IL CAMMINO LENTO NELLA VITA QUOTIDIANA

di Gianluca Bonazzi

Da anni lotto con alterne fortune, ma con crescente consapevolezza, per portare avanti il mio credo.

L’autentico cammino lento è prima di tutto una condizione della mente. È lei che, elaborando e ordinando ogni nostra parola e/o gesto, a seconda di quanto poi sia in grado di aprire le sue finestre, si apre o si chiude al mondo. Più una finestra è aperta e maggiore sarà la sua capacità di percezione, di esprimere sensibilità. Una vera vocazione per il cammino non può prescindere da suddette premesse. Mille cammini, infiniti viaggi, non è detto che creino un vero camminatore, un autentico viaggiatore.

Emilio Salgari (da stpauls.it)

Può invece bastare anche solo un viaggio, per di più fatto nella propria stanza, quindi immaginario: perciò la differenza risiede nella mente. Evviva Salgari ed altri come lui, scrittore di viaggi senza mai averne veramente compiuti.

Questa predisposizione al mondo mi fa vivere abbastanza spesso delle situazioni diverse tra loro, ma dominate tutte dal cosiddetto caso, che non è mai veramente tale, e la maggior parte delle volte dal senso della bellezza, quella con la B maiuscola, che fa tremare dall’emozione. Situazioni buffe, divertenti, incredibili, poetiche, paradossali, assurde, amorevoli… aggettivi da considerare a volte tutti assieme, altre invece no. Mi accadono, perché camminando ho imparato a guardare, ad ascoltare, a mettere all’erta tutti i possibili sensi, per avvertire la Bellezza che s’insinua difficoltosa tra le pieghe sgualcite e mal considerate della Vita.

Non sono quello che usa il cammino per uno o più scopi, ma colui che lo vede come un tramite, un ‘medium’ per elevarsi, per cercare di stare meglio, per ampliare le finestre della percezione nel mondo. Quindi io vado a camminare e poi me lo porto dentro, sempre. La mia vita mi porta a compiere ogni giorno il percorso di andata e ritorno da Fidenza a Parma in corriera, per andare al lavoro. La maggior parte delle persone sono per me volti anonimi ma conosciuti, perché li vedo ogni giorno.

È difficile stabilire un colloquio autentico con chiunque nel quotidiano, perché ognuno è perso nei suoi pensieri e, alla peggio, si trincera nel suo muro immaginario. Non per me, però, perché io voglio osservare cosa mi accade attorno, come se fosse un desiderio fisico. Ho bisogno di sapere che intorno a me gira qualcosa di più importante dell’ economia: l’umanità. È da anni che notavo al mattino una coppia di sorelline, apparentemente gemelline, che col padre prendevano la mia stessa corriera per andare a scuola, e alcune volte anche di pomeriggio, con la madre, per tornare a casa. È sempre stato bello vederli tutti assieme, perché capaci di emanare una certa aura: compostezza, eleganza, educazione, sentimento. Così facendo, hanno sempre dato un bel calcione ai “maroni” del PIL, perché non consumano automobili, non inquinano, cercando invece di essere famiglia nel quotidiano.

Da qualche tempo, però, una delle sorelline non c’ era più, e la cosa mi ha sempre lasciato incerto circa la possibilità che le potesse essere accaduto qualcosa di negativo. Non ho però mai trovato il momento ed il coraggio per chiedere maggiori informazioni a qualcuno di loro. È accaduto oggi, e ha costituito sia per me che per suo padre un piccolo, breve ma significativo momento d’incontro tra anime accoglienti. Ho saputo così che capita diverse volte che vengano scambiate per gemelle, anche se c’è quasi un anno di differenza e quindi la bimba è sempre mancata perché frequenta una scuola superiore di grado. La notizia mi ha alquanto sollevato, ma è stata bella la reazione lieta e sorpresa del padre, che mi ha ringraziato della costante attenzione mostrata loro e della gentilezza usata per parlarne.

Da digitmedia.itAbbiamo convenuto assieme anche sul fatto che, se la nostra società è messa com’è messa, cioè male, è perché ognuno è rassegnato a vivere il suo piccolo spazio, senza pensare mai o quasi a chi gli sta attorno, per proiettarsi solo in avanti, alle cose da fare. Abbiamo parlato di terre molto lontane da noi, dove sicuramente l’economia non gira, ma l’umanità e la creatività per esprimerla sono sempre molto presenti. Salutandoci molto cordialmente, il mio quotidiano ne è uscito arricchito, e credo anche il suo.

È partendo dalle piccole cose, gesti e parole vissuti nel “qui ed ora”, il carpe diem degli antichi Romani, l'”attimo fuggente” della Setta dei Poeti Estinti, come nel famoso film, coi passi fatti uno alla volta, che si può compiere una vera rivoluzione, quella capace di sedimentarsi profondamente, e quindi durare. Il potere della goccia che scava nel tempo voragini profonde costituisce “la grana delle cose”, come sostenuto dal poeta americano della Beat Generation Gary Snyder.

Abbiamo bisogno prima di tutto questo, per ripartire in ogni altro campo: di un tenero ascolto che faccia percepire ogni forza positiva, e sia indifferente a quelle negative.

Se non riprendiamo “la grana delle cose”, se non la facciamo nostra perché impregni il tema che assilla il presente ed il futuro, quello dell’ economia, non faremo che continuare a correre a capo chino.

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