di Nicola Pucci
La finale femminile agli Open Usa 2015 celebra il trionfo inatteso di Flavia Pennetta ma è una pagina storica, non solo per il tennis ma per tutto lo sport italiano, quella scritta da due meravigliose atlete.
L’Italia ha il suo 11 settembre, ma fortunamente è una ricorrenza felice che resterà negli annali e verrà ricordata come il giorno in cui due amiche da sempre, cioè da quando vinsero in coppia il Roland-Garros under 18, Flavia Pennetta e Roberta Vinci, si riuniscono nell’exploit agonistico e abbattono due totem, l’invincibile Serena Williams e la sua delfina nel ranking mondiale Simona Halep. La finale ha troppi risvolti sentimentali per essere memorabile, finisce 7-6 6-2 ma l’Italia tutta si alza in piedi ed applaude le sue due regine. Pagelle americane.
PENNETTA 10. Semplicemente perfetta: da quando supera di tecnica Stosur, a quando batte di coraggio Kvitova, per poi domare di testa Halep. Prima italiana ad entrare nella top-10, conosce un’eterna giovinezza e nel suo Slam preferito entra di diritto tra le leggende del tennis. Alza la coppa destinata alla vincitrice e poi annuncia il ritiro: grazie Flavia.
VINCI 10-. Un gradino appena sotto solo perchè nell’albo d’oro apparirà come finalista e non come vincitrice, ma il torneo è strepitoso così come la vittoria di talento puro con Serena Williams. La demi-volée con cui chiude il match e spenge il sogno di wonderwoman di far poker di Slam rimarrà per sempre uno dei colpi più sensazionali della storia recente del tennis in gonnella.
HALEP 7. L’estate americana è stata buona e la semifinale dopo aver battuto Azarenka nel match più bello del torneo la ripropone ai massimi livelli. Ma la scappola con Pennetta è dura da digerire… tranquilli, saprà riscattarsi perchè la stoffa è preziosa.
SERENA WILLIAMS 6,5. Fallisce il Grande Slam che l’avrebbe forse eletta come la più grande di sempre. Vabbè, può comunque accontentarsi con tre Major nell’anno e con un palmares da leccarsi i baffi, certo è che perdere da Vinci non ci avrebbe scommesso proprio nessuno. Tanto meno lei.
AZARENKA 7. Torna protagonista ed è un piacere perchè sa giocare, è lottatrice indomita e magari potrà di nuovo ostacolare Serenona in futuro. Cede solo ad Halep in un match tiratissimo che avrebbe anche potuto far suo. In Australia a gennaio sarà di nuova da corsa.
KVITOVA 6. Perde ai quarti con la nostra Flavia quando era avanti un set e un break e magari un pensierino alla finale ce lo stava proprio facendo. Peccato, perchè il talento e la potenza non si discutono ma lontana da Wimbledon sembra peccare di personalità.
VENUS WILLIAMS 7,5. Recita da campionessa quale lei è come non succedeva da tempo. Con Bencic che è data in forma smagliante tocca l’apice e per poco non gioca un brutto scherzo alla sorellona, che la batte nei quarti al terzo set. La rivedremo ancora così competitiva? Mah…
MLADENOVIC 7. Sorprende trovarla ai quarti e ad un passo dalle semifinali, ma è giovane, picchia forte con dritto e servizio e battere Kuznetsova e Makarova non è certo uno scherzo. La ritroveremo in alto, prima o poi, questo è poco ma sicuro.
BOUCHARD 6,5. Qualche timido segnale di risveglio dopo una stagione che più negativa non si può. Batte trottolina Cibulkova ed è già un bel successo, poi si autoelimina e non scende in campo agli ottavi con la Vinci. Ora tocca a Connors rimetterla in carreggiata.
BENCIC 6. Grande attesa per la giovanissima svizzera, classe 1997, vincitrice in estate a Toronto. Ma con Venus al terzo turno non vede palla e rimanda a data da destinarsi ambizioni forse troppo precoci di imporsi in uno Slam. Ma il futuro gli appartiene.
MUGURUZA 4. Attesa alla riprova dopo la finale di Wimbledon, perde al secondo turno con Konta. Ma si può? No, proprio, no. Ed allora mettersi sotto con il lavoro, da subito, per un pronto riscatto in Australia.
JANKOVIC, IVANOVIC E WOZNIACKI 2. Perdono, ed anche molto presto. E allora mi vien da chiedere… fu vera gloria?


