IL VOYEURISMO INFORMATICO, NON SOLO PORNOGRAFIA

di Francesco Gori

La parola voyeurismo è spesso associata al “guardone” in ambito sessuale. È un voyeur colui che guarda altri durante un’attività sessuale. E magari si masturba. In questo, la pornografia rappresenta il più grande esempio. Ma in generale, si può chiamare con questo nome qualunque attività passiva, consistente nel guardare altri che fanno cose, per dirla semplicemente. Possiamo dire che l’insieme del porno interseca un insieme ben più vasto: quello del voyeurismo informatico.

Uno dei primi personal computer (dvq.com)

Credo che mai come in questi tempi il termine possa essere utilizzato a dovere. La nascita, la rivoluzione di internet ha sviluppato in maniera esponenziale la possibilità di una vita virtuale, da protagonisti invisibili. Mi ricordo quando scoprii questo mondo affascinante: ero estasiato, bastava un click e l’argomento che cercavi era lì, sotto i tuoi occhi! Non c’erano pù bisogno di estenuanti ricerche bibliotecarie! Ore e ore sulla tastiera, non riuscivo a staccarmi. Erano gli albori, tanti anni fa, di quella navigazione che ormai è parte integrante della vita quotidiana di un cittadino di un paese evoluto.

Onore e merito ad intenet, straordinaria invenzione paragonibile ad altre del passato che hanno modificato usi e costumi: penso alla radio, alla lavatrice, alla televisione ad esempio. Ma ogni grande invenzione porta con sé un dazio da pagare, così come spesso a una grande luce corrisponde una grande ombra. Il prezzo è la virtualità delle relazioni e il voyeurismo informatico.

I social network sono il Grande Fratello di internet, così amato, così odiato. Gare per far lievitare il numero delle amicizie, il più delle volte semplici numeri, specchio nel quale vomitare al mondo difficoltà, amori e rancori. Ma soprattutto strumento di spionaggio. Facebook l’esempio più eclatante e sotto gli occhi di tutti. Un semplice click e sei sul profilo dell’amico-finto amico pronto a spulciarne i dettagli, a captarne i perché dei suoi atteggiamenti, ad ammirarne od odiarne i modi di fare.

Ecco, è il voyeurismo informatico l’hobby più praticato del tempo, se si riuscisse a cronometrare il tempo medio di sbirciamento sui fatti altrui. Ci vorrebbero chissà quanti post per parlare dei social network, delle cause che ci hanno portato fin qui. Magari li faremo. Rimane il fatto dello spiare, che è un gesto miserevole, fin da bambini ci hanno insegnato che “non si fa la spia”. Mi viene in mente ad esempio il film Le vite degli altri e le intercettazioni della Stasi nella Berlino dell’Est. Così noi, intercettati per coprire solitudini, vuoti interiori, nutrire rancori e invidie, colmarci di ammirazione; tutto fruibile semplicemente spostando la freccetta del mouse e sfruttandone il tasto sinistro. Un’abitudine lugubre, figlia di tempi vuoti e virtuali ma significativi, dai quali evincere qualcosa di più, in base a piccole sfumature, su una persona che altrimenti manterrebbe la maschera, e di conseguenza scegliere.

Controllare passivamente le altre persone non è altro che esibizionismo represso, falsa indifferenza che non genera mai niente di buono se non freddo distacco, è l’altra faccia della medaglia di chi monopolizza la bacheca di un social network con le sue continue esternazioni, commenti o video. Gli estremi, la storia del mondo ci insegna, non vanno mai bene.

In fondo, tra voyeurismo informatico e pornografia non c’è grande differenza: si guardano gli altri e si prova un’eccitazione di qualche tipo.

5 Comments

  1. Felice78 09/02/2012
  2. Giovanni Agnoloni 09/02/2012
  3. Venanzio Siluro 09/02/2012
  4. Laurina83 09/02/2012
  5. CLAUDIA 10/02/2012

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