VINCENZO MUCCIOLI E I MOLTEPLICI VOLTI DI SAN PATRIGNANO

di Claudia Boddi

Il 19 Settembre 1995 muore a Coriano, in provincia di Rimini, Vincenzo Muccioli, storico fondatore di San Patrignano, la più famosa e discussa comunità di recupero per persone tossicodipendenti d’Italia. Oltre alla problematiche legate all’abuso di sostanze stupefacenti, qui vengono accolti anche coloro che sono o sono stati vittime di discriminazioni ideologiche e utenti che presentano situazioni con un forte grado di complessità e incertezza, per le quali le soluzioni appaiono, sempre più spesso, sfocati miraggi all’orizzonte. Da qualche tempo, inoltre, è stato aperto anche un nucleo minori che accoglie e fornisce aiuto e assistenza ai figli degli adulti che compiono  percorsi di disintossicazione e recupero all’interno della struttura e che, al momento, non sono in grado di occuparsi di loro.

Non ho mai avuto l’occasione di visitarla di persona, ma la immagino come una specie di resort all’ultimo grido dei tempi moderni, con il praticello all’inglese sempreverde e con l’erba tagliata al punto giusto in ogni stagione dell’anno, mura belle spesse che costeggiano il parco dall’esterno e personale sempre curato con camici lindi e cuffiette sulle ventitrè. Un microcosmo dotato di ogni confort, pronto a soddisfare, senza colpo ferire, necessità e bisogni di chi ci vive. L’ordine e la precisione esteriore, così come il presentarsi sempre con la propria aria migliore e la cura dei minimi dettagli, non sono certo elementi negativi ma cozzano con il carattere spartano che è sempre stato diffuso rispetto ai metodi educativi e alla gestione organizzativa interna.

L’accento poi non può non cadere sulle controversie delle quali la creatura di Muccioli è stata oggetto per molti anni. Quelle balzate sulle prime pagine della cronaca nera, relative agli eventi delittuosi che hanno colpito San Patrignano nel 1989, quando fu ritrovato il cadavere di un tossicomane massacrato di botte in un anfratto della costruzione. Il processo coinvolse anche  Muccioli che, in prima battuta, dichiarò di non sapere nulla della nefasta vicenda e solo successivamente, di fronte a prove evidenti fornite da un testimone oculare, fu costretto ad affermare che qualcosa aveva sentito ma che non poteva apportare contributi significativi alle indagini. In realtà, alla fine gli fu comminata una condanna di alcuni mesi – alla quale non assolse mai per motivi procedurali – con l’accusa di favoreggiamento in occultamento di cadavere. Secondo la ricostruzione dell’accaduto, operata dal tribunale incaricato, emerse che il ragazzo era stato aggredito e ucciso da un gruppo di altre persone ospiti della comunità e poi portato via su una macchina guidata da Muccioli. Ma la luce su questo caso non fu mai chiara.

Queste vicende gettarono un’ombra indelebile sulla vita di San Patrignano e sul suo fondatore: certezze sulle responsabilità di Muccioli o di altri non ci sono, ma vividi dubbi che ancora persistono sì. La storia ci racconta che questo non fu solo un unico caso isolato. Le cronache infatti riportano un altro episodio di aggressione e abuso ai danni di un utente, conclusosi solo con qualche indizio di colpevolezza a carico di qualcuno. Accanto a questa faccia oscura, San Patrignano ne mostra un’altra, quella tirata a lucido delle grandi occasioni: quella da sfoderare per accogliere il padre di Amy Winehouse che, giunto in visita alla comunità, si profonde in apprezzamenti verso la struttura che – a suo dire – anche la defunta figlia avrebbe sicuramente amato.

Un altro, l’ennesimo volto della fondazione di Muccioli è quello riportato dalle statistiche del settore che si occupano di illustrare il numero delle persone tossicodipendenti reinserite nella società, dopo aver affrontato vari percorsi di recupero: stando alle stime più recenti, quasi un terzo dei tossicodipendenti disintossicati e nuovamente inclusi sui binari di una vita “normale” sono figli dei trattamenti sperimentati a San Patrignano.

Luci e ombre su una realtà molto popolare ma poco conosciuta, investita di un mandato di enorme valore sociale del quale speriamo con tutto il cuore sia degna.

One Response

  1. Roberto 21/09/2012

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