di Giovanni Agnoloni
Ammetto di aver pensato male. Credevo che l’Italia avrebbe espresso il gioco stitico di tante partite di qualificazione o amichevoli. Invece, nella splendida cornice dello stadio di Danzica, dopo un inizio tambureggiante della Spagna, col tipico toque y pase delle Furie Rosse, gli azzurri sono venuti fuori. Pirlo ha iniziato a prendere le redini del centrocampo, e col supporto di un ottimo Giaccherini a sinistra, delle sortite di un sempre geniale Cassano e (almeno in teoria) dell’estro da ariete di Balotelli, ha iniziato a pungere.
È nostra la prima limpida occasione da gol, con un fendente rasoterra di Cassano che per poco non buca Iker Casillas. Da segnalare anche una punizione di Pirlo parata dal portiere del Real Madrid. Però la Spagna tiene. Innervosita da un’Italia tutt’altro che materasso, ma che anzi inizia ad avere il pallino del gioco, avanza, ispirata dalla risorsa infinita di quel grande che è Iniesta, e con Silva e Fábregas punzecchia e inizia a scaldare le mani a Buffon. Nonostante tutto, la difesa a tre con De Rossi centrale, contro tutte le aspettative (mie comprese) regge, e bene. I falli cominciano a pesare, Thiago Motta si becca una tacchettata ad altezza spalla e Mario Balotelli inizia a dare i primi segni di insofferenza, fors’anche perché davanti non risulta efficace come ci si aspetterebbe da lui. È suo il primo cartellino giallo dei ragazzi di Prandelli.
Si va all’intervallo con la sensazione di potersela giocare, e con la consapevolezza che siamo di fronte alla più bella partita dell’Europeo, finora, insieme a Russia-Repubblica Ceca. Mi aspetto almeno un cambio, magari Di Natale per Balotelli, anche per evitare di restare in dieci, considerando il carattere “fumino” del giocatore del Manchester City. Però al fischio d’inizio della ripresa gli undici in campo sono sempre gli stessi. La Spagna ha un altro piglio; sembra aver ripreso in mano le redini della partita, come compete alla nazionale Campione d’Europa e del Mondo. Ma è l’Italia ad avere una limpidissima occasione, proprio con Balotelli, che ruba palla sulla fascia destra e s’invola, solo, verso l’area e la porta iberica. Troppo lentamente, al limite della goffaggine. Forse è emozionato, forse contratto, fatto sta che non tenta neanche il tiro, e Sergio Ramos lo recupera e lo ferma, con un intervento a mio avviso da rigore. Cassano, che era libero a sinistra, si arrabbia.
Balotelli, fors’anche per punizione, viene sostituito poco dopo. Entra Totò Di Natale.
Poi un lampo. Con la limpidezza delle azioni che restano negli annali. Pirlo si libera della marcatura a centrocampo e serve a Di Natale una palla in profondità, col centravanti dell’Udinese che si ritrova solo davanti a Casillas e incrocia con un fantastico lob che s’insacca alla sinistra del portiere. Siamo al 60′.
La reazione delle Furie Rosse non si fa attendere. David Silva, giusto un attimo prima di essere sostituito da un poi efficacissimo Jesús Navas, serve al centro dell’area a Fábregas un pallone che il talento del Barcellona non può sbagliare. È il pareggio, e sono passati appena cinque minuti.
Iniziano a ripetizione le occasioni della Spagna. Le soluzioni sovrabbondano, dalle fasce, dal centro e con il tiro da fuori. Buffon viene chiamato in causa più di una volta. Entra anche Fernando Torres, che si segnala per un brutto fallo, che poteva meritare anche il rosso, e per un’occasione da gol enorme, con un pallonetto a Buffon battuto che finisce alto sulla traversa. L’Italia è in debito di ossigeno, Cassano esce, non avendo i novanta minuti delle gambe, ed entra Giovinco, che servirà a Di Natale una palla splendida, mandata di poco fuori da Totò in spaccata.
Alla fine, un tiro di Marchisio (anche lui autore di una grande seconda metà di partita) può chiudere la gara, ma Casillas para senza troppi problemi.
Va bene, benissimo così. Questa è un’Italia non certo perfetta, ma con la grinta e, clamorosamente, il gioco delle annate tormentate. Quando si può, inaspettatamente, finire per alzare una coppa.



