di Claudia Boddi
IL PAESE DELLE STELLE NASCOSTE: RECENSIONE DEL LIBRO DI SARA YALDA
Il paese delle stelle nascoste” di Sara Yalda, edito da Piemme nel 2009, è la storia del viaggio autobiografico della scrittrice che, alla ricerca della sua vera natura, ritorna in Iran, dove sono le sue origini.
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Dopo essersi stabilita da molti anni a Parigi, Sara – che ha scelto questo semplice nome occidentale al posto del suo più insolito ed esotico Afsaneh – ritorna nella vecchia Persia, dove ancora vivono l’anziano padre con la nuova moglie e la sorella con il marito e i figli, per ritrovare la sua identità che da tempo sente lontana e opaca. In cerca di quel senso di appartenza, che ha valore centrale per ogni essere umano perché serve a riconoscersi in una storia, Sara si ritrova estranea anche nel paese che le ha dato i natali. Parla con un accento strano, tanto che spesso viene scambiata per straniera, e non segue più il filo di una società che negli anni è cambiata in maniera non lineare e adesso si mostra apparentemente più gentile (che in passato) ma che in fondo rimane rigida e inospitale come sempre.
Il paese delle stelle nascoste trasmette un forte senso di estraneità e di alienazione, il che significa che colpisce il centro perché è proprio ciò che l’autrice prova durante il suo viaggio alla ricerca di una casa che però sente di non riuscire più a trovare. Nonostante questo, il suo percorso non può dirsi fallito perché è servito a comprendere che la formazione dell’identità personale è un processo dinamico che parte sempre da noi stessi e che può essere fondamentalmente indipendente dai luoghi fisici che si vivono.
La volontà di inseguire luoghi esterni per rispecchiarsi in essi, in realtà, quasi sempre riflette quella di riacchiappare se stessi. Come conferma la storiella dell’upupa araba che correda il finale dell’opera.



