IL TUMULTO DEI CIOMPI E ALTRI FERMENTI DEL ‘300 – STORIA DI FIRENZE

di Luca Moreno

Siamo alla quattordicesima puntata della serie di articoli di Luca Moreno sulla storia di Firenze. Le immagini sono numerate in continuità con quelle del tredicesimo articolo.

Urbano VI (da ornellamariani.it)

Figura 37: Urbano VI (da ornellamariani.it)

Riprendiamo la nostra narrazione da un evento ricordato nella storia fiorentina come La Guerra degli Otto Santi. Nel 1375 Firenze invia una richiesta di grano al Cardinale Guglielmo di Noellet, Referendario di Santa Romana Chiesa, il quale però, sostenuto da Papa Gregorio XI, declina seccamente. L’azione viene interpretata come un tentativo di indebolire Firenze per conquistarla; i fiorentini, incitati alla rivolta dai cosiddetti “fraticelli”, semiereticali e avversi alla ricchezza della corte di Avignone, creano una magistratura detta “Otto di Guerra”, i cui componenti, a sottolineare il carattere di “crociata” che lo scontro assume, saranno successivamente promossi sul campo con il titolo di “Otto Santi”. Il conflitto pur avendo un’origine assai concreta. va interpretato come un tentativo di reazione alla crisi attraversata dalla Chiesa sia nella sfera politica che in quella del controllo ideologico e morale sulla società. La Chiesa, infatti vede insidiata dal sorgere di nuove forme di potere (di cui la nascita degli Stati nazionali è l’esempio più importante) la propria millenaria e fino ad allora indiscussa autorità.

Le élites dominanti a Firenze si spaccano di fronte all’attacco papalino. Da un lato, le antiche famiglie magnatizie di tradizione guelfa (abbiamo visto come i due termini possano non essere in conflitto) si mostrano restie a una guerra contro il Papa; dall’altro, l’alta borghesia delle Arti maggiori che controlla la Signoria propende invece per l’intervento bellico e finisce per imporre la propria linea, organizzando una Lega delle città toscane e aizzando le città dello Stato Pontificio alla ribellione. L’azione di Gregorio XI porta alle estreme conseguenze – seppure in modo indiretto – lo scontro, che ha sempre caratterizzato la politica fiorentina (e non solo) tra la nobiltà e la borghesia; o meglio, tra la crisi della prima e l’ascesa della seconda. […]

Gregorio XI prepara la contromossa alla decisione della costituzione della Lega delle città toscane a lui avverse, e il 31 marzo del 1376 lancia la scomunica su Firenze, dichiarando decaduto qualsiasi credito a favore della città e cacciando seicento fiorentini da Avignone, con confisca di tutti i loro beni. L’evoluzione degli eventi, gli interventi di mediazione, ma soprattutto la sopravvenuta morte di Gregorio XI, sostituito da Urbano VI (figura 37), e l’ipotesi dello strangolamento di tutti i propri traffici induce la Signoria a trattare la pace, che viene stipulata a Tivoli nel giugno del 1378, dietro pagamento di un pesantissimo indennizzo di 350.000 fiorini, che finisce per gravare sulle spalle della popolazione sotto forma di esazioni fiscali (anche se la somma sarà pagata solo in parte). L’interdetto aveva colpito la Signoria fiorentina in un punto dolente, vale a dire l’asfissia economica causata dalla riduzione dei traffici commerciali nella seconda metà del Trecento a favore di Genova e Venezia. […] La conflittualità sociale fiorentina è poi ulteriormente esacerbata dall’esistenza di un terzo soggetto latore di rivendicazioni, costituito dagli appartenenti alle Arti minori e dai salariati esclusi dalle Arti, a cui si aggiunge, all’interno di quelle Maggiori, un inasprimento del conflitto legato alla progressiva preminenza dei mercanti sugli artigiani. La costante frustrazione dei soggetti meno economicamente potenti si tramuta in rivolta alla metà di luglio del 1378.

Figura 38 (da 055firenze.it)

Figura 38: La Loggia del Pesce (da 055firenze.it)

I Ciompi, salariati addetti a mansioni non specializzate entro l’Arte della Lana, si uniscono alle Arti minori e provocano una sommossa contro la decisione delle Arti maggiori di ridurre la produzione annua di lana sotto i 24.000 panni. Inizia così, nel 1378, il Tumulto dei Ciompi (in figura 38 la Loggia del Pesce collocata attualmente in Piazza dei Ciompi; anticamente si trovava nella Piazza del Mercato Vecchio, oggi Piazza della Repubblica), evento che s’inserisce nel contesto del generale inasprirsi della conflittualità sociale, tra il 1350 ed il 1390, tanto nelle campagne quanto nei centri urbani. Nel 1358 esplode infatti la jacquerie nell’Île-de-France, cui fa seguito, intorno al 1380, l’accensione di focolai di rivolta nella stessa Francia, nelle Fiandre, in Inghilterra e in Italia, dove nel decennio 1370-1380 si registrano violenti tumulti a Siena e a Perugia. Le sommosse proseguono per tutto il XV secolo, interessando la Catalogna, i Paesi scandinavi, il Kent e i Paesi di lingua tedesca. La rivolta fiorentina viene repressa con violenza il 19 luglio 1378; il giorno seguente, però, il popolo assedia i Priori, costringendoli, nella giornata del 21, a concedere la creazione di tre nuove Arti minori (Tintori, Farsettai e Ciompi) e destinare ad esse una rappresentanza di tre posti nella Signoria.

Michele di Lando (da Wikipedia)

Michele di Lando (da Wikipedia)

Contestualmente, nella neoeletta signoria del 23 luglio il ciompo Michele di Lando (figura 39) ricopre la più alta carica, quella di Gonfaloniere di Giustizia (in questa vicenda troviamo sulla scena politica, per la prima volta, un Medici di nome Salvestro, Gonfaloniere proprio in questo 1378 e simpatizzante della rivolta). Il blocco della produzione conseguente a questi eventi materializza tuttavia lo spettro della disoccupazione per i Ciompi, i quali si vedono sempre più emarginati e abbandonati dallo stesso Michele di Lando. Il 25 agosto i Ciompi insorgono nuovamente, ma nemmeno le Arti minori e quelle neonate dei Tintori e dei Farsettai, diffidenti del radicalismo dei salariati, si uniscono alla sommossa. Il 31 dello stesso mese, dopo sole sei settimane di governo, i Ciompi sono massacrati in Piazza della Signoria per opera dello stesso di Lando. La decisione delle Arti Minori di abbandonare i rivoltosi al loro destino però costerà caro, poiché dal 1382 le Minori si vedranno definitivamente estromesse dalla Signoria.

Tra le cause del fallimento, segnalerei l’inesperienza politica e l’eccessiva disinvoltura nel contrarre alleanze, anche laddove la diffidenza avrebbe dovuto prevalere. Ma soprattutto fu fatale ai Ciompi la sopravvalutazione delle proprie forze: anche dopo il tumulto, i mezzi di produzione infatti erano rimasti in mano alle corporazioni maggiori, che ebbero buon gioco a mettere alle strette i salariati rivoltosi con la chiusura degli stabilimenti. Il Tumulto dei Ciompi, poi, non fu un tentativo di rovesciare il sistema delle Arti, poiché i Ciompi aspiravano ad avervi parte attiva, né è possibile ritrovare in questi fatti la polemica contro i privilegi che nutre alcune rivolte a noi contemporanee. Tuttavia non può sfuggire, negli eventi fiorentini del 1378, l’anelito sia a una trasformazione delle condizioni di lavoro, sia ad un modo diverso di gestire la cosa pubblica. Il fatto è che, con la repressione della rivolta, Firenze si muove in senso diametralmente opposto a quello a cui aspiravano i Ciompi. Con il finire del XIV secolo, ogni infingimento nella gestione della politica fiorentina cade; la Signoria assume di fatto, anche se non formalmente, un connotato esplicitamente oligarchico, preludio dell’ascesa di una sola ed un’unica famiglia: prima gli Albizi e poi, in misura assai più rilevante, i Medici. Con la prossima puntata la nostra narrazione cambierà radicalmente registro, poiché da corale diventerà “individuale”, nel senso che incontreremo alcune delle più grandi figure della storia fiorentina.

One Response

  1. Anonymous 12/05/2018

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.