HOLLANDE PRESIDENTE, L’EUROPA VOLTA PAGINA

Presidenziali francesi – Parte II

Grecia, il crollo dei partiti europeisti – Germania, una svolta non sufficiente, aspettando la Renania

di Alberto Giusti

François Hollande è stato eletto Presidente della V Repubblica Francese, con il 51,67% dei suffragi. Il candidato socialista ha sconfitto l’avversario presidente uscente, Nicolas Sarkozy, con un distacco di circa 3 punti percentuali, molti meno rispetto alle proiezioni di qualche giorno fa, ma comunque sufficienti a rendere inutile lo sprint finale, atteso, del candidato gollista.

Il trionfo di Hollande (politica24.it)

La Francia volta pagina e la sua scelta si impone all’Europa. “Le changement c’est maintenant” diventa realtà: già ierisera le prime telefonate fra i primi ministri dell’Unione mostrano quanto stia accadendo. Frau Merkel, dopo aver favorito in ogni modo l’amico francese all’Eliseo, decide per un brusco cambio di rotta e invita il neoeletto Hollande a Berlino, Hollande che pure mette una pietra sopra alle schermaglie elettorali tedesche e si prepara a scombinare a piani di austerità germanici. Il nostro Presidente del Consiglio, Mario Monti, sembra quasi che non stesse aspettando altro: chiama i leader europei e chiede che la crescita sia la parola d’ordine.

François Hollande è qualcosa che la sinistra europea attendeva da tempo. Dal 1995, anno dell’elezione di Chirac, la gauche non metteva piede all’Eliseo. Si poteva dire addirittura che in 15 anni, la sinistra francese era riuscita a fare peggio di quella italiana, pur ricordando che fra il 1981 e il 1995 c’era stato François Mitterrand. La partita per la Francia non si ferma però alle presidenziali. Fra poco più di un mese si terranno oltralpe le elezioni legislative che, per evitare coabitazioni scomode, dovranno essere vinte in primis dal Parti Socialiste, o almeno dovrà formarsi una maggioranza riconducibile al nuovo “arco presidenziale, quello che ha portato alla vittoria di Hollande: dunque il PS insieme alla sinistra di Mèlenchon o ai centristi di Bayrou, o a spezzoni di entrambe. L’interrogativo forte, su queste prossime elezioni, sarà quello che riguarda la destra francese: Marine Le Pen ha ottenuto ciò di cui aveva bisogno. Una sconfitta dei gollisti, per poter piazzare un diritto prelazione sulla destra francese.

Le elezioni legislative francesi adottano il sistema maggioritario a doppio turno in collegi uninominali: il doppio turno però non seleziona i primi due candidati, ma coloro che raggiungono il 12,5% dei voti esprimibili. Se il Front National ottenesse nuovamente il successo avuto alle presidenziali, è probabile che in molti collegi, forse oltre un centinaio, il secondo turno sia una sfida a 3. Questo favorisce certamente i socialisti, che vedranno una sinistra votare compatta il loro candidato e una destra frammentarsi anche, e soprattutto, nelle aree in cui è più forte. E per la destra francese, sarà un test importante, sia perché al secondo turno spesso si trovano degli accordi, ma mai i gollisti hanno voluto negoziare apertamente con i frontisti; sia perché i loro elettori, senza l’obbligo di dover dare al proprio presidente una maggioranza stabile, potranno sentirsi liberi di votare FN piuttosto che UMP.

Aspettando questo prossimo appuntamento, ieri altri popoli europei si sono fatti sentire. Un piccolo Land della Germania ha visto un consistente calo della Cdu, togliendole la possibilità di riformare il governo con i liberali, e aprendo la strada a un governo o socialisti-verdi-forze locali, o a una nuova grosse koalition fra Spd e cristianodemocratici, che però tradirebbe lo spirito della campagna elettorale e soprattutto potrebbe rendere alla Merkel la maggioranza nella camera federale, il Bundesrat, ora traballante. Il vero test in Germania sarà però domenica prossima, in NordReno-Westfalia.

Il vero grido d’aiuto e di rivolta, ieri, lo si è però udito in Grecia. Le elezioni hanno sconvolto a tal punto il quadro politico partitico, da non rendere certa la formazione di alcuna maggioranza. I due partiti che hanno guidato il paese durante la crisi, il Pasok e Nuova Demokrazia (socialista il primo, conservatore l’altro) ne escono distrutti. Il Pasok, che nel 2010 rivelò al mondo la tragicità delle finanze greche e iniziò il risanamento, è stato punito arrivando a un terzo dei voti ottenuti nel 2009, passando dal 44% al 15%, addirittura sotto la coalizione dei partiti della sinistra radicale. Nuova Demokrazia, responsabile prima del 2009 di aver truccato i conti, e dal 2011 nel governo di responsabilità nazionale per risanare il paese, è stato anch’esso ridimensionato, ma rimane il partito maggiore, col 20% dei consensi, il che gli attribuisce il premio di maggioranza, sperando che questo sia sufficiente a formare un governo, di nuovo di coalizione allargata. Non è detto che ce la faccia. Ma il dato più forte è l’ingresso in parlamento dei neonazisti di Alba d’Oro, al 7%, che sul fronte opposto trovano i comunisti al 9%, per non parlare dei Greci indipendenti, ovviamente favorevoli all’uscita dall’euro, al 10%. Il paese che è stato massacrato dall’austerità della troika si è ribellato alle urne, dopo averlo fatto per mesi nelle strade. La condanna per le gravi condizioni in cui versa da anni è suonata forte.

La vittoria di Hollande è anche questo. La solidarietà fra i popoli europei, valore fondante di quest’Unione pur monca, per troppo tempo è stata ripiegata alla volontà e ai piani, nemmeno troppo lungimiranti, di pochi. È tempo di cambiare. Gli europei si stanno esprimendo: quando non li si ascolta, nei parlamenti ricompaiono i fantasmi.

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