I più celebri passatempi nelle regioni d’Italia

Il territorio italiano è suddiviso in molteplici regioni e ciascuna di queste vanta un proprio patrimonio culturale, ma anche linguistico e culinario, rendendo la penisola un concentrato di molteplici tradizioni, dialetti e ricette enogastronomiche. All’interno del complesso mondo culturale di ciascuna realtà locale, rientrano senza dubbio i passatempi, i giochi che tradizionalmente venivano messi in pratica in passato e quelli che ancora oggi permangono. Ci sono attività radicate tanto a nord quanto a sud, altre ancora invece hanno tratti marcatamente regionali (quando non provinciali addirittura), arrivando perciò ad un elevato livello di specificità.

foto pixabay

Partendo dal passatempo per eccellenza, è impossibile non parlare delle carte da gioco. I giochi celebri conosciuti in tutte le zone d’Italia sono molteplici: i più noti sono senza dubbio briscola e scopa, ma anche sette e mezzo e ramino appaiono diffusi su larghissima scala. L’uso delle carte, inoltre, è uno di quei passatempi che è sopravvissuto all’avvento di internet grazie alla trasfigurazione nel digitale. Per questo esistono infatti numerose applicazioni pensate a tale scopo, ma non mancano anche le possibilità di giocare direttamente sul web, dove è possibile trovare altre possibilità di scelta che eludono dalle carte in senso stretto, come la roulette online ad esempio.

Passando invece in rassegna i giochi che si mettevano in pratica nel passato e che ora appaiono dimenticati o quasi, grande spazio deve essere assegnato alle trottole. Una rilevanza così marcata è presto spiegata: mentre altri passatempi acquisivano un carattere decisamente più regionale, il gioco della trottola si affermava senza distinzioni in tutte le aree della penisola, cambiando però denominazione a seconda del luogo. Per questo era possibile imbattersi nel bambirolet in Valle d’Aosta, nel curla in Piemonte, nello strummolo in Campania o nel palorgiu in Calabria: tutti nomi che all’apparenza indicano giochi differenti ma che in realtà vanno ad indicare le trottole.

Escludendo questo passatempo, la quasi totalità degli altri diffusi ormai diversi decenni fa era caratterizzata dal gioco all’aria aperta senza l’utilizzo di strumenti. Ad avere la meglio erano infatti l’inventiva, senza il bisogno di avere particolari materiali con sé. Classici esempi in tal senso possono essere la carriola e la cavallina.

Il primo va a replicare fedelmente, come suggerisce il nome, la carriola: dopo aver delineato un breve percorso con una partenza e un arrivo, ciascuna coppia di giocatori si prepara a ricreare l’attrezzo e a pilotarlo. Uno dei due assume infatti i panni del conducente, afferrando le gambe all’altro, mentre la seconda persona dovrà spingersi verso il traguardo utilizzando solo le braccia. Il gioco è presto fatto: vince la coppia che per prima raggiunge l’arrivo senza perdere l’equilibrio.

La cavallina oggi è caduta quasi in disuso ma è in realtà un’attività fisica che vanta oltre cinque secoli di storia. I partecipanti al gioco si mettono in fila, lasciando però qualche metro di distanza tra l’uno e l’altro. Tutti, ad eccezione dell’ultimo, si posizionano con la schiena piegata, le mani sulle ginocchia e le gambe per piantate a terra. Una volta che tutti hanno assunto la posizione, colui o colei che occupano l’ultimo posto della fila prendono la rincorsa e saltano i compagni, poggiando le mani sulle loro schiene. Una volta finita la sequenza, la persona si ferma al primo posto e si abbassa, dando modo al nuovo ultimo della fila di partire.

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.