di Giovanni Agnoloni
Amo il calcio. Amo la Polonia. Amo gli animali, e i cani in particolare. Vediamo di tirare le fila del discorso.
In Ucraina sono ampiamente testimoniati massacri di randagi, perpetrati in vista dell’Europeo di calcio ospitato dal paese, ma che si tiene anche in Polonia. Si parla di 30.000 cani uccisi con metodi spesso atroci e – secondo alcuni – col sostanziale beneplacito (ovvero, il mancato boicottaggio pubblicitario) di importanti multinazionali e un atteggiamento di insufficiente reazione da parte dell’UEFA (che peraltro si è difesa dalle accuse). Numerose le proteste avanzate in Italia da rappresentanti delle istituzioni comunitarie e di diverse organizzazioni animaliste, oltre che di privati cittadini (come testimoniato da questi articoli). Ma di fatto inascoltate. Si è anche proposto anche di boicottare, sportivamente in primis, televisivamente in secundis, il Campionato Europeo.
Il problema è reale, il tema forte. Ce ne siamo già occupati qui, con riferimento alla simile situazione esistente in Romania, dove un’attivista, Sara Turetta, è riuscita a innescare un meccanismo virtuoso per affrontare efficacemente il problema del randagismo, senza per questo ricorrere a tali massacri. Cosa che si sarebbe dovuta fare sistematicamente anche in Ucraina, e che si deve senza dubbio fare per il futuro. Ricordiamo due cose: se è vero che i randagi sono pericolosi, è anche vero che sono creature viventi, che meritano cure, amore e rispetto.
Fermare l’Europeo era irrealistico, boicottare le partite in televisione lo è senz’altro meno. Ma entrambe le soluzione sono totalmente inefficaci. Non riporterebbero in vita nessuno degli animali barbaramente uccisi, e inoltre ne subirebbe un danno anche la Polonia, che da questa manifestazione ha tratto grandi benefici, risollevandosi economicamente e recuperando (grazie all’indotto) tutta una parte della sua popolazione emigrata o inoccupata.
Inoltre, ricordiamo che la democrazia ucraina è solo una facciata. E un governo di fatto dispotico se ne frega altamente dei boicottaggi. Semmai, e non solo per i cani, ma per i diritti umani, servirebbero embarghi, ritorsioni economiche. Ma quanto è disposto ad affrontarli, l’Occidente bisognoso di gas naturale?
Una risposta c’è, secondo me: ripetere e incentivare l’esperienza di Sara Turetta in Romania, aiutando, da parte dei governi ma anche dei privati, iniziative simili. Se i fondi UEFA che l’organizzazione del calcio europeo sostiene di aver destinati alla Società Protezione Animali di Kiev, ma a quanto pare mai arrivati, esistono davvero, che vengano recuperati e sia questo l’inizio. Dittatura permettendo.


