di Ferdinando Cocciolo
Milano-Sanremo a Gerrans, Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix al rigenerato Tom Boonen, nella Liegi-Bastogne-Liegi Vincenzo Nibali solo secondo, e ora il Giro di Lombardia a Joaquim Rodriguez. Se non fosse per l’Amstel Gold Race vinta da Enrico Gasparotto sullo sperone del Cauberg, staremmo qui a parlare di un completo fallimento per i colori azzurri, evitato anche in virtù delle piazze d’onore al Fiandre e alla Liegi di Filippo Pozzato e appunto Vincenzo Nibali, che potevano, con un po’ più di fortuna, ottenere bottino pieno.
Ultimo appuntamento per le classiche monumento, il Giro di Lombardia, dunque. La cronaca più stretta “parla” di una grande gara, bella e spettacolare nonostante pioggia e diluvio, vinta da uno dei principali favoriti della vigilia, “Purito” Rodriguez, vedetta della sfida insieme a Philippe Gilbert e Alberto Contador.
Lo spagnolo della Katusha, che ha schierato al via anche un ottimo Kolobnev, è stato autore dello scatto decisivo sull’ultima salita di Villa Vergano, dove nel 2011 vinse, inaspettatamente, Zaugg davanti a Daniel Martin, con lo stesso Rodriguez terzo e Ivan Basso al quarto posto.
Alle spalle del corridore che può essere a pieno titolo considerato uno dei grandi protagonisti della stagione 2012 si è piazzato l’altro spagnolo Samuel Sanchez, al terzo Rigoberto Uran (Team Sky), ottimo quarto posto per il nostro Santambrogio ( BMC) che ha praticamente salvato i colori azzurri.
Ma è stata la gara dei “colpi di scena”, che hanno tolto di mezzo il superfavorito Philippe Gilbert (che ci teneva tanto a chiudere la stagione trionfalmente dopo il successo iridato), caduto nella discesa del tanto atteso e temuto Muro di Sormano; poi, nella successiva discesa del Ghisallo, è stato Vincenzo Nibali a cadere, dopo aver brillato proprio sullo strappo più duro della giornata, compromettendo così la parte finale del Lombardia.
Le salite del Ghisallo (uno dei totem del Lombardia), del Muro di Sormano (riproposto dopo il 1962) e di Villa Vergano sono stati i “punti forti” di una corsa che si è accesa fin da subito ed attendeva significative risposte da parte dei nostri, usciti battuti dal Mondiale di Valkenburg.
Dopo una cinquantina di chilometri si forma al comando un gruppetto composto da Rocchetti, Cristiano Salerno, gregario di Ivan Basso e Vincenzo Nibali, Emanuele Sella, Berard e Bardet, Morabito, Losada, Niki Sorensen, Locatelli e Grisko. Naturalmente, il gruppo non lascia molto spazio; nelle prime posizioni si fanno vedere un Alberto Contador concentratissimo, un Philippe Gilbert motivato, un Vincenzo Nibali sornione, un Diego Ulissi che vuol rappresentare la sorpresa.
Al Valico di Valcava, prima asperità di giornata, i fuggitivi hanno scollinato con 1 minuto e 30 di vantaggio sul gruppo: una specie di “assaggio” di quanto poi sarebbe accaduto, da Muro di Sormano in poi. La gara “vera” deve ancora entrare nel vivo; iniziano a muoversi i grandi, sotto l’impulso in particolare di Joaquim Rodriguez, Vincenzo Nibali e Contador che sembrano i più in palla.
Sono proprio loro a fare la differenza sul “mitico” Muro di Sormano (con pendenze tra il 15% e il 25%), subito seguiti, tra gli altri, da un attento Ivan Basso e dal campione d’Italia Franco Pellizzotti. Va già in difficoltà il campione del mondo Gilbert: è effettivamente in crisi oppure è solo questione di dosare le forze per il Ghisallo e per l’ultimo, forse decisivo strappo?
A far maggiore selezione, tuttavia, è la successiva discesa, dove l’asfalto bagnato manda molti corridori a terra, alcuni con conseguenze fatali per l’esito della corsa. Dopo Luca Paolini e Alessandro Ballan, tocca purtroppo proprio al neo-campione del mondo Gilbert, costretto al ritiro, spaventato e deluso.
Si arriva così ai piedi del Ghisallo con un gruppo abbastanza folto; si capisce fin dalle prime rampe che l’obiettivo dei big, soprattutto Contador, Rodriguez e Nibali, è quello di aspettare l’ultimo strappo di Villa Vergano per la stoccata vincente. Ma ci si chiede: “i nostri, da Nibali a Basso, da Ulissi a Pellizzotti e Di Luca, non possono provare ad anticipare Contador e Rodriguez per evitare di correre il rischio di portarli in carrozza sino all’arrivo?”.
E nella discesa del Ghisallo, resa viscida per la pioggia, un altro colpo di scena, la caduta di Vincenzo Nibali che tuttavia rientra in gruppo ma con enorme sofferenza, riducendo così la possibilità di poter competere per la vittoria.
Il gruppo è ancora numeroso all’imbocco dell’ultima salita di Villa Vergano, una quarantina di atleti e le condizioni meteo che vanno sempre più peggiorando. Il primo ad attaccare è Marcato, subito seguito da Verdugo ed Alexander Kolobnev, fido scudiero di Rodriguez. Ma l’azione dei tre si spegne subito e sul tratto più duro c’è l’attacco del capitano, “Purito” Rodriguez.
Nessuno riesce a resistere alla ruota dello spagnolo, scatenato; alle sue spalle solo un gruppetto formato da Alberto Contador, Uran, Santambrogio, Henao e Quintana, sui quali rientrano poi altri corridori tra cui Mollema e Franco Pellizzotti.
Ma il finale, l’apoteosi strameritata, è tutta per Joaquim Rodriguez, già vincitore quest’anno della Freccia Vallone, secondo al Giro d’Italia – perso per soli 16 secondi dal canadese Hesjedal – e terzo proprio alla Vuelta di Alberto Contador.
Con questa vittoria, lo spagnolo consolida la leadership nella classifica del World Tour, meritatissima, e dà un altro “schiaffo” al ciclismo italiano che, Gasparotto a parte, non riesce più a vincere al Mondiale e nelle grandi classiche monumento. Non solo, esce sconfitto pure in gare come la Milano–Torino e il Giro del Piemonte.




“Purito” Rodriguez è un grande corridore, non ci sono dubbi. E’ competitivo dall’inizio dell’anno alla fine, sia nelle classiche che nei grandi Giri…merita assolutamente la prima posizione nella classifica del World Tour…