FOMO: DIPENDENZA DA SOCIAL NETWORK

di Alessio Sorrentino

The fear that if you miss a party or event you will miss out on something great“. Così lo Urban Dictionary definisce la FOMO, acronimo di Fear Of Missing Out.

Quello che in italiano si definisce come paura di sentirsi esclusi da una festa o un grande evento (molto spesso tale proprio perché perso), non è certo qualcosa dei nostri giorni. Tutti i giovani, di qualsiasi generazione, anche solo per mancanza del dono dell’ubiquità, si sono trovati almeno una volta a dover scegliere di partecipare ad un’uscita piuttosto che un’altra.

La differenza sostanziale tra le vecchie generazioni e la generazione millennial (gli odierni giovani tra i 18 e i 30 anni) si racchiude in un click: con siti social come Facebook, Twitter, Foresquare e Instagram che ci tengono in contatto gli uni con gli altri in tempo reale, è diventato molto più facile scoprire esattamente che cosa fanno i nostri amici, amici degli amici, colleghi, familiari… Ogni, singolo, secondo.

Certo ci sono innumerevoli vantaggi a vivere nell’era digitale, che favorisce lo scambio di informazioni anche non ludiche e magari permette di mantenere contatti con amici o parenti lontani. Ma molto spesso l’abuso di questo beneficio diventa ossessionante. Dalla chat con un amico è facile passare a controllare le notifiche, taggare una foto, controllare la mail, twittare con un follower, guardare un video su Youtube, postare il link del video, per poi riconsiderare l’amico della chat ormai con moglie e figli.

JVT, una delle agenzie di marketing e pubblicità più importanti del mondo, ha dedicato nel maggio del 2011 un trend alla FOMO, in cui riporta che:

– il 72% della generazione millennial ha sintomi correlati alla FOMO;
– il 56% degli adolescenti può essere anch’esso correlato alla FOMO, con un quarto circa che la prova in maniera manifesta;
– i maschi sono più “a rischio” rispetto alle donne per quanto riguarda la FOMO – con una percentuale particolarmente alta negli USA.

Il paradosso del social media che toglie le distanze e amplia le possibilità di stare insieme e ritrovarsi, è che allo stesso tempo pressa per svuotare il bello di ciò che stiamo vivendo, ricordando in maniera asfissiante quello che perdi. Chi scrive per questo ed altri motivi non ha né un account Twitter né Facebook, e può testimoniare che non è facile stare fuori dal sistema. Spesso mi trovo a rincorrere o a sapere all’ultimo le iniziative proprio perché ormai è prassi comunicare con questi canali, a sfavore delle ormai vecchie telefonate, o ritrovi “al solito posto” per decidere cosa fare.

Francamente per adesso non rimpiango questa scelta, visto che tra l’altro le alternative non mancano. Gli amici con cui voglio stare in contatto riesco a sentirli a prescindere. Magari con meno frequenza, ma di sicuro con maggiore interesse. Avere tutto a portata di click spesso miete quel valore che dà la scelta di mantenere un contatto, magari chiacchierando in una piazza e non chattando su di un forum.

Un po’ più socievole e meno social.

4 Comments

  1. Giovanni Agnoloni 26/04/2012
  2. Nicola Pucci 26/04/2012
  3. Alberto 26/04/2012
  4. Alessio Sorrentino 27/04/2012

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