IL TOUR DE FRANCE DEL PIU’ FORTE, DEL RIMPIANTO, DELL’ORGOGLIO

di Ferdinando Cocciolo

Il Tour de France del più forte (Froome), del grande rimpianto (Quintana), dell’orgoglio (Vincenzo Nibali), della commovente storia di Ivan Basso

Il  Tour appartiene  a tutti i protagonisti, a tutti coloro che, attraverso la fatica, sono giunti sino a Parigi. Ma volendo scegliere un titolo per il nostro PostPopuli, questo ci sembra quello giusto, tenendo conto dei corridori che, probabilmente più di tutti, hanno segnato la storia della Grande Boucle 2015, con le loro ambizioni, emozioni, paure, sfortune.

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Dunque, Froome maglia gialla, secondo Quintana a 1 minuto e 12 secondi, terzo l’inossidabile  Valverde a 5 minuti, quarto il nostro Vincenzo Nibali a 8 minuti e 36, quinto Alberto Contador a 9 minuti e 48, poi Gesink, Mollema, Frank, Bardet, Rolland.

Insomma, i migliori tra i primi 10, tra cui chi avrebbe voluto o potuto fare di più, chi ha avuto anche sfortuna, chi ha deluso in parte. Con, ancora una volta, lo “Squalo dello  stretto” a tenere alto l’onore del ciclismo italiano, un orgoglio immenso e soprattutto la vittoria in una grande tappa sulle Alpi.

Checché ne dicano i tanti detrattori (censuriamo gli autori degli sputi), alcuni organi di stampa e opinionisti, ha vinto il più forte, il più continuo, e diciamolo pure, anche il più fortunato  nell’evitare cadute e imprevisti sin dall’inizio. Il leader della SKY (un vero e proprio squadrone programmato apposta per esaltare il britannico) è uscito innanzitutto indenne dall’appuntamento più temuto, quello della terza tappa sul pavè a Cambrai.  La sua vittoria sui Pirenei, a La Pierre-Saint Martin, con la sua immancabile frullata, ha rappresentato  una sorta  di  “pietra tombale” per le  ambizioni di tutti i rivali, ad iniziare da un Quintana che si è svegliato solo sulle Alpi, passando per un Nibali abbastanza sfortunato ma indubbiamente molto diverso rispetto al trionfo 2014, per finire con un Alberto Contador al limite delle proprie possibilità fisiche.

Come detto, indubbiamente quello che deve e può avere molti rimpianti è il leader della Movistar Quintana che con il suo attendismo evidenziato soprattutto sui Pirenei, ha praticamente spianato la strada al bis di Froome (secondo trionfo al Tour dopo il 2013). Per la verità, le salite dei Pirenei non erano così dure e selettive come le Alpi, dove il colombiano, sull’Alpe  d’Huez, ha tentato disperatamente di acciuffare la maglia gialla. È un dato di fatto, complessivamente in salita  Nairo Quintana si è dimostrato più forte  del britannico, ma è proprio mancato laddove poteva riaprire il Tour e renderlo più incerto e spettacolare. Eppure, ha avuto al suo fianco un Valverde encomiabile, che lo ha supportato nel migliore dei modi, ottenendo alla fine un insperato podio.

Alla fine, quello che ci  ha entusiasmato ancora una volta, per nostra fortuna, è stato Vincenzo Nibali. Un quarto posto certamente non in linea con il grande obiettivo di rivincere sulle strade francesi, ma in definitiva un ottimo risultato, forse insperato, per come si stavano mettendo le cose. Una grande cronosquadre da parte dell’Astana, il pavè dove Vincenzo ha attaccato ma non ha fatto la differenza, cadute e bottarelle varie (con inevitabili problemi al bacino), i rimproveri del manager Vinoukourov. Tutte componenti che potevano deprimere e sfiancare il siciliano. Invece, hanno rappresentato la molla per far uscire fuori determinazione e orgoglio, nell’impresa solitaria  di  La  Toussuire.

Ci voleva, per il nostro corridore più forte e rappresentativo, che molto probabilmente disputerà anche la Vuelta di Spagna, si spera con una condizione  migliore. Un volo straordinario, che  ci ha entusiasmato  e magari fatto ricredere chi non credeva più in Vincenzo. E naturalmente crescono i rimpianti, in Vincenzo e nei suoi tifosi, ma con la consapevolezza del diretto interessato di aver dato tutto, in un contesto di condizione psico fisica non ottimale. Lo  “Squalo”, nel 2016, dovrebbe disputare solo il Giro d’Italia, ma al Tour de France ci ritornerà, per sfidare nuovamente  Froome e Quintana.

Alberto Contador? Aveva il sogno del magico bis  Giro-Tour, ma si è capito sin da subito che non era lo stesso corridore della corsa rosa, alle prese anche lui con un po’ di sfortuna ma soprattutto con una condizione fisica approssimativa. Avrà capito, crediamo, che nel ciclismo moderno è quasi impossibile fare l’accoppiata, ma ci riproverà.  Ma Alberto e la Tinkoff hanno perso quasi subito Ivan Basso, che avrebbe potuto dare una grossa mano in salita. Ma Ivan proprio al Tour (che l’ha visto secondo e terzo nel 2005 e 2004) ha purtroppo scoperto la battaglia della vita, un tumore, il “mostro” che doveva essere attaccato e subito sconfitto. È rientrato subito  in Italia, operato, con una voglia di continuare e vivere che sicuramente è di esempio per chi soffre. Eh già Ivan è mancato a tutti, a quel ciclismo che, chissà, potrebbe ancora rivederlo in sella o nella nuova veste di dirigente.

Gli  altri? Tutti comprimari, di fronte ai “magnifici quattro”, con i francesi Pinot e Bardet che rappresentano garanzia  e futuro.  E i nostri? Oss, Trentin, Quinziato, ad esempio, più che altro per affinare la gamba in vista degli appuntamenti finali di stagione che culmineranno nel Mondiale a Richmond, e un Pozzato apparso in ripresa negli ultimi giorni. Più la grande speranza delle volate, il compagno nella Lampre Davide  Cimolai, che miracoli contro quel mostro di nome Greipel proprio non ne poteva fare.

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