FESTIVAL DI SANREMO, DA TENCO AI GAZOSA

di Nicola Pucci

Il festival nazional-popolare che va in scena al Teatro Ariston di Sanremo, come una piovra allunga i suoi tentacoli un po’ ovunque e alla sua presa non può sottrarsi il vostro scriba. Sarò breve, promesso. 1951-2012, momenti bizzarri e meteore ce ne sono a sufficienza e di questi voglio intrattenervi, anche se l’età non mi concede di tornare troppo indietro nel tempo.

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Apro con l’anno 1967 ed è una tragedia a riempire le cronache del Festival con la misteriosa morte di Luigi Tenco, trovato cadavere nella sua camera all’Hotel Savoy. Il dramma della morte in diretta, ineluttabile e insensibile alle vicende umane, irrompe nella storia della kermesse musicale che più appartiene agli italiani e rifarà tristemente comparsa con le commosse parole di Pippo Baudo ad annunciare «Purtroppo, devo dare una brutta notizia… e mi sembra… doveroso interrompere per un momento, questo spettacolo che è fatto di festa, di gioia e di canzoni per rivolgere l’ultimo applauso… a Claudio Villa!». Corre l’anno 1987, il plurivincitore con quattro titoli ci lascia nei giorni in cui fa scalpore, e regala pure una bella carica di testosterone, la spallina galeotta che sfilando scopre il seno destro di una Patsy Kensit che, mi sia concesso il lusso, appare ben più provocante della farfallina della Belen targata 2012. Star acclamate caracollano lungo il palco più ambito da artisti di ogni specie, siano esse il Simon Le Bon con piedone ingessato nel 1985, siano esse il folle Brian Molko dei Placebo demolitore di strumento elettronico nel 2001. La provocazione e la polemica sono qui di casa, benvenuta allora in questo revival a spasso nel tempo a Loredana Bertè, guarda caso, e alla sua finta pancia da gravidanza con cui si presentò al pubblico nel 1986; stop invece al tentativo di esibirsi del Divino Otelma, la cui “Prendi la fortuna” proposta nel 2004 ci fu risparmiata da una giuria questa volta sì buona e giusta. Un applauso sincero merita il Pippo nazionale (chissà perché capitano tutte a lui) che nel 1995 placca il disoccupato Giuseppe Pagano sul punto di lanciarsi disperato da una balaustra in galleria, così come nel 1988 una prodezza atletica impone un break sportivo alla competizione canora: scende Alberto Tomba a conquistarsi l’oro olimpico di Calgary e lo schermo del teatro sovrappone uno sciatore ai musici in lista d’attesa.

vasco rossi – db3.stb.s-msn.com

Vi chiederete se la vetrina sanremese rappresenti idealmente un trampolino di lancio per molti, il canto del cigno per altri, gloria effimera per i più. Scherziamo? Giudici miopi per non dir di peggio classificarono penultimo un giovane ma già energico Vasco Rossi nel 1983 con quella “Vita spericolata” divenuta poi patrimonio dell’Italia che canta, incoronarono invece “Fiumi di parole” dei Jalisse nel 1997, eclissati al punto poi da divenire icona di chi ha visto le stelle per una notte sola. L’elenco qui si allunga a non finire, tra presunti fenomeni velocemente celebrati e meteore ancor più rapidamente tornate al posto che forse il loro talento meritava, quello dell’anonimato. Spazio allora a Tiziana Rivale (1983, “Sarà quel che sarà”), Aleandro Baldi (1994, “Passerà”), gli Avion Travel (2000, “Sentimento”), nomination anche per il Gruppo Italiano (1984, “Anni ruggenti”), Alessandro Canino (1992, “Brutta”), dulcis in fundo i mimmi che nessuno dimenticherà mai, i Gazosa (2001, “Stai con me, forever”). Giù il sipario, stasera si vota: sarà vera gloria?

4 Comments

  1. Cosimo 18/02/2012
  2. Ricca79 18/02/2012
  3. Charlotte 18/02/2012
  4. Gianluca 20/02/2012

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