarna in ciascuno di noi. Non a caso, Cristo era (ed è, in ognuno di noi) il “Figlio dell’Uomo”.
Troppo complessa la questione. La maggior parte della gente non vede oltre il proprio naso e considerazioni così profonde non le afferra. La famiglia, i genitori, i figli, ognuno vive la propria realtà a modo suo. E stop.