di Alberto Giusti
Ieri il parlamento di Ankara ha approvato la richiesta del governo di poter eseguire operazioni militari in territorio siriano, per almeno un anno. La richiesta era stata formulata dall’esecutivo guidato da Tayyip Erdogan dopo che un colpo di mortaio sparato al confine fra i due paesi aveva ucciso cinque persone in territorio turco.
L’ingresso della Turchia nel conflitto più importante, ad oggi, del medio-oriente, potrebbe segnare un punto di svolta. Il paese infatti fa parte dell’Alleanza Atlantica, i cui membri, tra i quali gli Stati Uniti e la stessa Italia, sono vincolati alla difesa reciproca.
La guerra civile siriana, iniziata praticamente con la primavera araba del 2011, si trascina da oltre un anno con scontri sanguinosi fra l’esercito governativo fedele a Bashar Al Asad e le formazioni ribelli. Si susseguono conquiste e riconquiste dei maggiori centri abitati, esecuzioni sommarie e stragi di civili denunciate da tutte le organizzazioni di cooperazione internazionale, nonché sotto l’occhio delle Nazioni Unite, che ha inviato i propri osservatori, ma anche a causa dei veti di Russia e Cina nel Consiglio di Sicurezza non è stato possibile andare oltre. Nel frattempo, si allungano le colonne di profughi in uscita dal paese, e il conflitto fa sempre meno notizia. Ma la provocazione o l’errore siriano verso la Turchia potrebbe smuovere le acque: difficilmente il regime potrebbe sostenere un conflitto contemporaneamente contro la Nato e contro i ribelli.
Non a caso, la grande potenza più vicina diplomaticamente alla Siria, la Russia, si è affrettata a chiedere a Damasco di presentare le proprie scuse alla Turchia e di chiarire che si è trattato di un incidente.
Resta il fatto che la tensione in medio oriente non è mai stata così alta negli ultimi anni, nemmeno in occasione dell’arrivo della “freedom flotilla” in vista delle coste israeliane. Pochi giorni fa il premier israeliano è intervenuto all’Assemblea Generale dell’Onu mostrando una slides a forma di bomba per parlare del pericolo del nucleare iraniano. Tutto questo accade in un momento delicatissimo per lo scenario internazionale: la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali. I nodi dovranno attendere per venire al pettine.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
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