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Il congedo di maternità: come funziona in Italia
Si sente da più parti che il calo delle nascite in Italia sia dovuto, almeno in parte, alle carenze per quanto riguarda la tutela delle madri dal punto di vista lavorativo. In realtà a livello nazionale esistono importanti misure e incentivi che consentono alle madri di vivere in modo sereno questo momento della loro vita. Una di queste misure è il cosiddetto congedo di maternità, che in effetti è nel nostro Paese obbligatorio. Questo significa che non è possibile per una futura madre continuare a lavorare per tutto il periodo della gravidanza. Per vivere al meglio questo periodo è importante però avere le corrette informazioni sul congedo di maternità, in modo da seguire la necessaria prassi per l’ottenimento dell’indennità di maternità.
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Come funziona il congedo di maternità
Come abbiamo detto, si tratta di un congedo obbligatorio della durata di 5 mesi; la legge dichiara che tale congedo deve cominciare 2 mesi prima della nascita e terminare 3 mesi dopo. Per chi ne avesse la necessità è possibile posticipare l’inizio del congedo, fino al giorno del parto; questo però solo dopo che un medico competente dichiari che l’attività lavorativa non porti alcun tipo di problema alla salute della gestante. In alcuni casi può avvenire anche il contrario, ossia che il medico competente dichiari che l’attività della gestante sia in contrasto con la sua salute e quella del nascituro. In questi casi il congedo di maternità può essere anticipato anche di alcuni mesi. Nel caso in cui esistano delle precise condizioni che non consentono alla puerpera di godere del congedo di maternità nella sua interezza, quindi 5 mesi, potrà goderne il padre.
L’indennità di maternità
L’indennità di maternità è un incentivo che consente a chi è in congedo per maternità (o paternità) di ottenere un introito mensile, che per alcuni lavoratori viene anticipato dal datore di lavoro direttamente in busta paga. L’indennità è pari all’80% di quanto percepito durante il lavoro, calcolando i giorni di congedo moltiplicandoli per il 1/365 del reddito. Per ottenere l’indennità è necessario farne richiesta direttamente sul sito dell’INPS, tramite appositi moduli. La richiesta deve avvenire entro 2 mesi dalla data del parto; congiuntamente alla richiesta è necessario inviare all’INPS anche un certificato medico di gravidanza rilasciato da un medico del Servizio Sanitario Nazionale o convenzionato. Tale certificato può essere inviato anche per via telematica dal professionista stesso.
Per maggiori dettagli una buona fonte è fornita da Adecco, l’agenzia per il lavoro, che ha pubblicato una guida con tutte le informazioni sul congedo di maternità.
Cosa avviene al termine del congedo
Il congedo di maternità dura 5 mesi, in linea teorica quindi fino al 3° mese del bambino. Al termine di questo periodo è possibile fruire di un ulteriori periodo di astensione dal lavoro, a titolo facoltativo. Le madri possono richiedere di astenersi dal lavoro fino a 6 mesi dopo la nascita del figlio, per i padri fino a 7 mesi; l’astensione di entrambe i genitori non può superare gli 11 mesi totali. Volendo è possibile estendere il periodo di congedo per maternità, ma con una progressiva diminuzione dell’indennità percepita. Ci sono poi casi particolari che riguardano le lavoratrici precarie o coloro che fanno parte di gestioni particolari, correlate all’impiego svolto. Per le donne disoccupate è comunque disponibile un assegno di maternità, che va però richiesto presso il Comune di residenza, sempre pagato dall’INPS.
In caso di adozione o affido
Non tutti sono a conoscenza di questo tipo di opzione ma il congedo di maternità e la corrispettiva indennità sono concessi anche a coloro che adottano un bambino, in Italia o all’estero, o che lo ottengono in affido. Gli incentivi decorrono dal giorno in cui il bambino entra a far parte della nuova famiglia, non sono compresi quindi periodi di preaffido a scopo adozione in altri Paesi.

