INNOCENCE OF MUSLIMS: QUANDO L’IGNORANZA SCATENA LA VIOLENZA

di Alberto Giusti

Un battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Così è stato, mercoledì 12 settembre, per la diffusione su Youtube del trailer di un film di infimo livello, il cui montaggio, a guardare quei pochi fotogrammi su Internet, sembra essere stato fatto da un dilettante, la scenografia è ridicola, e la trama a dir poco avventata. Eppure, Innocence of Muslims è costato 5 milioni di dollari e 3 mesi di riprese, pur essendo passato praticamente inosservato a Hollywood, proiettato in un’unica sala, di certo non con il pubblico delle grandi occasioni.

Una scena di Innocence of Muslims (linkiesta.it)

Eppure, per chi cerca ogni giorno una copertura “popolare” alla violenza delle proprie azioni, non è passato inosservato: è il caso di Al Qaeda, la pur decapitata ma sempre attiva organizzazione terroristica internazionale, che ha mosso folle di fanatici nel mondo arabo contro gli Stati Uniti proprio per Innocence of Muslims. La massa, a quanto pare impossibilitata a distinguere la produzione di un film dalla politica estera di uno stato, ma sicuramente ben guidata da chi al video ha fatto la migliore pubblicità, si è diretta contro le ambasciate americane, in particolare a Bengasi, in Libia, e al Cairo, in Egitto, per protestare e condannare il dissacrante filmato sulla presunta poco sana vita del Profeta.

È morto così l’ambasciatore americano a Bengasi Christopher Stevens, insieme a tre suoi collaboratori. Ciò che rende sconcertante la sua morte, è il ruolo chiave di collegamento con le istituzioni americane che Stevens ha svolto per i ribelli libici durante la guerra civile e la capitolazione di Gheddafi. E che sia stato ucciso proprio a Bengasi, la roccaforte dei ribelli, dove si dovrebbe dare per scontato che la situazione sia sotto controllo. Di certo, un attacco con lanciarazzi non è attribuibile alla folla inferocita.

Di fronte a questa tragedia, accaduta poche ore dopo le celebrazioni dell’anniversario dell’11 settembre, dobbiamo prestarci ad alcune osservazioni.

Innanzitutto, la satira religiosa sull’Islam è una dimostrazione d’ignoranza al pari di poche altre. Tutto il mondo sa, ormai, che la produzione di questo materiale altro non diventa che uno strumento potentissimo per abili manipolatori, che riescono così a muovere le folle al proprio comando, a copertura di tanti misfatti. Dunque, il modo migliore per combattere l’integralismo islamico sarebbe non procurare sponde a chi ha fatto dell’anti-occidentalismo una bandiera e una scusa buona per tutte le occasioni. E questo spero lo capisca il candidato alla presidenza Mitt Romney, che dovrebbe esimersi dallo sfruttare troppo la situazione, visti i rischi che il personale americano corre in questo momento, in ogni parte del mondo.

In secondo luogo, la primavera araba non è, e forse non è mai stata, l’evento felice e liberatorio che gli occidentali si sono immaginati. E soprattutto, non tutti sono intenzionati a ringraziare chi è stato con le mani in mano per decenni, per svegliarsi un giorno dicendo che forse la democrazia era meglio di Gheddafi, di Ben Alì, di Mubarak.

I litorali nordafricani ribollono, in queste ore, per le manifestazioni. Se a Bengasi i libici fanno contro-manifestazioni pro americane in ricordo di Chris Stevens, in Egitto e Yemen i disordini continuano. Non possiamo che ricordare quanto detto dal defunto ambasciatore per concludere su questa amara vicenda: «Le relazioni tra i governi sono importanti, ma sono le relazioni tra i popoli il vero fondamento della comprensione reciproca».  E il rispetto ne è una componente imprescindibile.

9 Comments

  1. Roberto 14/09/2012
  2. Giovanni Agnoloni 14/09/2012
  3. Emiliano 15/09/2012
  4. Emiliano 15/09/2012
  5. Roberto 15/09/2012
  6. Luca Moreno 15/09/2012
  7. Emiliano 15/09/2012
  8. Luca Moreno 16/09/2012
  9. Roberto 16/09/2012

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