LA BATTAGLIA DI GUADALAJARA NEL 1937, 1a VITTORIA RESISTENZA ITALIANA

di Emiliano Morozzi

La scorsa settimana, parlando del rapporto tra l’uomo e la guerra, abbiamo ricordato l’eccidio di My Lai, un esempio di come l’uomo, in uno scenario di guerra, possa trasformarsi in una belva sanguinaria. Quest’oggi guarderemo l’altra faccia della medaglia, raccontando la storia della battaglia di Guadalajara, forse la battaglia più famosa della Guerra Civile Spagnola (1936-1939).

Francisco Franco (foto wikipedia)

Una battaglia che è passata alla storia non tanto per la sua importanza militare, quanto per il suo enorme valore simbolico: ridurre questo conflitto (come fecero le democrazie come Francia e Inghilterra allora e come vorrebbe fare qualche storico revisionista oggi) al solo scontro tra opposti estremismi, sfociato in un terribile bagno di sangue, non ci fa capire come mai a quel tempo i regimi fascisti si schierarono così apertamente a favore di Franco, mentre dall’altra parte migliaia di volontari, fra cui tantissimi intellettuali non così dichiaratamente comunisti, appoggiarono e addirittura combatterono per la Repubblica nata dalla vittoria alle elezioni del Fronte Popolare.

In un’epoca in cui l’avanzata della marea nera del nazifascismo sembrava travolgere gli stati europei uno dietro l’altro, la Spagna divenne un baluardo da difendere a tutti i costi: l’insurrezione armata di Franco aveva diviso in due il paese, ma le forze leali alla Repubblica avevano tenuto in mano le città e si preparavano a resistere all’avanzata nemica. Il motto ¡No pasarán! divenne la parola d’ordine di tutti coloro che volontariamente affluivano in Spagna per difenderne la fragile democrazia, fermando l’avanzata fascista alle porte di Madrid. Ma quella della capitale fu una battaglia difensiva, e nei mesi successivi (siamo a marzo 1937) l’avanzata delle forze nazionaliste riprende con vigore, grazie ai decisivi contributi delle truppe inviate da Italia e Germania e sembra inarrestabile. Sono proprio i volontari del corpo di spedizione mandato da Mussolini che il giorno 8 marzo danno il via all’offensiva: la colonna del CTV avanza su Madrid, nel tentativo di accerchiare la capitale e costringere i repubblicani alla resa, e inizialmente lo sfondamento riesce. Le forze repubblicane ripiegano e il loro comandante chiede disperatamente rinforzi, ma l’alleato migliore dei difensori nei primi giorni di offensiva è il maltempo: la nebbia riduce la visibilità degli attaccanti, la pioggia e il nevischio costringono la colonna motorizzata italiana (che aveva operato uno sfondamento degno della Blitzkrieg tedesca qualche anno dopo) ad avanzare sulle poche strade asfaltate della regione, in una caotica colonna che diviene facile bersaglio dell’aviazione repubblicana, padrona dell’aria in quei giorni (i repubblicani disponevano di piste in cemento, i nazionalisti no). Le truppe nazionaliste però continuano ad avanzare, catturano Brihuega e Miralrio, avvicinandosi pericolosamente a Guadalajara.

A quel punto entrano in gioco le Brigate Internazionali: volontari male armati e sommariamente addestrati, ma decisi a lottare fino all’ultima pallottola per contrastare l’avanzata del fascismo. Alcuni di questi sono inquadrati nel Battaglione Garibaldi: sono i volontari antifascisti italiani, che in terra di Spagna si trovano a combattere contro i propri connazionali inviati da Mussolini in appoggio alla rivolta fascista di Franco. Per loro, costretti alla fuga dal proprio paese, al confino o alla galera, è l’occasione per dare una lezione al regime: a Torija i “garibaldini” non solo respingono i connazionali in camicia nera con successo, ma li incalzano con la propaganda, invitandoli a passare nelle fila repubblicane. Due giorni dopo, il 12 marzo, le forze fedeli alla Repubblica passano alla controffensiva e l’aviazione repubblicana fa il tirassegno sui carri fascisti bloccati nel fango. Il Battaglione Garibaldi assalta le posizioni italiane: ricaccia indietro le camicie nere dal bosco di Brihuega e a Palacio de Ibarra circonda i soldati della Indomita catturando 300 prigionieri. Per Mussolini lo smacco è enorme e la vittoria di Guadalajara, la prima in una battaglia campale per le forze repubblicane, diventa un simbolo: il fascismo, nonostante la superiorità in uomini e mezzi, è stato sconfitto e gli italiani con la bandiera rossa per la prima volta hanno ottenuto il riscatto contro coloro che fin dal 1922 li hanno perseguitati, dimostrando comunque nella vittoria di voler concedere un’opportunità di riscatto ai loro connazionali in camicia nera.

Otto anni dopo, alla fine della guerra civile che per due anni insanguinerà il paese, molti di loro non saranno più così clementi nei confronti dei fascisti sconfitti. Ma questa è un’altra storia e ve la racconteremo nella prossima puntata, parlando della repressione messa in atto dal regime nazifascista durante la Resistenza e dall’altra parte dall’odio che essa generò, sfociato in alcune zone d’Italia in vendette e “foibe”.

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