di Giovanni Agnoloni
Quando si parla di testi sacri, si entra in un territorio di grande sensibilità, e facilmente – nonché storicamente – soggetto a pericolose manipolazioni.
Sacro è il testo che ti lavora dentro, toccando aree della tua vita interiore (razionale ed emotiva) che sono particolarmente importanti per la tua evoluzione. Non è l’imprimatur di un’autorità clericale a renderlo tale. È però vero che tanti testi “liturgici”, ufficialmente riconosciuti dalle “chiese”, sono di fatto efficacissimi, in questo senso. Tanto che spesso – come nel caso del Vangelo di Giovanni – osserva Igor Sibaldi ne Il Libro del Giovane Giovanni – se ne deve lamentare una traduzione che non rende pienamente giustizia alle valenze del testo originario (nella misura in cui ne ottunde la sacralità, intesa come sopra).
Oggi voglio soffermarmi a parlare del Vangelo di Tommaso, uno dei cosiddetti “vangeli apocrifi”, bollato più volte, anche dai Padri della Chiesa, come “eretico”, perché assorbito nei limiti di un insieme di scuole di pensiero cristiano di natura “esoterica” (cioè “limitate a pochi eletti”): la Gnosi (o Gnosticismo), incentrata sul concetto di salvezza “tramite la conoscenza”. In realtà, come cercherò di dimostrare, i suoi contenuti sono di una trasparenza e di una forza di contatto incredibili con la stessa essenza della spiritualità cristiana quale emergente dai vangeli canonici (quelli di Marco, Matteo, Luca e Giovanni).
L’edizione Il Quinto Vangelo – Il Vangelo di Tommaso, con testo copto a fronte, a cura e per la traduzione di Mario Pincherle (Macro Edizioni, 2001), ha il merito di sottolineare come il Vangelo di Tommaso – frutto di un ritrovamento archeologico del 1945 in Egitto, non lontano da Luxor – sia prima di tutto assolutamente degno di fede sul piano storico, e in secondo luogo cronologicamente anteriore ai quattro vangeli canonici. Il testo risalirebbe alla metà del I secolo d.C., e la lingua in cui è scritto è il copto, una versione egizia del greco antico, e contiene tutta una serie di parole di Gesù rivolte a (e trascritte da) Tommaso, suo discepolo particolarmente sensibile, altrove chiamato Giuda o anche Didimo (“Gemello”).
A mio avviso tutto questo non è legittimamente etichettabile come espressione di una scuola di pensiero per “pochi prescelti” (ovvero, come si diceva, “esoterica” – anche se i detti in questione sarebbero stati rivelati da Gesù specificamente al suo “prediletto”, Tommaso, in virtù della sua specialissima ricettività). La sua lettura rivela anzi come sia aperto alla comprensione intuitiva di chiunque desideri coglierne i (o lasciarsi cogliere dai suoi) significati. Che sono semplici e immediati, ma allo stesso tempo di una profondità abissale, e tali da creare un ponte di autentica e vibrante connessione con alcune delle più grandi tradizioni spirituali del pianeta, insieme al cristianesimo, come ad esempio il buddhismo.
Questo potenziale sacro, in un’epoca, quella contemporanea, in cui molti grandi studiosi si sono spesi nel dichiarare e argomentare appunto la “fine del sacro”, è qui – come peraltro in tanta parte degli stessi vangeli canonici – assolutamente integro. Si tratta di messaggi che scendono dritti nel profondo del Cuore: nel Sé, dove si annida il Divino-in-noi, ovvero nella radice dell’identità dell’essere umano. Tommaso raccoglie e ritrasmette questa ricchezza, creando così un patchwork di autentici lampi d’illuminazione, che scardinano le maschere e le barriere della razionalità per creare un ponte di immediata comunicazione con la radice intuitiva e sapienziale dell’animo umano. Tema fondamentale, il ritorno all’Unità, il superamento del dualismo, della separazione, che nasce dal fraintendimento della presenza di Dio (Padre e Madre) dentro di noi e in tutto ciò che esiste.
Dal detto 22:
“Quando farete di due cose una unità
e farete l’interno uguale all’esterno
e l’esterno uguale all’interno
e il superiore uguale all’inferiore,
quando ridurrete il maschio e la femmina
ad un unico essere
così che il maschio non sia solo maschio
e la femmina non resti solo femmina,
quando considerate DUE occhi
come unità di occhio
ma una mano come unità di mano
e un piede come unità di piede,
una funzione vitale in luogo di una funzione vitale
allora troverete l’entrata del Regno.”
Qui vediamo anche il richiamo alla sintesi di maschile e femminile, che non sono solo i due principi alla base della vita, ma alludono ai due lati (razionale e intuitivo) della mente umana, che devono arrivare a coesistere perfettamente per generare salute, equilibrio e realizzazione spirituale.
Dal detto 29:
“Se la carne si forma dallo Spirito
è una meraviglia
ma se lo Spirito nasce dalla carne
è la meraviglia delle meraviglie.”
E dal detto 112:
“Guai alla carne
che è schiava dell’anima,
guai all’anima
che è schiava della carne!”
Qui e altrove Gesù sottolinea la pari importanza della carne e dello spirito, perché ci siamo incarnati proprio per vivere in questa dimensione materiale, anche se siamo solo “di passaggio” (dal detto 42), e dunque allo Spirito tendiamo sempre.
E poi (dal detto 50):
“Noi siamo usciti dalla luce,
di là dove la luce si forma
uscendo dall’Uno stesso.
Essa si espande e si manifesta, vivente, negli Archetipi.”
E dunque ci riconduciamo a quell’affascinante universo che sono gli archetipi dell’inconscio collettivo della psicologia junghiana, che ognuno di noi visualizza attraverso le immagini del suo mondo interiore, ma che nel loro insieme sembrano alludere a una comunione emotiva e spirituale che attraversa tutto il genere umano, ed è come un orizzonte di Idee platoniche, a cui tendiamo per e nel prendere consapevolezza di ciò che veramente siamo, nel profondo, nel Sé. Qui si aprono paesaggi sconfinati, e il Figlio dell’Uomo si rivela in noi, e noi scopriamo di essere già (in) Lui. Si veda il detto 108:
“Colui che beve alla mia bocca
diventa come Me
e Io divento Lui
e ciò che è nascosto gli è rivelato”
E ancora il detto 111:
“Se uno trova se stesso
il cosmo è nulla di fronte a lui!”
A quel punto, il canale di comunicazione/connessione con l’Universo è spalancato, e allora (v. detto 77)
“Tagliate del legno: io sono lì.
Sollevate una pietra,
mi troverete lì.”
e (v. detto 113)
“…il Regno del Padre
è già sulla terra
e gli uomini non lo vedono!”
Altro tema importante: la preghiera non si qualifica tanto come formula recitata, o comunque come successione di parole, ma come attitudine contemplativo-ricettiva rispetto all’energia-spirito compresente a tutto ciò che esiste. Ex-sistere, “uscire fuori da sé”, vuol dire infatti estrinsecare nel mondo l’essere che siamo. E in quell’È senza attributi sta la pienezza del Divino, che alberga in quella dimensione senza spazio e senza tempo che è ovunque e in ogni momento. Lo leggiamo a pagina 103 del testo in cui Tommaso si presenta e racconta altre cose rivelategli da Gesù (nel libro della Macro Edizioni, questo rientra nella parte finale, intitolata Commento):
“[pregate] tacendo e ascoltando la voce del Silenzio che parla dentro di voi, il Pensiero Vivente, vera preghiera, che crea e non ripete, che entra in voi ed è pura. Ciò che entra non vi contamina, ma ciò che esce vi sporca.”
Tutto, dunque, è o può rivelarsi fonte di preghiera (ovvero di ispirazione nel senso più alto del termine), purché sia tolta l’eccedenza di Ego (lo sporco che esce) e ci si riconduca/semplifichi al Sé, che ascolta/riceve e, immediatamente, fa, perché è puro riflesso e tramite di un Pensiero vivente (e fattivo) che è l’È divino (nient’altro che il Verbo che “in principio era”, secondo il celeberrimo incipit del Vangelo di Giovanni).
Così, non si esclude certo il valore dell’individualità, anzi! Perché il (Pensiero) Divino si manifesta diversamente ad ognuno, attraverso il prisma del suo Io superiore, quella sorta di membrana trasparente ma non “insapore” (e tanto meno “egoica” o “egoistica”!), fatta di intelligenza, emotività e “carattere”, che è la parte più alta di ogni individuo, aperta a e continuamente nutrita dal Sé, l’identità nuda, che è appunto la scintilla divina e il luogo in cui ciascuno di noi è Cristo e Lui è noi. E quel Pensiero è Amore puro non può ingannare. Non può far male.
Perché posso dirlo? Perché, personalmente, non “credevo”, in quanto volevo dimostrare. E prima ancora ero stato un bigotto dogmatico-razionale (sia pur tormentato e insoddisfatto). Quando ho visto/sentito, ho trovato (quasi) senza cercare. La risposta mi è venuta incontro nel silenzio, ancor prima che formulassi tante domande. Allora non si poneva più l’alternativa credere/non credere, perché era decisamente superata dalla rivelazione di fondo: l’È, ovvero quel territorio – o anche quella camera, come leggiamo nel Vangelo di Matteo (6, 6): “Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” –, in cui Dio, la Fonte di tutto ciò che “esiste”, si rivela appieno nel suo essere, ed è noi mentre noi siamo Lui.
Queste sensazioni peraltro, nel tempo le ho provate sempre più spesso anche in preghiere “verbali” che mi veniva spontaneo recitare – o, più esattamente, dovrei dire percorrere o sperimentare – mentalmente, dentro di me. In cui, come nei detti del Vangelo di Tommaso o nei punti più intensamente illuminanti dei vangeli canonici, all’improvviso una parola o una frase mi toccava, suggerendomi una risposta/reazione utile a una comprensione intuitiva. Questo fenomeno è andato di pari passo con lo sviluppo di una sensibilità olistico-naturalistica, che è passata non soltanto per le terapie di cui ho già avuto modo di parlare, ma anche attraverso altre esperienze, sia pur collegate a queste (poiché, come evidenzia lo stesso Vangelo di Tommaso, tutto è collegato a tutto): i sogni, lo stesso lavoro artistico, e in definitiva ogni “banale” attimo della vita (che ne so, fare la spesa, prendere un treno o cose simili).
Quando penso a tutto questo mi è assolutamente chiaro il primo messaggio della Vergine di Medjugorje (normalmente interpretato nel senso di dire “solo noi cattolici abbiamo ragione”, ma a mio avviso frainteso in pieno): “Esiste un’unica vera fede”, la spiritualità che attraversa tutte le religioni, tutti i culti, anche se (motivo per cui sono cristiano e non buddhista o altro) la divinità del Sé e l’incontro-riscatto dell’individuo nella sua fratellanza-identità con un Dio-fatto-Uomo si trova solo nel cristianesimo. In altre parole, ritengo sia giunto il momento di andare oltre l’ipocrisia di tanto cristianesimo esteriore e non sentito (detesto certe messe cantate che si vedono in TV, con mielosi cori belanti di facce fintamente “ispirate”), ma anche oltre la confusione ella fuga in un ateismo “di rigetto” (cosa che ho vissuto anch’io, per carità) o di un vagabondare tra filosofie e culti in cui tanti si rifugiano con animo in fondo non diverso da quello di chi va dalla prima fattucchiera vista su una TV locale.
Tanta responsabilità, in questo, ce l’ha una Chiesa colpevole di abusi ed errori/orrori, che io per primo desidererei poter vedere riformata nella povertà e nell’amore, senza più compromessi col male, collusioni massoniche e vergognose complicità e attiguità con attività criminali. Ma ricordo sempre che, quando nel Credo dico “credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica”, non sto (almeno in cuor mio) dicendo che credo nella Chiesa del papa qualunque cosa faccia, ma credo in quello che dovrebbe essere. Penso che la lettura del Vangelo di Tommaso evidenzi che proprio in ciò che la Chiesa professa nelle sue liturgie (si vedano le evidenziate attinenze coi vangeli canonici) ci sia lo stesso fondamento di quel cristianesimo “alla Didimo”, per tanti secoli ingiustamente bollato come esoterico ed eretico. E che dunque ci possa essere (e in parte già ci sia, nei fatti, in tanti luoghi in cui operano religiosi e laici con la coscienza limpida) una Chiesa “una” come tutto ciò che esiste, “santa” come sono sacri i testi sacri, “cattolica” nel senso greco del termine, cioè “universale”, e quindi (vedi la lezione teologica di Giovanni Paolo II) aperta al confronto interreligioso, e “apostolica”, perciò costantemente propensa a diffondere (leggi: a “incuriosire verso”) un messaggio che poi ognuno di noi raccoglierà, se vorrà, al momento opportuno. Perché una di quelle caratteristiche di quel Cristo che parlava a Tommaso è che sceglie Lui quando risvegliarsi in ognuno di noi. Magari mentre saliamo sul tram o prendiamo il sole in spiaggia.




Prima di tutto vorrei farti (per quello che possono valere) i miei complimenti per questo articolo: come sempre apprezzo tantissimo gli argomenti che tratti e le tue notevoli capacità espressive!!!
Hai toccato molti punti decisamente delicati che, immagino, possano indignare non poche persone ed è per questo che vorrei tentare di tradurre in parole quelle che sono le mie opinioni a tal proposito.
Per educazione e tradizione familiare ho avuto un passato da “Cristiano della domenica” che, però, nella mia adolescenza mi ha condotto ad una insoddisfazione che non sapevo descrivere o delineare. Riuscivo soltanto a percepire che quello che stavo facendo non mi bastava e che provavo un sentimento che mi spingeva verso qualcosa di più profondo (aggettivo non usato a caso, ma scelto opportunamente!) che ancora dovevo identificare.
Ho trascorso molti anni, decenni addirittura, alla ricerca di un Cristianesimo cattolico (quale mi professo) che, scevro da qualunque sovrastruttura aggiunta dall’uomo ma lungi dall’essere una religione costruita a MIA immagine e somiglianza, mi conducesse a (tentare di) vivere la mia quotidianità con quella intensità – “profondità” direi – che ci ha insegnato Cristo.
Purtroppo le vicissitudini della vita mi hanno spesso distolto da questa attività ma dentro di me, mentre comunque riscoprivo il valore NON RITUALE ma profondo (!) dei Sacramenti, qualcosa continuava ad operare.
Da poco tempo presumo di aver riscoperto in me l’essenza del messaggio cristiano e di aver potuto rileggere, sotto questa nuova luce, molti aspetti della vita che ci circonda.
Tutto ciò, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, mi ha portato non a distaccarmi da Dio e dal messaggio di Suo figlio ma, anzi, a confermarlo in pieno potendo percepire come veramente esista un unico Dio che nella storia e presso le singole culture si è manifestato in maniere differenti (a tal proposito, per esempio, appare incredibile la quantità di paralleli fra la vita di Gesù e quella del Buddha).
Naturalmente bisogna fare attenzione a non bollare di “sincretismo religioso” ciò che sto affermando: non cerco di attingere a religioni e/o filosofie per individuarne elementi comuni e farne un unico “minestrone”, tento di tradurre in parole quel sentimento molto intimo (scusa la ripetizione, profondo) che mi sta suggerendo che dobbiamo andare oltre alle divisioni che l’Uomo ha introdotto, paradossalmente attribuendole proprio a Dio, e ritrovare, partendo dal nostro interno (ma d’altronde noi siamo “tempio di Dio”), quell’unità universale e con lo Spirito di Dio che costituiscono la base del messaggio di Cristo e da cui tutto il resto, compresi i precetti e le regole cui siamo più o meno abituati, ha preso origine.
In questa ottica tutto torna, ogni cosa ha la propria collocazione ed assume un connotato nuovo anche nella mia normalissima vita quotidiana in cui, ovviamente, si fanno comunque largo le mie intemperanze e debolezze di uomo qualunque, sicuramente sempre presenti.
Infine, ricollegandomi ancora a quanto hai scritto, voglio solo citare il messaggio che Maria ha lasciato a Medjugorje il 1° Marzo 1982: “Se sapeste quanto vi amo piangereste di gioia!”. Solo quest’anno ho ricevuto la grazia di poter provare quanto sia vero e quanto sia potente l’abbraccio di amore materno, infinito che la Vergine ha per tutti noi!
Sicuramente qualcuno mi considererà un pazzo delirante, altri un invasato fondamentalista. Mi scuso se non riesco a trasmettere con le parole quello che sto provando ma spero sinceramente che almeno possano offire un seppur minimo spunto di riflessione ed approfondimento.
Grazie infinite, Andrea, per il tuo preziosissimo commento. Credo davvero che sia giunto il tempo di una maturazione spirituale interreligiosa, che non significa, come giustamente sottolinei, “sincretistica”. L’Illuminismo, preziosa conquista dell’intelletto, e i suoi rampolli positivistici e scientifici, sia pur fondamentali conquiste dell’umanità, hanno anche e purtroppo portato come conseguenza una sempre più forte contrapposizione tra la dimensione della fede e quella della fattualità concreta, relegando la prima in una dimensione di “fola”, “credenza illusoria” per ingenui. Chi vive le dinamiche spirituali in profondità (e con questo non voglio limitarmi ai cristiani, né tanto meno esprimere disistima per gli atei non “di posa”) sa invece quanto queste realtà ardano nell’intimo, riuscendo a svolgere una radicale e concretissima funzione trasformativa. Intuire l’imprescindibilità di tutto questo, allo stesso modo in cui nessuno riesce a vivere (o almeno a vivere felice) senza amore latamente inteso, equivale a comprendere proprio l’unicità di tutto ciò che esiste, e aprirsi a una dimensione intuitiva che può felicemente completare e coniugarsi con i migliori esiti del razionalismo e della scienza sperimentale.
Ciao Carissimo Giovanni…. bellissima e assai veritiera, la tua riflessione sul vangelo di Tommaso…. ma vorrei anche evendiaziare e quassi rimarcare con giusto scevro giudizio, alla luce di queste rivelate/riesumate celate verità (che in incognito, da molti ricercatori d’anima, sono state trasmesse già da tantissimo tempo); alla luce del nuovo giurno, nella nuce di questo nosto tempo, tenendo conto di tutte le NEFASTE CONSEGUENZE e implicanze che hanno causato ed ancora causano tantissimi mali, per mancanza di conoscenza o divulgazione; come giudicheresti l’operato di quello che fu rinnegato dai primi padri della chiesa?
Beh, Raffaele, bene queste discriminazioni sicuramente non hanno fatto, se non altro perché hanno ridotto a esoterismo, o addirittura ad eresia, quelli che erano spunti in realtà (come ho evidenziato nell’articolo) presenti anche nei vangeli canonici. D’altro canto, proprio il fatto che esistano pure qui e siano liberamente percepibili anche durante la messa (a me succede ogni domenica), evidenzia come lo spirito continui ad agire nonostante certi (inappropriati) vincoli dogmatici imposti dalle istituzioni ecclesiastiche (che peraltro non sono sempre così ottuse come certi “vertici” fanno pensare, anzi, tutto l’opposto). Come del resto lo spirito opera attraverso la Natura (vedi i messaggi della Vergine di Medjugorje che invitano a ritrovare il rapporto con Dio attraverso la Madre Natura) e attraverso tutta la rete di messaggi sincronicistici di cui la vita è imbevuta, e che bene la psicologia junghiana ha evidenziato nella loro grande importanza. Voglio dire, attivando (o riattivando) questi canali di comprensione è possibile creare (o ripristinare) dei canali di comunicazione tra reami della Scienza e della Fede, della Materia e dello Spirito, che solo una visione razionalistica portata alle estreme conseguenze (figlia di certi eccessi a cui ha portato il pur fondamentale pensiero calvinista e illuminista) ha separato, mettendoci sostanzialmente il prosciutto davanti agli occhi.
Articolo molto interessante! E ti ringrazio per il passaggio che anche a me, quando recito il Credo, genera dissidi tremendi, nella parte in cui affermo che “credo nella Chiesa una, santa, cattolica e apostolica”; anch’io, in quel momento, penso ad una Chiesa come la vorrei. Vedo che quindi non sono il solo a pormi questo problema:-)
No, non sei solo, Luca. E dico di più. Personalmente, mi sono spesso trovato “ai ferri corti” con Dio, proprio per le contraddizioni della Chiesa. Poi però, anche grazie a spunti giuntimi dal mio parroco (uomo di grande profondità), ho compreso che a volte i canali spirituali (ovvero il modo di manifestarsi della “volontà di Dio”) operano enigmaticamente e “provocatoriamente”. Ovvero, stante il fatto che la Chiesa deve cambiare, Lui (ma dovremmo dire Lui/Lei, perché è Padre e Madre) vuole “avere un rapporto” con noi, insomma, ci spintona e sollecita variamente perché capiamo quello che vuole da noi, cioè da te, da me, da Mario, Gino e Giuditta, individualmente. Perché il rapporto con lui è inestricabilmente personale. Perciò anche questa mia (o tua) reazione può, su un terreno spirituale se non altro, essere un contributo a un’evoluzione della Chiesa, che – non dimentichiamo – è la comunità dei fedeli, il cui corrispettivo (e insieme che la comprende) è la Comunione dei Santi (insomma, non è solo l’istituzione romana, col suo marcio abbondante). Di fronte agli scandali che mi fanno incazzare, sai cosa mi ha detto Suor Cornelia di Medjugorje (che fa un lavoro altamente meritorio coi bambini orfani)? “Restiamo uniti nella preghiera”. Bisogna anche agire, ma la “preghiera”, intesa non solo come “orazione”, ma come contatto con il Sé, è una forza capace di cambiare il mondo, o di creare le premesse perché cambi.
Eh sì..Spesso ci capita di partecipare a discussioni sulla Chiesa; e non raramente questi confronti diventano poco produttivi; ma questo succede perché si mescolano piano diversi nell’ambito di una stessa discussione. Anzi, questa metodologia errata di discutere non riguarda solo il modo di trattare il tema di cui stiamo parlando, ma più in generale è utilizzata per affrontare problemi di varia natura; ma restiamo sulla Chiesa: esiste il piano teologico – metafisico; quello intimo e personale (tra tutti quelli direi maggiormente dotato di “mistero”); il piano sociologico, mi riferisco a ciò che la Chiesa rappresenta all’interno della società secolarizzata e la sua conseguente capacità di condizionarla; il piano politico-istituzionale (Vaticano) quello cioè meno capito ed accettato, anche dai fedeli; il piano gerarchico che non si manifesta soltanto nella struttura cardinalizia, ma soprattutto nell’organizzazione periferica vescovile, che è già un’altra cosa; il piano squisitamente umanitario quale è il sacrificio silenzioso, ma così ricco di significati morali e materiali, dei missionari; ed ancora…la Chiesa intesa come fuga dal mondo, per dedicarsi anima e corpo a Dio, mi riferisco alle scelte radicali come la clausura e si potrebbe continuare… Voglio dire che certe volte non ci capiamo perché pretendiamo di discutere piani distinti come se fossero un’unica realtà con il risultato che non progrediamo nella comprensione di questo fenomeno complessissimo che chiamiamo “Chiesa”.
Hai quanto mai ragione, Luca. “Chiesa”è un termine talmente polivalente da abbracciare realtà ben diverse tra loro, alcune delle quali bellissime, altre molto meno. Un po’ come “società” o “stato”, con la differenza, però, che la “chiesa” è sia “società”, sia, almeno fino a un certo livello “stato”, o comunque istituzione. Da questi possibili fraintendimenti (ovvero dall’assimilare nel giudizio negativo – quasi sempre legato agli errori del piano istituzionale – anche i livelli intimi e di condivisione umana sincera a cui tu giustamente facevi riferimento) nascono tante (infondate: lo dico per esperienza personale) scelte di ateismo di rigetto, dal momento che Gesù Cristo, sia pur rappresentato degnamente da tanti suoi ministri, non ha assolutamente niente a che fare con le pastoie di tanti mammasantissima del “regime” – nella misura e solo nella misura in cui lo è – vaticano.
Ciao, Giovanni! Oltre a gioire del tuo articolo, vorrei fare una precisazione su termine” esoterico”. Questa è una parola esoterica, quindi mal compresa.
“Esoterico” non vuol dire “limitato a pochi eletti” o significati simili!
Vuol dire che è “nascosto” “a chi non ha occhi per vedere ed orecchie per udire”.
Vuol dire che solo coloro che hanno raggiunto il livello di Coscienza adeguato a quella comprensione possono capire e, soprattutto, comprendere!
Non è dunque, esotericamente, il Maestro che sceglie i suoi preferiti nella cerchia ristretta ma sono coloro che hanno l’elevazione spirituale sufficiente che naturalmente entrano!
Un grande abbraccio a te e a tutti, se posso!
AlbaCentroInfinito Sangermano.
Ciao, Giovanni! Oltre a gioire del tuo articolo, vorrei fare una precisazione su termine” esoterico”. Questa è una parola esoterica, quindi mal compresa.
“Esoterico” non vuol dire “limitato a pochi eletti” o significati simili!
Vuol dire che è “nascosto” “a chi non ha occhi per vedere ed orecchie per udire”.
Vuol dire che solo coloro che hanno raggiunto il livello di Coscienza adeguato a quella comprensione possono capire e, soprattutto, comprendere!
Non è dunque, esotericamente, il Maestro che sceglie i suoi preferiti nella cerchia ristretta ma sono coloro che hanno l’elevazione spirituale sufficiente che naturalmente entrano!
Un grande abbraccio a te e a tutti, se posso!
AlbaCentroInfinito Sangermano.
Grazie, Alba! Sono d’accordissimo con te, ma la mia distinzione eso-/esso- risentiva più che altro dell’accezione aristotelica dei due termini… E’ che comunque è proprio questa (pochi eletti/anche “altri”) l’accezione in cui il termine è passato, in una tradizione canonica che ha finito per stigmatizzare questi insegnamenti come “eretici”, cosa che in sé non erano. Mentre negli stessi vangeli canonici sono presenti, come ho sottolineato, gli spunti profondi di quella saggezza mistica. Un saluto!
Bene, già caro Giovanni! Bé, se permetti, forse è meglio, in questi casi, prendere l’ accezione platonica, piuttosto che l’aristotelica, e riappropriarci del vero significato delle parole, tanto più che anche oggi ci sono persone e gruppi che le usano a tono, e il suo vero significato è quindi ancora molto vivo!
Un metodo che la parte “oscura” usa da sempre, e tra i più usati, per confondere ( “anche gli eletti”) è proprio quello di prendere parole, frasi, cancelli della Luce e stravolgerli, rivoltando le cose e mettendo gli uni contro gli altri. La parola “New Age”, ad esempio, ora pare una parolaccia, denigrata… Ma la prima volta che essa venne alla luce fu nei libri del Maestro D.K., tramite A.A.Bailey, ed indicava proprio la Nuova Era nella quale siamo già in parte entrati, non un movimento sfarfalleggiante, caotico ed opportunista come ora ci fanno credere! So che il Nazismo aveva una canzone che inneggiava alla gioia ( che è dell’Anima). Sono andata fuori tema, ma forse non troppo, visto che qui si parla di Tommaso, il tanto denigrato Tommaso! Anche con lui sono riusciti a farci credere che fosse un fesso razionalista! Riprendiamoci dunque la verità, anche in queste forse piccole cose! Con molta stima, un abbraccio.
AlbaCentroInfinito Sangermano.
Bah, non so, Alba, francamente dei percorsi a cui alludi non so molto. Per me il centro resta la parola di Cristo, per come espressa nei vangeli canonici e anche in quelli apocrifi (che peraltro devo continuare ad approfondire). La New Age, come certe manipolazioni delle filosofie orientali in voga in occidente, si presta a dare adito a sette, in fondo non diverse da Scientology o da certe derive (da te giustamente deprecate), come il cosiddetto “Nazismo mistico”. In altre parole, diffido, come diffido anche del dogmatismo religioso senza cuore (di qualunque religione si tratti).
Bellissimo articolo! Interessante davvero. Anche la scrittura è vivificata dallo spirito e ciò che è vero e proviene dal Cuore in quanto esperienza, raggiunge a sua volta il cuore di molti.