di Claudia Boddi
“A Guantanamo che belle quelle notti di Natale, si pernotta a cinque stelle, non si sta poi così male”
(Il negazionista – Luigi Mariano)
“C’è, su un’isola lontana, una favola cubana che vorrei tu conoscessi”
(Cohiba – Daniele Silvestri)
Nonostante poesia e bellezza del luogo, i tempi della favola di Che Guevara sono lontani e Cuba, in quest’ultimo decennio, è tristemente famosa per il carcere di Guantanamo che Luigi Mariano denuncia con la sua canzone-verità.
Là, dove l’oceano Atlantico impera con le sue acque profondissime e l’indefinitezza dei confini, tute arancioni riempite di esseri umani trascorrono le giornate rinchiuse in gabbie di ferro quadrate, nel disorientamento più totale, senza capire perché si trovano lì e perché in quelle condizioni.
Uomini eternamente bendati, con le orecchie occluse da oggetti di varia natura e le mani foderate di guanti, tanto spessi da perdere ogni contatto con la realtà e farli diventare sempre più inermi di fronte ai pestaggi a cui sono sottoposti quotidianamente.
Non sono esagerazioni delle cronache ma avvenimenti testimoniati dalla viva voce dei sopravvissuti: militari soprattutto, ma anche civili accusati di terrorismo senza alcuna incriminazione formale e pertanto destinati a scontare pene infinite poiché, in quel teatro dell’orrore, non ci sono né processi, né difensori.
Dal Gennaio 2002, la base navale presente sul territorio, nata nel 1901 grazie agli accordi sottoscritti tra l’allora governo cubano e quello statunitense, è stata utilizzata come carcere di detenzione di prigionieri di guerra. A nulla valgono i continui appelli lanciati da numerosi enti istituzionali mondiali e le campagne di sensibilizzazione delle organizzazioni internazionali che, come Amnesty International, gridano lo scempio che si consuma tuttora nella baia, perla dei Caraibi, affinché il campo di prigionia, a dieci anni dalla sua apertura, venga definitivamente chiuso. Voluta dall’amministrazione Bush, per ovvi fini coercitivi, la vicenda di Guantanamo si inserisce a pieno titolo nella fitta trama delle tante (troppe) contraddizioni alle quali l’Occidente, e in particolare gli Stati Uniti, ci hanno ormai da tempo abituato. Secondo quanto professato da quest’ultimi – particolarmente abili nell’autopromuoversi, senza preoccuparsi poi di dimostrare nei fatti corrispondenze concrete e coerenti con quanto hanno dichiarato – la pace deve regnare sempre e per ottenerla è lecito usare anche la guerra, quando lo vogliono e se lo decidono loro, sorvolando anche, laddove sia necessario, sul volere di larga parte dell’opinione pubblica. La violenza, come strumento di sicurezza sociale, non viene tollerata a meno che non siano i poteri forti delle nazioni o gli stessi USA a volerla e giustificarla, per qualche ragione. La barbarie che si perpetua a Guantanamo Bay è soltanto l’ennesima manifestazione di questa chiara presa di posizione. Coloro i quali accusano Cuba di violare i diritti umani sono gli stessi che hanno commesso le medesime violazioni in Iraq. Coloro i quali imputano a Cuba di essere uno stato tirannico e dittatoriale, puntando il focus dell’attenzione sulle esecuzioni capitali compiute nel recente passato, sono gli stessi che hanno sventrato Baghdad con una ferocia che non si vedeva da secoli. Insinuando (talvolta) irragionevoli sospetti di terrorismo, ogni tipo di vessazione è resa legittima e, mentre l’umanità subisce un’altra, incancellabile ferita, i meccanismi di potere ne escono sempre più lubrificati e ben funzionanti, nonché sempre più determinati nell’assoluto diritto di decidere, non solo su questioni programmatiche e di governo, ma persino sulla vita e sulla morte di ognuno di noi.



Guantanamo è un’indecenza… un’offesa al valore della vita
Sono d’accordo. Nell’articolo ho solo fatto dei brevissimi cenni alla vergogna che quel carcere rappresenta per tutto il mondo e, in particolare, per i paesi occidentali che sbandierano ai quattro venti i loro principi di democrazia, libertà e uguaglianza. Mentre facevo le mie ricerche per scriverlo, ho scoperto un sacco di cose che non sapevo e che spero a qualcun altro vada di approfondire, magari partendo proprio da qui.
Grazie per questa preziosa testimonianza su una delle vergogne del mondo. Il che evidenzia come la barbarie non sia propria solo delle dittature, ma anche – spesso – delle (pur migliori) democrazie.
Come raccontavo l’altro giorno a Giovanni, quando andai a Cuba nel 1997 mi capitò di conoscere un militante della UJC, la federazione giovanile del Partito Comunista di Cuba, un ragazzo molto idealista, che si divideva in quattro per poter da un lato sfamare sua madre e i suoi due fratelli lavorando in fattoria e dall’altro per poter continuare gli studi all’Università. Costretto dalle circostanze a imbarcarsi per la Florida, arrivato a Miami fu arrestato e rispedito a calci nel sedere a casa, in quanto conoscevano i suoi trascorsi di militante comunista, e una volta tornato a casa, fu arrestato di nuovo come “traditore”…morale della favola? E’ stato trattato allo stesso modo dal perfido regime castrista e dai democraticissimi Stati Uniti…
Bisogna comunque ricordare anche come il regime dittatoriale cubano si sia reso e si renda colpevole di orrori non minori di quello di Guantanamo, nella cosiddetta “Villa Marista”, un’ex scuola che sul sito http://www.liberalismo.org/articulo/12/17/sobrevivir/villa/marista/ viene definita l’equivalente della Lubianka del KGB.
Le organizzazioni per i diritti umani temono che negli Stati Uniti venga istituzionalizzato il “metodo Guantanamo” dopo l’approvazione di una disposizione della Legge Patriottica, che prevede la detenzione indefinita dei sospetti terroristi, sia stranieri che cittadini statunitensi.
Lo scorso 31 dicembre, il presidente Barack Obama firmò la legge che stabilisce le spese del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. La novità di quest’anno è la sezione 1021, che amplia i poteri del governo federale in funzione della lotta al terrorismo.
Washington, 5 gen. (TMNews) – Gli Stati Uniti non hanno preso alcuna decisione sul rilascio di prigionieri dal carcere di massima sicurezza di Guantanamo, nell’isola di Cuba, per accelerare i negoziati di pace con i talebani afgani: lo ha precisato ieri la portavoce del dipartimento di Stato, Victoria Nuland. “Su Guantanamo occorre semplicemente dire che nessuna decisione è stata presa per quanto riguarda la liberazione” di alcuni detenuti, ha dichiarato la portavoce.
Grazie del contributo preciso e aggiornato, Carmelo
Volevo solo chiarire che Guantànamo non è un carcere
ma una delle province di Cuba con 500 000 abitanti, dove ci sono 117 km2 della sua baia, occupati illegalmente dagli USA come base navale e come carcere, come spiega l’articolo.
Vorrei tanto che i giornalisti non facessero confusioni
e dicessero “il carcere della base Navale USA della baia Guantanamo”. Lo so che è lunga come frase ma per chi non conosce cuba, finirà per pensare che “la Guantanamera” è americana.
Lì, ci sono due comuni: Caimanera e Boqueròn che per andarci occorre un permesso speciale.
Facendo la guida turistica, ho sorvolato la baia con l’elicottero dell’escursione e avevo sempre due timori:
1 ) Che gli USA ci sparassero una razzo confondendoci con un elicottero militare
2) Che i piolti cubani disertassero e andassero verso La Base Navale USA
Grazie per le tue precisazioni, Hidran. Il mio scopo- come avrai capito- era solo quello di fare un flash sull’argomento, in occasione della ricorrenza del decennale, senza la pretesa di esaurire nella trattazione un argomento vastissimo e dalle mille sfumature e sfaccettature politiche e non. Quindi, grazie ancora per avermi integrato attraverso la tua testimonianza.