di Alberto Giusti
Le elezioni del 24 e 25 febbraio, con la maggioranza di Bersani alla Camera ma non al Senato e il boom di Grillo, hanno messo l’Italia di fronte ad un’evidenza non più negabile: quella di non essere un paese “normale”. Nessun’altra democrazia occidentale, in elezioni che non fossero “fondative”, come quelle del 1948, ha mai visto l’affermazione come primo partito di una formazione che si presenta per la prima volta a livello nazionale. Oltre 8 milioni e 600mila elettori, 45mila più del Partito Democratico, quasi 1 milione e 600mila più del Popolo delle Libertà.
Forse finalmente ci rassegneremo a non considerarci più un caso davvero comparabile con i nostri vicini di casa, ma anche se in questi giorni ci resta difficile ricordarlo, siamo un paese dell’Unione Europea, una potenza industriale mondiale, un membro del G8 e della NATO. E la grave situazione in cui versiamo rende irrinunciabile la formazione di un qualche tipo di governo. Il tempo scarseggia, la borsa crolla, lo spread risale, il debito si accumula. Qualcuno a Palazzo Chigi ci vuole per forza.
Colui che ha il diritto e il dovere di provare a costruire il nuovo esecutivo, nonostante per sua stessa affermazione sia “arrivato primo senza vincere”, è per forza di cose Pierluigi Bersani. Il Partito Democratico ha ottenuto un risultato terribile, peggiore non solo di quello del PD di Veltroni, ma anche dell’Ulivo di Prodi. Oltre tre milioni di consensi volatilizzati. Eppure, la coalizione di centrosinistra ha vinto di nuovo per un soffio il premio di maggioranza alla Camera, e al Senato è il blocco di maggioranza relativa con 121 senatori. Per arrivare al magic number 158 ne mancano 37. Il Movimento 5 Stelle ne ha 54, Berlusconi 117, Monti 22. Il Senatore a vita, per tanto voler essere ago della bilancia, si ritrova a recitare la parte del cespuglio, in silenzio e in disparte.
Quale squadra per questo parlamento? Andiamo con ordine.
Il punto di partenza è il Partito Democratico con la sua coalizione, che alla Camera detiene saldamente la maggioranza di 345 seggi su 630, dei quali ben 297 propri. Una maggioranza senza i voti del PD, in questa legislatura, non è ipotizzabile. Dunque, quali sono gli interlocutori possibili?
Il Senatore Monti, dopo il tira e molla pre-elettorale, è completamente ininfluente. I 22 seggi controllati da lui al Senato non permettono soluzioni. 121+22=143. Mancano ancora 15 seggi. inoltre, il risultato di Scelta Civica è stato di gran lunga sotto le attese, con vasti effetti collaterali: l’UDC ridotta ai minimi termini, sotto il 2%, e Gianfranco Fini, leader di FLI, fuori dal Parlamento dopo la bellezza di 30 anni. Insomma, questa bella donna da molti corteggiata si è rivelata troppo truccata.
Silvio Berlusconi, pur seconda coalizione alla Camera e al Senato, perde in queste ore tutto il suo potenziale di coalizione. Le offerte in stile moderato della mattina del martedì post elettorale, con richiami alle necessità del paese, divengono inutili principalmente per due motivi: un governo di “grosse koalition” PD-PDL avrebbe l’effetto certo di ingrossare le fila di Grillo e consegnargli il paese al prossimo giro, problema che solo il lungimirante Massimo D’Alema sembra non riuscire a considerare in queste ore; inoltre, la magistratura aveva tenuto in serbo un colpo di quelli grossi, un’indagine per corruzione, con oggetto il passaggio del Senatore De Gregorio dell’IDV nel 2006 al centrodestra, che andò ulteriormente ad assottigliare la risicata maggioranza al Senato del governo Prodi. Insomma, un biglietto da visita che allontana in queste ore qualsiasi ipotesi di larghe intese, tanto più che il sempre più sottomesso Alfano dichiara che porterà i cittadini in piazza per “difendere la democrazia” contro i magistrati. Anche costoro dunque sono da scartare.
Terza e ultima opzione: il Movimento 5 Stelle. Al quale Bersani ha già rivolto la propria apertura nella conferenza stampa di martedì e sulla quale si basa la strategia di costruzione di un governo che porti avanti alcuni punti di riforma fondamentali, tra cui quella elettorale, su cui condividere un percorso anche breve. D’altronde, con il Presidente Napolitano in scadenza, è difficile programmare nuove elezioni prima dell’autunno. Grillo, dal canto suo, ha risposto sul proprio blog ricordando le dure prese di posizione di Bersani contro di lui negli anni e nei mesi precedenti. Ha anche tweettato un post di un aderente che alla fine diceva a PD e PDL di dare la fiducia al M5S, riprendendolo in questa parte, destando scompiglio fra i giornalisti, ormai a tutti gli effetti “servi della rete” incapaci di qualsiasi analisi razionale, ottenendo così le copertine di tutti i giornali online. Ma sarà capace di tenere sotto controllo i propri senatori? Sotto il post sul proprio blog Bersani morto che parla i commenti più votati non sono di fedeltà cieca al leader, ma richieste di mettere in pratica il cambiamento tanto osannato partendo dalle aule parlamentari, con la fiducia al centrosinistra, se necessario. E ieri è partita una petizione online da parte di un’elettrice del M5S con la richiesta di dare la fiducia sulla base di alcuni punti programmatici, ed ha raccolto oltre 100.000 firme in un giorno. Insomma, tre volte i votanti alle “parlamentarie” grilline.
Democrazia del web, dove sei adesso? Ma soprattutto, perché chiedere il cambiamento e poi decidere di ostacolarlo costringendo ad un governo PD-PDL, che per incompatibilità non porterebbe a nessuna riforma che sia veramente tale? Le possibilità di dialogo tra centrosinistra e cinque stelle ci sono, sono reali e tangibili, nonostante i rapporti umani siano certamente avariati. Ma di fronte alle sorti di un paese, davvero un leader può permettersi di farci aspettare un altro anno perché qualcosa cambi? E soprattutto, quanto è migliore chi dichiara apertamente di volere gli altri al governo per poi stravincere, dopo che gli altri al costo di perdere milioni di voti si sono sobbarcati la responsabilità del governo tecnico e dell’austerità?
A meno che Beppe Grillo non cambi presto idea, nelle aule parlamentari potremo osservare la prima occasione per il M5S di evolversi. 54 senatori avranno fra le mani l’occasione per portare avanti quanto finora chiesto a gran voce. In caso contrario, bloccheranno qualsiasi cambiamento.




La faccenda è davvero complessa: una coalizione Pd-Pdl non porterebbe a niente, se non a screditare ulteriormente il Pd e a favorire Grillo. Questi dal canto suo è coerente con la sua linea: aveva detto “no agli inciuci” ed è giusto che prosegua nella sua indipendenza. Ci può essere un accordo su alcuni temi del programma del M5S, questo sì. Certo è che Grillo è stato trattato a pesci in faccia per anni, ed è legittimato adesso a far valere la propria posizione, non per ripicca ma per mettere in atto il suo paventato cambiamento. Che non potrà avvenire alleandosi con il “sistema”. Qualunque alleanza porterà da poche parti e il fantasma di nuove elezioni è ben presente
… che non se ne sarebbe cavato un ragno dal buco era palese dal giorno in cui il PD ha deciso che l’uomo della provvidenza era Bersani … ora son cavoli amari, da qualunque parte la prendi, la barchetta fa acqua e affonderà rapidamente … a quando le prossime elezioni? già danno le quote alla SNAI? …
il problema, Francesco e Nicola, è che Napolitano non può sciogliere le camere, perchè a fine mandato. scade il 15 maggio: mancano 2 mesi e mezzo, non penso che potremo stare senza governo fino a giugno. e nessun presidente ci manderebbe alle urne d’estate! dunque, ottobre come minimo. e fino ad allora, qualcuno dovrà pur governare
A pensarci bene però il motivo per cui secondo me il M5S e Pd non possano attuare insieme le affinità programmatiche è più profondo di quanto apparentemente potrebbe sembrare. Sono secondo me due forze geneticamente diverse seppure condividano molte parti programmatiche. Per quanto mi riguarda ho grosse riserve sul Movimento nel suo complesso. Penso che il M5S abbia senz’altro molte buone idee, ma nel suo DNA alcuni elementi iquietanti. Secondo me il Grillismo è un fenomeno che si è sviluppato soprattutto sul terreno fertile preparato dal Berlusconismo. Il Berllusconismo era un movimento populista ma non fanatico che ha portato alla disperazione il Paese. Il Grillismo è un movimento Populista con anche alcune istanze idealistico fanatiche autoritarie nel suo DNA. Il Leader offre una formula di risoluzione complessiva, definitiva per l’individuo disperato. L’istallazione di un sistema che lo renderà libero. Come il Fascismo ed il Comunismo non prevede la contemplazione e la compresenza del pensiero diverso con cui non si confronta. Punta ad una rivoluzione definitiva completa di ogni problema senza in coinvolgimento con altri modi di intendere. Non accetta il compromesso per arrivare a tale soluzione che considera la strada unica migliore. Per arrivare ad affermarsi è disposta al massimo sacrificio. Per il fatto di avere alcune buone idee e molte ragioni, non viene riconosciuto come una pensiero che in realtà ha un istinto antidemocratico. Il cambiamento del sistema non prevede il coinvolgimento di nessun altro che non sia il Movimento stesso. Questo per me è un modo di proporsi somigliante algli -ismi. Il fatto che il movimento sia portatore di buone idee non è garanzia della manifestazione di una forza positiva per la democrazia. Anche il Comunismo era portatore di buone idee, come l’ugualianza, la giustizia sociale, ma non prevedeva come “sistema applicato” la compresenza di altri modi di intendere e di concepire la collettività. Il comunismo metteva al centro il concetto di giustizia ma non prevedeva la convivenza con altre forme di pensiero, diventando per paradosso ingiusto. Per questo il Comunismo dove applicato è divenuto una forme antidemocratica. Anche l’elemento delle piazze stracolme non è sinonimo né di qualcosa di positivo, né di negativo. Ma quando la piazza grida “vaffanculo!” varrebbe la pena fare qualche riflessione. I Fascisti dicevano “ME NE FREGO!, i Grillini dicono “VAFFANCULO”. Gli slogan si somigliano molto, ed esprimono una scarsa intenzione di confronto democratico, collaborazione nei confronti di chi abbia un opinione diversa che non corrisponda alla loro. Vedo inoltre alcuni ingrdienti apparentemente non particolarmente pericolosi ma che combinati potrebbero generare insidie. Il movimento di Grillo è al contempo: A) Da un lato, populista, con una quantità di “zucche vuote” condizionabili facilmente (elettori impoveriti culturalmente dslla TV generalista, ed utilizzati per anni da Berlusconi, che spostano adasso verso il Grillismo) Dall’altro: è anche aggregato di “cani sciolti” prima fuori da ogni schieramento (qualcuno dice che questo potrebbe essere anche un merito di Grillo, ma io dico che lo sarebbe solo se riportasse verso un discorso che sia realmente democratico) con un grande bisogno di appartenenza. Individui con poco da perdere le con una concezione della Politica molto personale. Una parte marginalizzata che di fronte a qualcuno che li facesse sentire realmente importante potrebbero pensare che il fatto d’ avere ragione potessa dare l’autorizzazione ad esercitare forme estreme per affermare ed imporre il proprio senso personale di giustizia. C)Un altro aspetto preoccupante è la scarsa attitudine al confronto con altre forze politiche. Non prevede la contemplazione e la compresenza del pensiero diverso.Non sembra concepire il compromesso per arrivare alle soluzioni. Considera la propria posizione l’unica strada da praticare. Ed infine, confonde una strutturazione democratica del Movimento e delle decisioni(ammesso che realmente ci sia), con l’essere un Movimento portatore di una azione ispirata ad una cultura realmente democratica.
Signor Bersani e signor Grillo,
l’esigenza imprescindibile per l’autogovernabilità dell’Italia oggi consiste nelle auspicabili misure anticorruzione. Le cosiddette “mazzette” sono gli effetti della secolare incomprensione della questione sociale. La scuola, da sempre pensata come scuola dell’obbligo, cioè giuridicamente o economicamente, oggi è usata per creare “posti di lavoro”. Lo Stato da sempre pretende, ad es., di correggere l’economia attraverso la distruzione legale degli agrumi (1), ed è oramai diventata normalità la “produzione” del diritto come se il diritto fosse una merce. A suo tempo Rudolf Steiner nel suo scritto “I punti essenziali della questione sociale” indicò che è sbagliato usare la logica economica come se fosse giuridica, così come è sbagliato usare la logica del diritto e/o della cultura come se fossero logiche economiche (2), e così via, nel miscuglio quasi magico di un calderone chiamato Stato, a cui invece dovrebbe competere non tutte e tre (diritto, economia, cultura) ma una sola di queste logiche: la logica del diritto, da cui il nome appunto di Stato di diritto. L’organismo sociale dovrebbe comprendere, accanto allo “stato” (condizione) del diritto, un secondo “stato” dell’economia, ed un terzo “stato” della cultura, tutti e tre pensati come sistemi relativamente autonomi ed indipendenti dell’organismo sociale così come sono disposti, entro la fisiologia umana, rispettivamente al sistema cardio-circolatorio, a quello nervoso, ed a quello metabolico. Rispettando questa analogia di composizione delle sue tre parti essenziali, l’organismo sociale e quello umano, non possono che convivere in armonia, autogovernandosi da sé in modo ottimale. Per questo autogoverno ottimale della società, occorre che i suoi soci comprendano dunque il funzionamento delle tre principali e assolutamente differenti essenze, che ne sono alla base. Le tre diverse caratteristiche, essenziali all’economia, al diritto, ed alla cultura, sono rispettivamente l’assoluta solidarietà concernente la divisione del lavoro, l’assoluta uguaglianza concernente la giustizia, e l’assoluta libertà di ricerca concernente la cultura. Queste tre caratteristiche – solidarietà, uguaglianza e libertà – consistono nel famoso trinomio “liberté, égalité, fraternité” della rivoluzione francese, che essendo in contraddizione fra loro non potranno mai attuarsi se non se ne capisce la rispettiva diversità essenziale. Se infatti tale triade si fosse davvero attuata, non ci troveremmo nella crisi mondiale odierna…(3)
Distinti saluti.
Nereo Villa
Castell’Arquato 28 febbraio 2013
(1) “La Comunità europea concede un indennizzo per la distruzione degli agrumi in eccesso” (G. Falcone, “Cose di Cosa Nostra”, Milano, 1991 p. 144). L’amministrazione statale (o superstatale, cioè europea) dell’economia non può che generare carestia. In base alla mera logica economica, la distruzione di una merce può anche essere giustificata, dato che rendendo rara una merce la si rende più apprezzata e quindi più cara di prezzo. Ma la logica economica collusa con quella giuridica, impedisce a quest’ultima l’implicazione morale del concetto di uguaglianza fra gli uomini, mediante la quale il diritto dovrebbe vietare anziché promuovere la distruzione di cibo, soprattutto di fronte al fatto notorio che in molti paesi del mondo i bambini muoiono letteralmente di fame.
(2) La volontà normativa è stata osservata come “nichilismo giuridico, quale si esprime nell’incessante produzione e consumo di norme” (Natalino Irti, “Nichilismo giuridico”, Bari, 2004, p. 128). Ciò che a mio modesto parere sconcerta qui, ma si potrebbe dire anche nell’ambito giuridico generale di oggi (dato che le legislature oggi acquistano il loro valore dal numero di leggi che si formulano), non sono tanto le parole “produzione e consumo”, tipiche della sfera economica, ma il fatto che il pensare il diritto come una merce da produrre anziché come un valore morale da scoprire sia giudicato funzionale: “C’è, sì, una sezione più ferma e stabile del diritto (o che tende a stabilità e fermezza): quella, orientata o disegnata dalle tecnocrazie europee. Qui la volontà normatrice degli Stati, assumendo come proprio scopo la funzionale razionalità dei mercati, si fa partecipe del medesimo tecnicismo, della medesima astratta oggettività. Il diritto ne guadagna in meccanica coerenza, in univocità di disciplina. Il nichilismo del mercato sembra dar misura al nichilismo normativo: non c’è unità di senso, la domanda sul perché rimane senza risposta, ma almeno le cose funzionano e le quantità sono calcolabili” (ibid. p. 129). Funzionano? Se funzionassero non saremmo nella crisi mondiale della giustizia, dell’economia e della cultura in cui siamo.
(3) Alla faccia di coloro che come Mario Monti fanno mostra di meravigliarsi del procedere della crisi (vedi il primo pensiero dell’“Agenda Monti”), occorre sottolineare che tutto ciò è comunque stato previsto con accurata precisione, almeno da quasi mezzo secolo. Vedi il seguente scritto di Massimo Scaligero, “L’economia mondialmente uccisa”, in “La logica contro l’uomo”, Tilopa, Roma, 1967: “[…] È inevitabile che il sostanziale materialismo della cultura, sul piano economico gradualmente si converta [oggi questo processo è già in atto – nota di Nereo Villa] in automazione totale del procedimento produttivo e nell’aggruppamento univoco e acefalo dei complessi economici secondo organizzazione meccanica non più mossa da idee ma da metodologia, tecnologia e psicotecnica, sostituenti in ogni settore l’elemento individuale della responsabilità e della creatività. L’aggruppamento acefalo attua l’irresistibile tendenza a strutturarsi in forma statale o secondo potere statale, per rimpiazzare mediante normazione giuridica l’assenza di virtù intuitiva organatrice e simultaneamente per imporsi come dominio a cui non abbia a sottrarsi individuo libero. Con ciò l’ideale marxista può infine fondersi, mediatrice la dialettica post-marxista, con l’ideale borghese: la fede tecnologica li accomuna. La possibilità di operare secondo una realtà diveniente, ogni volta dinamicamente intuibile, viene eliminata dalla necessità di produrre secondo schemi metodologici riconducibili all’automatismo mentale, che è dire all’alterazione mentale [recentemente, il tipo di uomo che ben si confà a questa carenza umana è stato concretamente evidenziato, ad es., in persone come Mario Monti o nei suoi sostenitori, mestieranti della politica, dell’imprenditoria e della cultura, aberrate – nota di Nereo Villa]: il cui fine inconsapevole è la soggezione totale dell’umanità al bisogno economico: essendo stato identificato l’ideale economico col senso stesso della vita. Il potere viene concentrato nell’organismo economico privato di vita: così che dòmini come fatto economico qualcosa che ha soppresso l’economia: e, come fatto economico, asserva a sé le attività umane. Il fatto economico da mezzo diviene fine non soltanto ad opera del materialismo marxista, ma regolarmente ad opera del materialismo economico dell’epoca, ossia anche dei sistemi che sembrano opporsi al marxismo, essendo tale fatto il prodotto del pensiero comune ad entrambe le parti, incapace di afferrare nella realtà economica qualcosa che non sia numericamente misurabile. Mentre in una zona della terra il marxismo è dovuto morire di logica morte, appunto perché tradotto nelle strutture economiche e sociali-politiche previste dalla sua morta dialettica, in altre vaste zone la sua cadavericità si diffonde e si riattizza di vita automatistico-tecnologica, tendente ad attuarne, mediante nuove strutture economico-sociali, la seconda morte. La cadavericità mondiale marxista è il logico graduale compimento del quasi secolare processo dialettico e analitico-metodologico, ultimamente fornito di mistica necessità dalle neo-sovietiche argomentazioni chiesastiche”.
ringrazio Nereo (nome che adoro, mi ricorda il “paron” Rocco) e … the futa madre? per gli interventi … immagino vi siano costati tempo e olio di gomito … sarete sempre i benvenuti sulle nostre pagine, a risentirvi 🙂
Grazie a te Nicola Pucci. Buona vita!
Il M5S è certamente un’incognita. Cerchiamo però di capire perché molti sono stati costretti – tra cui chi vi scrive – a votare per questo movimento. Ho come l’impressione che in un colpo solo si siano dimenticate le ragioni che hanno portato all’attuale risultato. Esse sono profonde ed antiche . Sono decenni che voto per il centro sinistra e ho subito soltanto tradimenti. Ho dovuto digerire di tutto. Ho dovuto digerire un governo che, appena insediato, ha fatto una legge – votata insieme al PDL – a favore dell’indulto. Un governo che ha promesso le unioni civili (e su questo aveva anche raccolto molti consensi) che poi è stato incapace di attuare. Un governo che ha fatto la guerra nel Kossovo. Un governo che – grazie a Prodi – ha aperto la strada all’infamia dello sconto ICI alla Chiesa (non è stato il centro destra ad approvare la leggina che dice che bastano due candelabri in un residence perché venga considerato luogo di culto). Ho dovuto digerire l’idiozia di aver affossato Renzi. Ho dovuto digerire un atteggiamento consociativo nel mantenimento dei privilegi per non dire nelle ruberie. Ma lo sapete che nel Consiglio Regionale della Liguria dieci giorni prima di queste elezioni un membro del centro sinistra al quale era stato chiesto di giustificare le proprie spese fatte con i denari dei cittadini ha avuto il barbaro coraggio di dire che gli scontrini non erano più disponibili perché una bolla d’acqua cascata improvvisamente nel suo ufficio, bagnandoli, li aveva resi inservibili?! Sono d’accordo con Massimo Cacciari quanto detto ieri sera nella trasmissione Servizio pubblico: qui cari miei ci troviamo di fronte ad un fallimento storico, epocale della classe dirigente della sinistra di questo Paese. Ecco perché ritengo il mio voto un fallimento. Perché non ho potuto votare per la mia parte come si fa nei Paesi civili. Ma di chi è la responsabilità di questo mio fallimento se non nell’ottusità dei Bersaniani (anche se non certo tutti) che pur sapendo perfettamente che Renzi aveva ottime carte in regola per stravincere hanno preferito accarezzare la loro cocciuta conservazione, le loro nostalgie fuori tempo massimo, il loro attaccamento di sostanza ad un comunismo che hanno ancora nella testa nonostante a parole dicano di rifiutarlo. Ritengo che un eventuale e probabile rifiuto del M5S a partecipare al governo con il PD avrà come esito probabile una crisi del movimento medesimo che si manifesterà nelle elezioni prossime venture; però adesso addossare al movimento la responsabilità del cumulo di macerie causato da questa classe politica vergognosa ed indegna mi sembra eccessivo. Le forze politiche conservano il diritto di partecipare ad una compagine di governo, soprattutto quando il divieto delle alleanze è scritto nel loro nonStatuto. E’ giusto sorvegliare i comportamenti del M5S anche perché molte delle parole dei leaders sono obiettivamente preoccupanti. Però attenzione amici miei…Su una cosa sono assolutamente d’accordo: se anche questa speranza fallisce non so se ci sarà spazio per un’ulteriore mediazione che possa evitare una reazione violenta ed incontrollata da parte di un popolo giustamente esasperato. Sì. Ho votato per protesta. Ma se volete ci facciamo rubare anche questa.