FINALE MASCHILE OPEN USA 2015: DJOKOVIC BATTE FEDERER

di Nicola Pucci

Gli Open Usa 2015 chiudono i battenti e lo fanno celebrando come legittimo vincitore Novak Djokovic. Ecco dunque le pagelle di un’edizione che in definitiva ha rispettato i pronostici della vigilia, regalando al pubblico di Flushing Meadows la finale più attesa, ovvero la sfida numero 42 tra i primi due giocatori del mondo.

Novak Djokovic - da bleacherreport.com

Novak Djokovic – da bleacherreport.com

DJOKOVIC 10. Dieci, come il numero di tornei del Grande Slam che ha già in cassaforte. Caso mai ce ne fosse bisogno si conferma il più forte del lotto e riscatta l’estate da perdente di lusso alzando il livello del suo tennis quando ce n’è bisogno battendo Federer in una finale in un cui ha sempre dato l’impressione di essere in controllo. E non è finita qui. Giù il cappello.

FEDERER 8,5. Esattamente come a Wimbledon, disputa un torneo eccellente spazzando via ogni avversario… fino alla finale, quando la pioggia allenta il campo limitandone il potenziale ed uscendo infine sconfitto nel braccio di ferro con Nole. 34 primavere non sono poche, ma che sogno regale averlo sempre a questi livelli. Lunga vita al Magnifico.

WAWRINKA 7. Ormai è ospite fisso dei grandi appuntamenti e trovarlo in semifinale a New York è quasi scontato. Qui ha spesso giocato bene, stavolta lascia via libera facilmente a Federer e sfido chiunque a non fare altrettanto con un Magnifico così.

CILIC 7. Sbuffando e soffrendo riesce infine ad onorare lo status di detentore del titolo vincendo al quinto set con Kukushkin e Tsonga ma perdendo poi, quasi senza combattere, con Djokovic in semifinale. Più di così, proprio, non poteva fare.

GASQUET 7. Evidente ormai che ha talento non comune, così come non sia all’altezza dei suoi illustri coetani, Djokovic e Murray. Non vincerà uno Slam e non sarà mai il numero uno ma la maturità è giunta e dopo la semifinale di Wimbledon ecco i quarti della conferma a New York battendo ancora Berdych, altro inespresso ad altissimi livelli. Peccato che perda di brutto con Federer ma lo svizzero era ingiocabile, non solo per lui.

F.LOPEZ 7,5. A quasi 34 anni il bel Feliciano rispolvera il suo elegante tennis classico, fatto di attacchi in controtempo, colpi mancini e voleè da applausi. Già nei quarti a Wimbledon nel 2004, nel 2008 e nel 2011, stavolta fa fuori Fish e Raonic prima di bocciare le velleità del nostro Fognini per poi arrendersi a Djokovic solo al tie-break del quarto set.

ANDERSON 7. Da anni staziona tra i primi venti al mondo, ma gli manca qualcosa per andare oltre. Stavolta si regala lo scalpo importante di Murray ed accede ai quarti di finale, come mai in uno Slam, ma la sconfitta con Wawrinka è troppo netta e ne ridimensiona in parte l’exploit con lo scozzese.

TSONGA 6,5. Gioca bene e non perde un set con Nieminen, Granollers, Stakhovsky e il connazionale Paire. Ma con Cilic dorme per due set, rimonta ma al quinto è costretto ad alzare bandiera bianca quando la semifinale sembrava alla sua portata.

MURRAY 5. Bocciatura inevitabile per Andy che nutriva ambizioni importanti dopo il successo di prestigio nel Master 1000 di Montreal. Già con Mannarino al secondo turno se l’era vista brutta rimontando da due set sotto, con Anderson non trova la chiave di volta per arginare i missili in battuta del sudafricano e se ne torna prematuramente a casa con le pive nel sacco.

FOGNINI 6,5. Benedetto Fabio, che regala l’impresa da leggenda con Nadal rimontando da due set a zero per poi cedere in tre set alla prova del nove con Feliciano Lopez. I quarti di finale con Djokovic erano un bel traguardo ma pure stavolta il sanremese non completa l’opera, come già altre, troppe volte in carriera. Chi lo considera da top-ten è in errore, o no?

NADAL 4. Ancor più giù di Murray. Sì, perchè era avanti di due set e un break con Fognini e pur non giocando male si ha l’impressione che l’era Rafa tritasassi sia giunta a conclusione.

YOUNG 7. Da giovane gli americani lo avevavo spacciato per un crack. Non lo è proprio, ma a Flushing Meadows è lui che più di ogni altro incendia i beniamini di casa con due rimonte epocali con Simon e Troicki prima di arrendersi lottando con Wawrinka agli ottavi.

KYRGIOS E KOKKINAKIS 2. Maleducati ed arroganti, non vanno oltre il primo turno soccombendo ai nervi con Murray e ai crampi con Gasquet. Giocar bene lo sapranno pure fare, ma per diventare campioni ci vuole ben altro: non è richiesto esser santi, ma almeno un po’ di disciplina… e che diamine.

HEWITT 8. Un premio ad una carriera che è nata luminosa con due titoli dello Slam e il numero 1 in classifica, per poi proseguire troppo a lungo anonima e senza sussulti. Ma l’amore per il tennis e il desiderio di sfida hanno tenuto sempre a galla l’australiano, che qui ha pure sfiorato l’impresa con il suo successore più autorevole, Tomic, vincitore in cinque set. Ciao Lleyton.

 

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