GIRO DEL DELFINATO 2012: GRANDI NOMI, POCHE SALITE

di Emiliano Morozzi

Parte oggi da Grenoble la 63ª edizione del Giro del Delfinato, la famosa corsa francese che fa da antipasto al Tour de France. Una corsa che si disputa sulle Alpi, una corsa che spesso ha affrontato le stesse grandi salite della Grand Boucle e che costituisce quindi per molti corridori un ottimo banco di prova, una corsa che in questa edizione ha “scippato” i grandi protagonisti del pedale al Giro di Svizzera: alla corsa elvetica prenderanno parte campioni del calibro di Gesink, Leipheimer, Cancellara, Anton, ma il trittico di favoriti del Tour de France si darà battaglia lungo le strade del Delfinato.

Wiggins, vincitore del Delfinato 2011

Saranno infatti della partita la maglia gialla dello scorso anno, Cadel Evans, il forte scalatore lussemburghese Andy Schleck, in cerca di un trionfo sul campo dopo il secondo posto al Tour dell’anno scorso e la vittoria a tavolino del 2010, e soprattutto quel Bradley Wiggins ultimo vincitore del Delfinato, che perse la Vuelta 2011 per un soffio sull’Angliru e che vuole fare suo il Tour. Con lui ci sarà sempre il fidato scudiero Froome, capace di tenere un ritmo incredibile in salite durissime come quelle della Spagna e altri compagni di livello. A difendere i colori dell’Italia il nostro Vincenzo Nibali: il corridore della Liquigas, in odore di passare all’Astana, non partirà da Grenoble con ambizioni di vittoria (e diciamolo, il terreno non lo aiuta) ma cercherà di usare la corsa transalpina come trampolino di lancio per il Tour de France. Dovremo così probabilmente aspettare un altro anno prima di vedere un azzurro vincere per la prima volta questa competizione: mai un italiano è arrivato sul gradino più alto del podio e solo in due occasioni i ciclisti di casa nostra hanno ottenuto un piazzamento d’onore: Moser nel 1975 arrivò secondo dietro allo scatenato Thévenet, che quell’anno fu in grado di mettere in crisi addirittura Eddy Merckx e vincere il Tour, Bugno nel 1992 si classificò terzo dietro Mottet e Leblanc.

Passiamo al percorso, che sembra disegnato per il bis dell’ex pistard britannico Wiggins: dopo il cronoprologo di Grenoble, tre tappe vallonate (con qualche salita importante, ma posta lontano dal traguardo) porteranno  la carovana alla maxi cronometro di Bourg en Bresse, una distanza di 55 chilometri sulla quale i professionisti delle prove contro il tempo potranno rifilare distacchi quasi incolmabili agli scalatori. Terreno per rimediare ce ne sarà poco: nella tappa di Rumilly, le montagne sono lontane dal traguardo, mentre il giorno dopo, nella settima tappa (9 giugno) la carovana arriverà a Morzine, al termine di una discesa difficilissima e dopo aver affrontato la montagna più dura di questa edizione, il Col de Jouxplane: una montagna che vide la crisi di Armstrong nel Tour 2000, dopo l’attacco disperato di Pantani, una montagna cara anche al Pirata, che nel 1997 firmò su questa salita una delle sue imprese, facendo il vuoto a sei chilometri dalla vetta e gettandosi a capofitto nella discesa. Anche l’ultima tappa presenterà delle insidie: il Col du Corbier a venticinque chilometri dal traguardo, potrebbe essere il trampolino di lancio per chi vuole tentare un disperato assalto al leader della corsa. Mancano dunque in questa edizione quelle grandi salite che hanno fatto la storia del ciclismo e hanno reso importante e famosa questa competizione di preparazione al Tour: il Galibier, l’Alpe d’Huez, il Mont Ventoux, tanto per citarne alcune.

Favorito d’obbligo Bradley Wiggins, che a cronometro vola e si difende molto bene in salita, la sorpresa potrebbe essere il compagno di squadra Froome se Wiggins dovesse trovarsi in difficoltà. Evans non starà a guardare, così come Schleck, ma quest’ultimo sarà fortemente penalizzato da una cronometro molto lunga che potrebbe già dopo tre giorni di corsa decidere la classifica finale. Staremo a vedere quali verdetti ci riserverà il Delfinato: Nibali non arriverà primo e forse neanche tra i primi, ma la discesa del Jouxplane invita il corridore  della Liquidas a provare a vincere almeno una tappa, la più dura di questa edizione.

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