I RITRATTI DI PIERO DELLA FRANCESCA: FEDERICO DA MONTEFELTRO E BATTISTA SFORZA

di Nicola Pucci

Passeggiando tra i tanti capolavori conservati mirabilmente presso la Galleria degli Uffizi a Firenze mi è capitato di recente di dirottare la mia attenzione su una coppia di ritratti di Piero della Francesca: quelli di Battista Sforza e Federico da Montefeltro, Duchi di Urbino.

Federico da Montefeltro - da wikipedia.it

Federico da Montefeltro – da wikipedia.it

E’ un olio su tela – due pannelli contrapposti di eguale dimensione 47×33 -, tentativo innovativo per il pittore di Sansepolcro che adotta la veduta medaglistica tradizionale. Databile tra il 1465, quando probabilmente fu eseguita la tela del duca, e il 1472, in seguito alla morte della moglie, Piero della Francesca riesce perfettamente a livello stilistico a modificarne il significato: non più un profilo che si staglia su un fondo scuro, bensì un ritratto armonico e geometrico evidenziato dal paesaggio che scorre alle sue spalle, interrotto solo dalla cornice. Un paesaggio che si dispiega in un’aria trasparente, tipico della pittura fiamminga che in quegli anni influenzò molto il pittore toscano alla corte urbinate. I particolari sono ben definiti: la carnagione chiara della duchessa è sinonimo di nobiltà e la fronte sporgente era moda del tempo, così come il portamento fiero e solenne di Federico vuol testimoniare il periodo più fulgido del ducato che proprio nella seconda metà del XV secolo era all’apice del suo splendore. In questo caso il profilo sinistro si rese necessario in quanto il duca era rimasto sfigurato all’occhio destro durante un torneo.

Battista Sforza - da wikipedia.it

Battista Sforza – da wikipedia.it

Le due tele – un dittico che inizialmente aveva una cerniera centrale in modo da poter aprire i due ritratti come un libro e presenta i duchi dipinti anche sul retro seduti su due carri allegorici – coniugano il concetto di vicinanza con il principio di lontananza ed è questo l’elemento di trasformazione introdotto da Piero della Francesca in un’epoca stilistica in cui si cercava ancora l’ottimale soluzione alla problematica della prospettiva e della luminosità: insomma, un vero e proprio innovatore del colore.

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