di Francesco Gori
Dopo sette vincitori diversi nei primi sette gran premi, l’ottava prova a Valencia regala il primo bis, quello più dolce per i tifosi ferraristi: trionfa Fernando Alonso che rimonta dall’undicesimo al primo posto, in una gara dalle mille emozioni, catapultandosi anche in testa al mondiale. Alle sue spalle gloria per altri ex di Maranello: Raikkonen secondo e Schumacher terzo.
Al via Sebastian Vettel prende il largo, seguito da un gruppetto formato da Hamilton, Grosjean, Kobayashi, Maldonado e Raikkonen. Alonso recupera qualche posizione, subito dietro Hulkenberg. Mentre il campione del mondo in carica sembra imprendibile, Grosjean si dimostra in gran forma e supera di cattiveria l’inglese della McLaren, il giapponese tiene, quindi Raikonnen e un ostico Maldonado se la giocano. Intanto Fernando si libera della Force India. Al primo pit stop la Ferrari fa sentire la sua perfezione e Alonso sopravanza Raikkonen. Fernando è scatenato e in pochi giri si libera di monoposto che ancora non si sono fermate (capolavoro su Webber), incalzando Lewis. A metà gara Vergne abbatte Kovalainen e ci vuole la safety car in pista: vantaggio di Vettel annullato e secondo cambio che penalizza Hamilton, frenato dal solito pasticcio McLaren ai box. Dopo i giri controllati, si riprende ed ecco sorpreso anche Grosjean, Nando è secondo, Hamilton supera invece Raikkonen. Ma i colpi di scena arrivano a ripetizione: Vettel si ferma all’improvviso per un guasto e la leadership rossa è cosa fatta, poco dopo è la volta del francese di casa Lotus, cui l’alternatore va k.o. Lo spagnolo è al comando solitario davanti ai due inseguitori Hamilton e Raikkonen, con un distacco semplicemente da gestire. La bagarre continua anche nelle tornate finali. L’inglese va in crisi di gomme e il finlandese torna avanti, da dietro rientrano forte Maldonado, Schumacher e Webber. Il venezuelano va all’assalto del podio e i due si toccano, favorendo Schumi. Finisce così, con il vincitore Alonso emozionatissimo sul circuito di casa, e altri due ex ferraristi a completare la festa rossa (con il solito Massa doppiato), dopo un gp cittadino davvero spettacolare.
LE PAGELLE:
ALONSO: 10 e lode
Pensavamo di aver visto il vero capolavoro a Sepang, ma ogni volta ce n’è uno ancor più grande, di capolavori. Sì, perché Nando è un’artista del volante, come dimostra l’impresa valenciana, la più bella della sua straordinaria carriera. Rimontare dieci posizioni e superare avversario su avversario – senza mai un contatto – in un circuito in cui i sorpassi sono cosa rara, è da fuoriclasse assoluti. Alonso lo è e la Ferrari fortunata ad averlo. Adesso, è leader e favorito mondiale.
RAIKKONEN: 7.5
Arriva secondo ed è un gran risultato. Ma poteva e doveva essere il giorno della sua Lotus, partendo quinto, rispetto al vincitore Alonso undicesimo. È sempre rimasto ai vertici, lottando con grinta ma mancando nelle fasi clou. Al primo pit stop sono i meccanici a tradirlo: cambio lento e posizione persa sullo spagnolo che risulterà decisiva. Alla ripresa dopo la safety car, si fa bruciare da Hamilton, che poi lo rallenta nel finale, in cui sarebbe stato l’unico vero pensiero per il leader. Resta una gara tutto cuore e sorpassi, cui è mancato l’acuto.
GROSJEAN: 8
Non arriva al traguardo, ma stavolta non per colpa sua, ma per pura sfortuna. Un guasto all’alternatore che ne pregiudica una gara fantastica, all’attacco dalla partenza al ritiro. Unico avversario di Vettel nelle prime fasi, unico di Alonso nelle seconde. In mezzo, un sorpasso subìto da Fernando nel post-safety, unico neo di una prestazione eccellente. Avrebbe potuto vincere, e si conferma mina vagante del momento.
VETTEL: 9
La colpa non è sua. Avrebbe sicuramente vinto, senza il ritiro obbligato. Gli avversari non l’hanno mai visto e solo l’intervento della safety car lo aveva permesso, riaprendo di fatto il gp. Una brutta botta in ottica mondiale, 0 punti che pesano se messi a confronto dei 25 di Alonso. Ma Sebastian è duro a morire.
HAMILTON: 7
Il contatto finale con Maldonado consegna a Lewis un ritiro doloroso. In crisi di gomme, nel tentativo di resistere alla Williams, i due si toccano ma mentre l’inglese tiene la traiettoria, chiedendo pur troppo a una McLaren lentissima, Pastor non alza il piede. Conseguenza è che entrambi ci rimettono. Ma se i suoi meccanici avessero fatto il proprio dovere, invece che fargli perdere altri, preziosissimi secondi, staremmo qui a parlare della sua seconda vittoria. Non ha colpe, se non quella di voler resistere troppo nel finale, cosa più che legittima dopo una gara di alto livello e validi sorpassi.
SCHUMACHER: 7.5
Dagli anni Settanta un ultra 43enne non saliva sul podio. Solo i fenomeni possono. E Michael lo è stato, confermando con questo guizzo che la classe non è acqua. Diciamoci la verità: ha avuto anche la fortuna dei tanti ritiri di chi era davanti a lui, ma la fortuna – si sa – aiuta gli audaci. La rimonta nel finale è cosa sua, ed è giusto rendere merito a Schumi di un terzo posto che ha il sapore di una vittoria.
MASSA: 3
Non ci sono più aggettivi, più parole. Vedere Alonso tagliare il traguardo primo seguito da Massa stupisce lo spettatore. Infatti non è realtà: Felipe è 16 esimo e doppiato. I soliti duelli persi, il solito contatto-Massa. Persino Petrov lo scherza. Tra un po’ toccherà usare i voti sotto zero.
WEBBER: 7
Non si vede mai ma sornione, rimonta dal 19esimo al quarto posto. Un risultato che vale la seconda piazza nel mondiale. Niente male. Certo con una Redbull ci si aspetta una gara d’altro tipo, ma stavolta la strategia paga e lui, pur subendo i più forti, zitto zitto risale.
BUTTON: 4
Il mistero è rimasto tale, e mentre Lewis vola, Jenson arranca ancora. Arriva ottavo per demeriti altrui, i meriti suoi dove sono? Che a forza di stare in zona Massa, abbia contratto la medesima patologia?
MALDONADO e KOBAYASHI: 4.5
Due kamikaze. Talento assoluto per entrambi ma troppa voracità. Il venezuelano è un cagnaccio: ne sa qualcosa prima Raikkonen, poi soprattutto Hamilton nel finale, col contatto dal quale entrambi escono a pezzi. Il giapponese nella prima parte è favoloso, poi si ingarella con Senna (pagherà la sua foga con 5 posizioni arretrate al prossimo gp) e nel finale altro incidente e ritiro. La velocità non basta se non supportata dalla testa.
FORCE INDIA: 7
Hulkenberg quinto e Di Resta settimo, dopo una gara in cui hanno gravitato spesso davanti (anche grazie a un’ottima strategia), battagliando con avversari ben più dotati. Bravissimi.


