“IL CLUB DEI RICORDI PERDUTI” DI ANN HOOD

di Giovanni Agnoloni

Come rinascere dal dolore lavorando a maglia. Ann Hood, nota scrittrice americana, arriva in Italia con un romanzo, Il club dei ricordi perduti (ed. TEA). La storia rispecchia la sua esperienza personale di madre che ha perso una bambina di 5 anni e ha pensato che la vita fosse finita. Ma poi si è risollevata grazie a quel “passatempo”, che ha finito per rivelarsi molto di più. Con le signore del suo “club della maglia”, la sua protagonista, Mary, scambia storie e confidenze che vengono a formare un romanzo corale e l’aiutano a ripartire.

– Nel suo libro il dolore non è sbandierato, ma suggerito con cenni che sorprendono il lettore, “colpendolo” come farebbe un chiropratico.
È la prima volta che mi paragonano a un chiropratico (ride), ma è molto interessante. Mi piace lavorare con le sfumature del dolore, perché non voglio appesantire ulteriormente esperienze che già di per sé sono dure. Mi piace far vedere come queste percezioni si manifestano nella vita quotidiana, e immaginare e descrivere come il mio personaggio principale, Mary, entra nel club della maglia, cosa vede e sente e come si rapporta alle altre donne.

– Quanto il dolore ha determinato o cambiato il suo approccio alla scrittura?
Quando ho perso mia figlia, avevo già pubblicato otto libri, e questo romanzo è nato due anni dopo la sua morte. È per questo che ho voluto che il dolore fosse sì un tema centrale, ma unito all’amicizia e alla speranza, e anche al raccontare storie, che è un elemento in comune a tutte le donne che parlano ne Il club dei ricordi perduti. E come loro ritrovano il filo della loro vita lavorando a maglia e raccontandosi le loro vicende personali, così in fondo a me è successo proprio attraverso la scrittura del romanzo.

– A me piace lavare i piatti, perché è un’attività “zen”, sospende il pensiero. Qual è la forza del lavoro a maglia, soprattutto per chi svolge una professione intellettuale?
L’analogia col lavaggio dei piatti mi piace molto, perché, proprio come nel lavoro a maglia, è un’azione ripetuta: da qui nasce la sua sua forza. Un’altra cosa simile è il nuoto, oppure il giardinaggio. La pressione sanguigna si abbassa, prevale uno stato di calma. Si entra in uno stato in cui “si pensa e non si pensa”. Si esce dal pensiero pensando in modo diverso. Per esempio, la settimana scorsa dovevo scrivere un saggio e non mi veniva l’idea giusta: mi sono messa a lavorare a maglia, senza “pensare” al mio lavoro, e improvvisamente mi è venuto in mente l’incipit.

– Lei è anche un’autrice di racconti. Quanto la sua esperienza di scrittrice di racconti ha influito sulla stesura del suo libro?
Ho sempre dei racconti in testa, più o meno definiti, più o meno da sviluppare, e magari ci vogliono anni perché arrivi a giudicarli conclusi e perfetti. Ogni racconto breve è come se fosse un gioiellino a sé. E proprio perché volevo dar forza a ognuno dei racconti che s’intersecano in questo romanzo, li ho scritti separatamente, arrivando a volte anche a una settantina di pagine di lunghezza; poi li ho ricomposti nella trama generale del romanzo.

Ann Hood (da www.annhood.us)

– È interessante come questo patchwork di storie si presenti nell’era di internet, in cui la gente scrive un po’ di tutto in rete, adottando uno stile sintetico e veloce.
Tanti sono felici di vedere i propri scritti pubblicati su un mezzo come internet, e questo è bello. A volte però pensano che vadano bene già così come sono alla prima stesura. Ma per me la revisione è la parte più importante, perché è proprio così che viene fuori un lavoro di qualità. Io insegno scrittura creativa, e tante volte gli studenti non accettano le correzioni alla prima stesura del loro racconto, anche se poi, lavorandoci, può migliorare davvero tanto.

– A cosa sta lavorando adesso?
Ho un romanzo che sta per uscire, The Obituary Writer. Una donna, nel periodo del grande terremoto di San Francisco, nel 1906, cerca il fidanzato che ha perso, e un’altra, nel 1961, dopo l’inizio del mandato presidenziale di J.F.K. Kennedy, sta affrontando la difficile scelta se separarsi o no dal marito (cosa non molto ben vista a quell’epoca). Due storie indipendenti, due “racconti” a sé, che però poi vengono ad intrecciarsi nel corso della trama del libro.

(Intervista originariamente uscita su “Il Corriere Nazionale” del 21 ottobre 2012, nella rubrica “Scritture e pensieri”, a cura di Stefania Nardini)

8 Comments

  1. Roberto 29/12/2012
  2. Giovanni Agnoloni 29/12/2012
  3. Roberto 29/12/2012
  4. Giovanni Agnoloni 29/12/2012
  5. Roberto 29/12/2012
  6. Giovanni Agnoloni 29/12/2012
  7. nadia agustoni 01/01/2013
  8. Giovanni Agnoloni 01/01/2013

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