di Nicola Pucci
Halloween. 31 ottobre, la notte dei morti che ritornano. Da alcuni anni ormai è ricorrenza che si è prepotentemente introdotta nel nostro percorso calendariale ma non manca, pur diffondendosi a macchia d’olio, di suscitare dibattito acceso, non riscuotendo consenso unanime. Come è logico che sia. Un’interminabile querelle tra i detrattori che la bocciano spacciandola per festa importata, estranea alle nostre tradizioni, frutto di imitazione, mera invenzione commerciale, e chi l’approva, apprezzandone l’aspetto dissacratore ed esorcistico della morte.
Liberiamo il campo dagli equivoci. Vi racconto la “vera storia” della festa di Halloween, poi ciascuno di noi avrà piena legittimazione di trarre le sue conclusioni e fare della ricorrenza ciò che più gli aggrada.
Halloween ha origine antica e derivazione rurale. Il Capodanno celtico, in terra d’Irlanda, “Samhain“, nella tradizione contadina dell’Alto Medioevo – V secolo d.C. – non era il 1° gennaio, ma veniva bensì celebrato il 31 ottobre a salutare il passaggio dalla stagione chiara, estiva, alla stagione scura, invernale. Una sorta di morte calendariale ciclica: si chiudeva il periodo dei raccolti e della semina, si apriva quello della crescita sotterranea del grano. Una ricorrenza pagana, dunque, svincolata da significati religiosi. E sarà bene sottolinearlo perchè poi le cose cambieranno col trascorrere dei secoli. La notte del 31 ottobre, dunque, la notte del passaggio dalla luce al buio, era la notte in cui la credenza celtica faceva tornare i morti. Ed ecco qui nascere tutta una serie di riti di accoglienza, misti a sentimenti di affetto per i familiari e paura per i defunti cattivi che in vita non avevano agito nel nome del bene e che si tende ad associare a streghe, fantasmi e spettri.
Nel frattempo la Chiesa di Roma, vigile ed attenta, e siamo nell’anno 610 d.C., unifica le numerose celebrazioni dei martiri in un’unica festa di Ognissanti, collocata inizialmente il 13 maggio. Nell VIII secolo la data è spostata al 1 novembre, al fine di “cristianizzare” la ricorrenza pagana del Capodanno rurale. La festa viene così assorbita, c’è la sovrapposizione del valore religioso all’elemento pagano e ciò fu il risultato della forte influenza esercitata all’epoca dal monachesimo irlandese sulla Chiesa di Roma. Il 1 novembre diventa così Ognissanti – reso obbligatorio per tutta la Chiesa d’Occidente da Papa Sisto IV nel 1475 – con il giorno successivo, il 2, dedicato alla commemorazione dei defunti.
Il 31 sera, “all hallows eve“, letteralmente “la vigilia di tutti i santi“, diviene a tutti gli effetti la notte di Halloween: così si spiega l’origine del termine oggi universalmente usato ad ogni latitudine. La trasformazione cristiana di una notte pagana. Nel corso dei secoli anche in terra celtica la notte dei morti si è evoluta nelle forme oggi a tutti conosciute. Rimane pur tuttavia una ricorrenza contadina, se è vero che i poveri continuavano l’usanza di mettere una candela in una rapa incavata, simbolo delle anime del purgatorio, ed andare a bussar per case ad elemosinare cibo e doni in cambio di una preghiera per le anime stesse. Ecco quindi spiegata l’origine anche del secondo elemento del consumismo contemporaneo, il dolcetto-scherzetto, “trick or treat“, sinonimo di dono-minaccia: sì, perchè l’eventuale rifiuto di elargire a piene mani produceva intimidazioni.
A metà Ottocento una terribile carestia costringe più di un milione di irlandesi all’emigrazione in America. L’esodo di tale moltitudine va di pari passo col trasferimento al di là dell’Atlantico di usanze, costumi e tradizioni che assurgono a segno di identificazione etnica. La notte di Halloween arriva così nel continente americano, e qui la rapa trova subito una buona sostituta nella zucca che abbonda da queste parti. Ecco allora fare la sua comparsa la lanterna a forma di zucca, dal nome del protagonista di una leggenda irlandese, il fabbro Jack O’Lantern, costretto ad errare senza fine in attesa del Giudizio non trovando ammissione all’Inferno per il tranello perpetrato in passato a spese del diavolo, tanto meno in Paradiso per la vita dissennata condotta.
In America l’originale derivazione rurale di Halloween subisce il deciso attacco di una società indubbiamente più urbana, smussando così il proprio significato religioso acquisito nel tempo per assumere a tutto tondo i crismi del divertimento vero e proprio. Ecco allora le maschere, inevitabilmente macabre, le danze, i dolcetti, gli scherzi talvolta anche pesanti. Una festa nata pagana, divenuta cattolica, infine accolta con entusiasmo dai protestanti per poi tornare in Europa, gradita ai bambini, utilizzata dagli adulti.
Niente importazione dunque, ma semplice ritorno nel Vecchio Continente; non più una festa religiosa, ma di nuovo una ricorrenza pagana; più prossima quindi alla versione originale di quanto non possa sembrare con una sola, inequivocabile differenza: apparteneva ai poveri e ai contadini un tempo che fu, se n’è garantita la proprietà il consumismo contemporaneo. O no?




Un’analisi dettagliata, che mi ha fatto capire quanto poco sapessi di questa ricorrenza che mi è sempre sembrata (per quello che è diventata) una cosa piuttosto sciocca. E’ bello rendersi conto della complessità e della profondità delle tradizioni che stanno dietro un’apparenza in sé molto superficiale.
sono stato qualche giorno fa ad una festa di halloween organizzata da studenti americani. non avete idea. avevano pure comprato le zucche da svuotare e incidere, oltre ad aver creato una galleria degli orrori in stile parco di divertimenti. ci sono attaccati in maniera incredibile!!
E’ vero! Non pensavo che questa festa avesse origini così articolate. Grazie Nicola!