IL CASO BELSITO, FINANZIAMENTI AI PARTITI E LE DIMISSIONI DI BOSSI

di Alberto Giusti

La storia dei finanziamenti illeciti ai partiti italiani è un’avventura degna di un poema epico. I partiti della Costituente sono andati avanti per oltre 40 anni con finanziamenti delle grandi potenze internazionali, delle grandi industrie private e pubbliche, e si sono foraggiati dal 1974 con finanziamenti pubblici diretti alle formazioni parlamentari, senza per questo abbandonare le fonti di denaro venute largamente a galla con scandali ripetutisi negli anni ed esplosi nella stagione di Tangentopoli.

Umberto Bossi si è dimesso da segretario della Lega Nord (foto culturaeculturenews)

In una sorta di ciclicità cannibale, la fine della Prima Repubblica ha portato con sé nel baratro i partiti che l’avevano fondata, mentre oggi assistiamo ad un colpo durissimo ricevuto da un partito, la Lega Nord, che della lotta alla corruzione e agli sprechi della politica aveva fatto un proprio cavallo di battaglia proprio quando il sistema stava cadendo a pezzi, a fine anni ’80, dando anch’essa il suo contributo ad abbatterlo, riscuotendo anche per questo forti consensi.

Tra l’immagine che la Lega si è data in oltre 20 anni di attività politica e la fotografia del carroccio che i giornali scattano in questi giorni il contrasto è netto, come fra il bianco e il nero. Da una parte c’è il partito dei militanti, fatto di uomini e donne che lavorano sul territorio, che credono nell’impegno politico quotidiano, nel federalismo o nel secessionismo, e che per i loro ideali e per il Senatùr sono disposti a tutto, perfino a strani riti pagani con ampolle di acqua del Po. Dall’altra, emerge in questi ultimi anni, e negli ultimi mesi in particolare, una classe dirigente sempre più spregiudicata, sempre più a suo agio negli ambienti di potere che un tempo disprezzava, che ha frenato il governo Berlusconi sull’abolizione delle province, che ha fatto ricorso contro la modifica della pensione anticipata per i parlamentari, che gestisce ormai un sistema di potere su grande scala, avendo avuto di recente il ministro dell’interno, e mantenendo la presidenza di due delle regioni economicamente più avanzate del paese, il Piemonte e il Veneto.

Umberto Bossi si è dimesso da segretario della Lega Nord. Un evento dirompente, a un mese dalle elezioni amministrative. Lui personalmente avrebbe venduto una casa lasciatagli in eredità da un militante, ma non avrebbe mai versato il ricavato nelle casse del partito. Qualcuno inoltre avrebbe eseguito lavori in casa sua, ma a sua insaputa. I suoi figli avrebbero preso cifre attorno ai 200.000 euro dalle casse della Lega. Il fidato tesoriere Francesco Belsito (qui a destra, foto fanpage), il grande affabulatore di tutta la vicenda, avrebbe investito i soldi del partito in affari poco chiari: conio norvegese, investimenti in Tanzania, ma soprattutto fondi per affari della ‘ndrangheta. Insomma, sembra che dei rimborsi elettorali ricevuti dalla Lega avanzassero parecchi soldi, abbastanza da finanziare campagne elettorali per anni.

Non si può non ricordare un altro caso di distorsione dei finanziamenti pubblici ai partiti, quello che ha visto coinvolto, poco tempo fa, un esponente del Pd, espulso poi dal gruppo del Senato, che era stato tesoriere della Margherita: Luigi Lusi. Ha dichiarato ai magistrati di aver dirottato a fini personali la bellezza di 13 milioni di euro dalle casse del suo  precedente partito. Con le condanne venutegli da più parti e col vuoto che si è creato attorno a lui, ha poi deciso di provare ad agganciare in caduta un po’ di ex compagni di partito, a cominciare da Rutelli, che sull’argomento è andato in escandescenze, specie durante l’intervista di Lucia Annunziata. Resta il fatto che nelle casse della Margherita, a quanto pare, c’era una quantità di soldi considerevoli che non erano immediatamente utili per i fini del partito, perché altrimenti sembra difficile ipotizzare di poter far sparire 13 milioni nel nulla senza che qualcuno se ne accorga in ben quattro anni.

I due scandali, quello leghista e quello della Margherita, evidenziano un problema univoco: il fatto che i partiti ricevano una quantità di soldi slegata dalle proprie necessità effettive, sia elettorali che gestionali, ma dovuta solo alla percentuale ottenuta negli enti in cui si candidano. In particolare, il crollo del governo Prodi nel 2008 e il ritorno alle elezioni ha fatto sì che i partiti rientrati in Parlamento ricevessero, fino alla teorica scadenza del precedente mandato, nel 2011, i finanziamenti sia del 2006 che del 2008, quindi doppi. Questo ha portato un afflusso di denaro incredibile nelle casse dei partiti, del tutto slegato dalle loro effettive esigenze.

Si impone, visti gli scandali recenti, una riforma. Una riforma costituzionale che legiferi una volta per tutte che i partiti non sono organismi assestanti che possono muoversi autonomamente nel panorama repubblicano, ma soggetti paragonabili ad enti pubblici e per questo subordinati ai principi che caratterizzano la nostra Costituzione, a partire da una gestione democratica interna, per finire con ciò che interessa l’attualità: un controllo di legittimità e di merito dei loro bilanci. In Germania i partiti sono così disciplinati dalla legge e di certo non muoiono di fame, anzi sono ampiamente finanziati, con più modalità.

I partiti hanno dimostrato di non essere in grado di auto-controllare le proprie finanze, che poi sono soldi pubblici. Devono prenderne atto, e agire in parlamento in tal senso. Questo costituisce uno dei passi non più rimandabili per colmare la distanza, sempre più preoccupante, fra cittadini e partiti.

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