GAUDÌ, UN GENIO ANCORA ATTUALE – parte II

di Fabio Focardi

(continua)

La Sagrada Familia – interno

Barcellona però c’è un’altra grande opera, forse la più conosciuta a cui Gaudí ha dedicato gran parte della sua esistenza: la Sagrada Familia. La costruzione ha una storia piuttosto complessa: Gaudí, che da giovane era stato un “dandy”, divenne un fervente cattolico. Questa chiesa è la testimonianza unica della sua fede religiosa, delle sue convinzioni sulla rigenerata spiritualità della patria catalana e del suo grande amore per il simbolismo, la poesia e il mistero: le letture di Goethe e di Ruskin fecero nascere in lui il desiderio di riprodurre forme naturali. Si circondò di fotografie di forme vegetali, animali, scheletri, persone, e la sua immaginazione lo portò a elaborare schemi ornamentali dal carattere bizzarro, talvolta “inquietanti”.

Iniziata nel 1882 da Francesc de Paula del Villar i Carmona, secondo un classico schema di chiesa gotica a pianta cruciforme, la Sagrada Familia fu continuata, già dall’anno successivo, da Antoni Gaudí, che 4 anni dopo aveva già completato la cripta seguendo il progetto di Villar. Ma il grande cambiamento di rotta avvenne solo con il suo progetto per la facciata del transetto orientale (tra il 1893 e il 1903) dedicato alla Natività. Questo venne ultimato tra il 1903 e il 1930, con i suoi spioventi simili a stalattiti, con l’aggiunta di torri e pinnacoli conici traforati, di straordinaria altezza e con coronamenti tentacolari ricoperti con frammenti di piastrelle colorate. Il transetto occidentale, dedicato alla Passione, è stato eretto a partire dal 1957 seguendo il progettò di Gaudí del 1917. Purtroppo i lavori si sono susseguiti fino ai tempi nostri, seguendo o cercando di interpretare i progetti “sperimentali” eseguiti da Gaudí tra il 1898 e il 1926, anno in cui morì investito da un tram proprio davanti alla chiesa che stava costruendo.

La Cripta della Colonia Güell (da Wikipedia)

Fino a qui ho trattato un Gaudí conosciuto da chi ha già visitato la città di Barcellona seguendo gli itinerari dettati da una guida. Ma esiste un’opera a cui Gaudí ha lavorato dal 1908 al 1914, che forse è quella che meglio lo rappresenta. Non si trova però a Barcellona, ma in un paese a circa 20 km ad ovest della capitale catalana. L’opera in questione è la chiesa della Colonia Guell a Santa Coloma de Cervello, un capolavoro dell’architettura della funicolare dei carichi: dai primi esempi, già citati, di elementi portanti inclinati come i portici viadotto e la sala greca nel Parc Guell, arriviamo qui ad un modello architettonico complesso, purtroppo non portato a termine, che definisce in modo inequivocabile l’opera gaudiana.

Il ragionamento sulla logica strutturale-costruttiva, portato avanti da Gaudí negli anni precedenti il progetto della chiesa per la Colonia Güell, è maturato grazie alla riflessione sui metodi di calcolo della funicolare per via empirica, tramite l’adozione di modelli. Ma la natura del modello non è quella tradizionale tesa a restituire dimensionalmente e formalmente l’aspetto dell’opera architettonica; il modello di studio è fatto di fili appesi al soffitto e sacchetti di sabbia (ancorati a fili con morsetti spostabili) che simulano i carichi (in poche parole, il peso di ogni singolo pezzo concentrato nel proprio baricentro), individuando così il diagramma delle forze degli andamenti funicolari. Detto così, ai più può sembrare un qualcosa di insensato, ma invece è più semplice di quel che si può pensare: prendiamo per esempio una corda e la fermiamo tramite i due capi al soffitto (lasciando che questa formi una curvatura ovvero non mettendo in tensione – fig. 1). Successivamente iniziamo ad appendere un piccolo peso (o, come faceva Gaudí, un sacchetto di sabbia) in qualsiasi posizione della corda, e questa modificherà la propria forma con una nuova simile ad una linea spezzata in due parti (fig. 2). Se ora noi aggiungiamo ancora dei pesi in altre posizioni, la nostra corda o “fune” assumerà la forma di una linea spezzata in più punti (fig.3) (Per le figure, v. qui).

Il modello così realizzato veniva fotografato. L’immagine riprodotta, capovolta, individuava l’ossatura continua dell’edificio, sulla quale Gaudí plasmava le membrature architettoniche disegnando direttamente sulla stampa fotografica. In poche parole le forze di trazione presenti nel poligono funicolare diventano, capovolgendo l’immagine, forze di compressione pura: quello che serviva a Gaudí per realizzare forme ardite con materiali no-tension, ovvero materiali che sopportano solo forze di compressione: materiali lapidei e terrecotte (mattoni e simili) tipici nell’architettura tradizionale catalana. E infatti anche oggi l’uso del poligono funicolare capovolto, ovvero l’antifunicolare, viene usato per creare strutture come gli archi in mattoni o in pietra. Proprio nel portico della chiesa la struttura, grazie a questi studi, si sviluppa in un’articolazione complessa di elementi tortili e inclinati in laterizio e di costoloni ai quali sono appese superfici convesse anch’esse in laterizio, disegnate come tessuti. Se le strutture portanti – pilastri inclinati e nervature – sono la materializzazione dei fili del modello di studio, le superfici convesse traducono matericamente i teli di carta e di seta incurvata dal peso proprio.

Se fino ad allora il sentimento degli architetti di varie epoche era quello di tradurre le problematiche strutturali in convenzioni basate sul sistema del rapporto di pesi con risultante verticale o del riassorbimento delle spinte orizzontali tramite tiranti metallici, l’approfondimento empirico delle acquisizioni scientifiche sul comportamento statico delle strutture e la scelta di “esibire” le loro linee informi consente a Gaudí di dare libero corso al sistema di forze che si esprimono attraverso una complessa articolazione di linee inclinate, svincolate dalla ripetizione di un modulo strutturale fisso. E anche nell’organizzazione spaziale interna si riscontra il superamento del canonico sistema regolare e simmetrico dei moduli strutturali, con il risultato di un estremo sviluppo della tradizionale chiesa a pianta centrale: grandi pilastri (lapidei e misti cemento-laterizio) sostengono grandi volte create da costoloni in laterizio, con decorazioni fatte con piastrelle colorate, già viste nelle opere precedenti, e vetrate colorate presenti anche nella Sagrada Familia. Nelle panche in legno e ferro battuto, realizzate per la chiesa, si nota un chiaro retaggio dell’art noveau.

L’opera di Antoni Gaudí non si ferma a questi esempi da me trattati, ma comprende altri lavori realizzati a Barcellona e in giro per la Spagna. Però credo che, con quelli considerati finora (soprattutto con l’ultimo, la chiesa della Colonia Güell a Santa Coloma de Cervello), si possa comprendere pienamente il percorso creativo e sperimentale della sua architettura.

2 Comments

  1. Stefano 29/01/2012
  2. marta 22/11/2012

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