I FOSSILI: TEMPLI DELL’ANIMA

di Gianluca Bonazzi

Che cos’è un fossile?

È un filo d’ erba portato dal fiume del tempo che contiene la storia.
Tale pensiero vale come non mai per il recente ritrovamento avvenuto vicino a San Daniele Po.
Visti i miei arcani legami, in corpo, mente e spirito, coi luoghi del Grande Fiume, desidero qui festeggiare l’evento in forma poetica.

Viviamo tempi precari e ansiogeni, sospesi tra il tempo della terra perduta e quello dei numeri opprimenti, alla continua ricerca del sentiero migliore per un degno futuro, e quanto accaduto riveste un’importanza che va ben al di là degli aspetti prettamente scientifici.

Fossili su pietra calcarea (da wikipedia)

È un fossile talmente sostanzioso da evocare un racconto dalla portata estremamente filosofica.

Ci sono alcune parole-chiave legate a questo fatto: fiume, terra, tempo, uomo, origine, natura, ricerca, domanda, cammino, racconto… Forse anche altre, ma per ora mi soffermerò su queste. Direi che possono essere già abbastanza.

Alcune hanno un legame diretto, altre più metaforico: tutte assieme richiedono attimi di pausa, per creare un’ attenta riflessione.

Quelle parole e i significati che evocano, quanto spazio hanno nella nostra vita, sia come comunità che come singoli, quando essa appare più che altro una catena di montaggio imperterrita e corrosiva?
Direi ben poco.

E allora quel fossile è un sassolino che è magicamente intervenuto a ostacolare il funzionamento perfettamente oliato di tale macchinario, per farci capire che c’è ben altro da seguire, da ascoltare e da osservare.
Ben ci sta, perché tutte quelle cose sono presenti e non le possiamo, non le dobbiamo dimenticare.

Un giorno potremo anche sistemare l’economia, ma avrà valore nullo, se non riprenderemo anche pieno e consapevole possesso della nostra anima.

Il tempo dell’uomo e delle sue scelte, oggi molto spesso venate di integralismo, prese in una sorta di delirio di onnipotenza, soprattutto dall’occidente moderno, sono quasi invisibili di fronte al tempo del cosmo o di Dio, per chi crede.
Non c’è più consapevolezza del passato del cosmo, della natura, della terra e dell’uomo, e neanche dei loro futuri; solo un presente materico ed economico, senza spirito.

Io, che amo camminare, e proprio camminando mi sono legato a tutto il Grande Fiume, mi chiedo:
“Quanto e dove avrà camminato, per giungere fino a noi?”
Le più belle domande sono quelle che ci giungono dall’iperspazio dell’immaginario, quindi rimangono lì, sospese, per incantarci, senza risposta. E invece, oggi, quante sono le domande che ci facciamo?

Tutti hanno sempre e solo delle risposte su tutto, tanto che viviamo immersi in una marea di punti esclamativi e, forse per questo, nessuno si stupisce più.

Nessuno più racconta ed ascolta leggende, favole, fiabe, semplici storie.
Tali forme letterarie, sedimenti dei cammini della storia più grande, hanno nutrito l’immaginario dell’umanità, facendogli spazio.
Hanno contribuito a renderla migliore, veramente ‘umana’: a farle sentire la sua anima.

San Daniele Po in provincia di Cremona ha un tesoro simile, tra le sue mani, che nutre la mia immaginazione. Non conta che io ci viva, che ci lavori o che ci faccia cose legate al senso economico del vivere oggi. Ci riuscirà per sempre, perché quella domanda ogni tanto spunterà fuori come una polla, come una risorgiva d’acqua pura, a rinfrescare, a rendere fertile il mio immaginario corrotto.

Ringrazio Davide Persico, i suoi collaboratori e la comunità di San Daniele Po per essere generosi e sapienti filtri dell’inestimabile dono confezionato dal cosmo o da chi per Lui.
Ogni cammino dona l’alfabeto del caso, che tesse una vita ricca di autentiche relazioni.

One Response

  1. gabriele85 07/02/2012

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