IL SILENZIO E IL VALORE DELLE AMMINISTRATIVE 2012

di Alberto Giusti

Fra poco più di due mesi, il 6 maggio, undici milioni di italiani si recheranno alle urne per le elezioni amministrative 2012. Tra le centinaia di comuni alla scadenza del mandato, ben 28 sono capoluoghi di provincia, distribuiti da nord a sud della penisola, caratteristica che potrebbe renderli rappresentativi per trarre eventuali conclusioni, a urne scrutinate, sulla direzione che gli elettori stanno prendendo per il dopo Monti.

Giuliano Pisapia, sindaco di Milano (foto flickr)

Anche se è appena uscito il nuovo inno del Pdl, lo scenario che va delineandosi per questo appuntamento elettorale appare certamente meno mediatico rispetto a quanto visto nel 2011, anno nel quale due città su tutte, Milano e Napoli, hanno creato un clima da horse race, come la chiamano gli studiosi di comunicazione politica. Due città che sono divenute grandi palcoscenici nazionali, con attori di primo piano come Letizia Moratti, Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris, senza dimenticare che a Milano lo stesso Berlusconi ha calcato la scena. Se allora da quei risultati si poteva trarre un forte declino del Pdl e del governo, oggi questo tipo di conclusione sarà molto più difficile da identificare, data la natura tecnica del consiglio dei ministri. Forse anche per questo, la tornata elettorale passerà in sordina rispetto all’anno scorso, con grandi palcoscenici sì, ma che difficilmente faranno replicare a Mentana giornate intere di record di ascolti.

Ma queste elezioni non sono meno importanti delle precedenti amministrative, anzi sono un test fondamentale per il futuro politico del paese. All’ombra dei professori, i partiti hanno campo libero per scommettere sul proprio futuro, per rinsaldare alleanze, sperimentare coalizioni, provare a correre da soli. Su alcune città in particolare voglio soffermarmi.

Innanzitutto, attenzione andrà dedicata alla città di Verona. Il sindaco uscente Flavio Tosi non è certo uno da sottovalutare: spesso nelle classifiche tra i sindaci più amati d’Italia, si è fatto conoscere a inizio carriera per l’inflessibilità e le dichiarazioni forti nei confronti dell’immigrazione clandestina. Negli ultimi tempi invece, specialmente lo scorso anno, si è distinto dai colleghi della Lega Nord, partito in cui è praticamente “nato e cresciuto”, per non aver osteggiato i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, prendendosi anche qualche ripassata da Bossi. Ecco quindi che la ricandidatura di Tosi, e soprattutto la conformazione delle liste che lo appoggeranno (si è parlato spesso di una “lista del sindaco”, che Bossi ha giudicato dannosa per la Lega), si pone come tassello importante del futuro della Lega, e la sua probabile vittoria influirà certamente sulle logiche del partito.

Interessante sarà osservare anche la città di Parma, spina azzurra nel fianco della rossa Emilia-Romagna nel corso di tutta la seconda repubblica. Il sindaco uscente, Pietro Vignali, si è dimesso nell’autunno dello scorso anno in seguito ad alcuni scandali che hanno colpito la sua amministrazione: da allora il comune è commissariato. Se il centrosinistra, e in particolare il Pd, riuscisse a riconquistare Parma, favorito dalla contingenza, questo potrebbe essere un segnale di inversione di tendenza rispetto alle difficoltà che affrontano nel riconfermarsi predominanti nelle regioni rosse, inficiati in particolare in Emilia-Romagna dal Movimento 5 Stelle.

Genova è sicuramente uno dei grandi palcoscenici di questo appuntamento elettorale. Seicentomila abitanti e un passato recente burrascoso, e non è una metafora. Il disastro dell’alluvione ha inciso fortemente sull’operato dell’amministrazione comunale, tanto da costare al sindaco uscente Marta Vincenzi la riedizione delle primarie e la sconfitta in quest’ultime. Il candidato del centrosinistra sarà dunque di Sinistra Ecologia e Libertà, il che ricorda certamente i fatti di Milano dello scorso anno. Sfida non semplice, ma che potrebbe avere un serio impatto sulle strategie del Pd, tra le sospirate alleanze col Terzo Polo e i richiami di Vendola ad un patto del centrosinistra.

Scendendo più a sud, troviamo, sepolta dalla neve, L’Aquila. La città distrutta dal terremoto è attualmente governata da un’amministrazione di centrosinistra, con un sindaco del Partito Democratico. Dopo la tragedia del 2009, gli scandali sugli edifici crollati, sulle spese per la ricostruzione che non è mai realmente iniziata e la grande interpretazione mediatica della tragedia da parte di Berlusconi e Bertolaso, alle provinciali del 2010 vinse il centrodestra. A tre anni di distanza dal terremoto, forse il giudizio su quanto è stato fatto sarà più lucido e la tragedia che la città continua a vivere, tra edifici puntellati e quartieri disabitati, potrebbe ripercuotersi su chi, a quel tempo, ha promesso più di quanto abbia realizzato.

Per chiudere quest’analisi, rimane l’altro, grande palcoscenico di questa tornata: Palermo. Di poco più grande di Genova, sarà forse questa la città che più di ogni altra si affaccerà sul futuro del sistema partitico del paese. Nonostante l’indiscutibile unicità della politica siciliana, dai risultati di Palermo si potrà trarre più di una conclusione. Intanto, il Terzo Polo ha annunciato il proprio candidato, Massimo Costa, che potrebbe correre da solo senza appoggio né dal centrodestra né dal centrosinistra, ma che ha già la ben più solida benedizione del governatore Lombardo. Questo candidato ha buone chance di arrivare quantomeno al ballottaggio, visto che il Pdl non ha ancora espresso con chiarezza le sue intenzioni e visto anche lo spettacolo che sta offrendo il centrosinistra. Le primarie infatti, con quattro candidati, non si stanno certo svolgendo in un clima pacifico e collaborativo. Un mese fa, sembrava quasi che di primarie non si potesse più parlare, tanto acceso si era fatto lo scontro fra le diverse fazioni. Dopo dieci anni di governo del centrodestra, e un commissariamento intervenuto a gennaio di quest’anno, il centrosinistra sembra cercare a tutti i costi di sprecare una grande occasione. Dagli esiti delle elezioni a Palermo si potrà verificare la temuta forza elettorale del Terzo Polo al sud, la tenuta dei serbatoi di voti meridionali del Pdl e le possibilità del Pd di tornare a competere seriamente nel mezzogiorno, arena fondamentale per giungere al governo del paese.

CAPOLUOGHI DI PROVINCIA AL VOTO: 

Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Verona, Gorizia, Genova, La Spezia, Parma, Piacenza, Lucca, Pistoia, Frosinone, Rieti, L’Aquila, Isernia, Brindisi, Lecce, Taranto, Trani, Catanzaro, Agrigento, Palermo, Trapani, Oristano e Lanusei che pur essendo comune inferiore è capoluogo rappresentativo della provincia dell’Ogliastra.

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