INÉS DELL’ANIMA MIA DI ISABEL ALLENDE

di Claudia Boddi

“Inés dell’anima mia” di Isabel Allende, prima edizione Feltrinelli 2006, è la biografia di una conquistatrice: Inés Suarez, la donna coraggiosa e appassionata che ha combattuto alla stregua e al fianco dei più valorosi soldati e dei più indomiti capitani mai esistiti, con fame infinita di terre e di vittorie, contribuendo come loro alla fondazione della città di Santiago del Cile.

La copertina di “Inés dell’anima mia” di Isabel Allende – vallesabbianews.it

Siamo nel 1537, quando la nostra eroina parte insieme a un reggimento spagnolo, guidato da Pedro de Valdivia, alla conquista del Cile. Di una bellezza magnetica Inés, vedova da poco del suo primo marito, pensa solo a realizzarsi nel regno di Spagna. Quando un giorno si consuma l’incontro che le cambierà definitivamente la vita, catapultandola dall’altra parte del mondo in un’avventura che avrà dell’incredibile. La prima volta che il suo sguardo incrocia quello di Pedro de Valdivia è quando lui le si intrufola in casa per sottrarla al piano di due male intenzionati decisi, come non mai, ad approfittare delle sue virtù. È in quel momento che la scintilla si accende e dà inizio a un sodalizio raro da trovare sia in letteratura che nella vita reale. Un’unione d’amore ma anche di solidarietà umana, sostegno e valorizzazione reciproci. Schiaffo ma anche carezza, protezione ma anche incoscienza, lealtà ma anche opportunismo, identità ma anche appartenenza, vicino ma anche lontano, insieme ma anche divisi. È sul filo di queste contrapposizioni che si gioca lo scambio, con un’intensità  che rimane però costantemente elevata. E sarà proprio Pedro de Valdivia, l’amato capitano, che in qualche fase di stallo della spedizione, nei momenti trascorsi intimamente insieme, pronuncerà l’appellativo che dà il titolo all’opera e che rimarrà impresso nella mente e nel cuore di Inés fino alla sua morte, anche quando, in tarda età, detterà le sue memorie alla nipote, interlocutore sospeso ma comunque presente nel testo.

Un libro di lotte e d’amore, di inebrianti successi dal sapore d’eternità e di improvvisi capovolgimenti di fronte che, invece, fanno avere la percezione di quanto tutte le cose siano davvero temporanee e, a dir poco, provvisorie. Un’altra opera significativa, attarverso la quale l’autrice ci regala pregiatissimi esempi di dialoghi interiori che si dipanano a favore di pubblico, sollecitando la coscienza critica di chi legge. La Allende, sempre particolarmente attenta ai ruoli femminili in tutte le formazioni sociali e in ogni epoca storica, anche in questo caso traccia un ritratto fedele e accattivante di una figura unica nel suo genere ma altamente simbolica quanto a coraggio e forza d’animo, dando vita a un romanzo colorato e denso di sfumature. Personaggi affascinanti che abitano l’era coloniale, definiti con meticolosità nei loro caratteri principali, sono figli dei quattro anni di letture bulimiche che la Allende si è divorata per costruire la base solida di informazioni su cui  poggiare questo lavoro che è anche un interessante dispositivo etnografico.

Accanto alla fitta trama delle contrapposizioni, troviamo l’accorato intreccio dei parallelismi tra passato e presente, Pedro e Rodrigo, XVI secolo e posterità, che realizza un unicuum armonico e vitale, fatto di speranza e libertà ma anche di integrazione di prospettive e traiettorie diverse. Inconfondibile, anche qui, lo stile narrativo, delicato e intensissimo, di Isabel Allende che non lascia niente al caso e accompagna il lettore in quest’ennesimo percorso a sorpresa, tratteggiando a tutto tondo la psicologia dei personaggi, approfondendone anche gli aspetti più reconditi, per presentarli avvolti nel loro vestito migliore a chi legge.

Nuovamente un libro intelligente che, attraverso il racconto della conquista cilena, stimola a riflettere sulle dinamiche tra le persone che, nottetempo, sono le fondamenta sulle quali si basa l’intera esistenza umana. 

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