LA “CASA DELL’AUTORE” DI MANUELA LA FERLA

di Giovanni Agnoloni

La Casa dell’autore di Manuela La Ferla, nota editor e curatrice di testi letterari, è una nuova esperienza in campo editoriale, che si prepara a dare un contributo vitale alla crescita di scrittori che affinano il proprio talento. Manuela ci ha gentilmente concesso quest’intervista, che illustra tutti i più importanti aspetti della sua iniziativa professionale e letteraria, con sede a Firenze.

Manuela La Ferla

– Com’è nata l’idea di questo progetto innovativo in campo editoriale?

La Casa dell’autore nasce da un’esigenza: il bisogno reale degli autori di avere a fianco un Editor dedicato. A volte si pensa che gli scrittori che hanno già una loro – anche autorevole – casa editrice di riferimento, non abbiano questo problema. Ma così non è, gli autori sono sempre più soli, tranne eccezioni. Non è solo un problema di competenza o bravura o altro, spesso è (anche) un problema di tempi oggettivi.
Un editor interno lavora su più tavoli in contemporanea, come è giusto che sia, ma spesso proprio il lavoro sul testo, che dovrebbe stare al centro dell’attenzione, finisce per diventare un dato marginale, che viene delegato alla redazione o a consulenti esterni. La mia idea allora è quella di lavorare con l’autore prima di arrivare in casa editrice, oppure per conto della stessa su testi già in programmazione.
Attenzione, perché esistono decine di service editoriali e ottimi editor free-lance.
La Casa dell’autore offre invece un lavoro diverso, che parte dalla maieutica ma ha come conditio sine qua non lo spessore e valore del progetto (se ci riferiamo alla saggistica), e la voce dell’autore (se parliamo di narrativa). Non escludo di motivare io stessa degli autori, nel caso della saggistica, a scrivere su un argomento che mi sembra possa poi essere spendibile editorialmente.

– Quanto è importante, in un mercato editoriale che purtroppo risente della crisi, puntare sulla qualità dei testi? Diventa un “must” ancor più irrinunciabile?

Per me non è mai venuta meno, ma al mercato di come è scritto un testo non importa poi molto, e tanto meno importa la curatela.
Magari è più importante che un autore sia altrimenti noto e conosciuto dal suo potenziale pubblico di lettori, oppure che l’argomento possa offrire un buon «gancio» alla stampa, o infine che affronti un tema di tendenza.
A me piace viceversa pensare a un’editoria che anticipi e proponga, anche rischiando di sbagliare, certo. Ma che punti sulla qualità dei testi e sul merito. La crisi è reale, ma può e deve diventare un pungolo per far meglio, per mettere in campo idee; non ha senso chiudersi, arroccarsi, sottrarre. Secondo me bisogna aprirsi, rimettersi a studiare, rilanciare nuove progettualità, perché proprio ora che tutto è più fluido la bellezza e il senso del testo diventano fondamentali per recuperare il ruolo creativo di questo mestiere.

–  Quanto è bene tener conto del mercato (e del lettore), mentre si scrive?

Sono due domande in una e non le metterei insieme. Alla prima – ma è solo la mia modestissima opinione – rispondo no e aggiungo anche che non si deve farlo, mai.
Alla seconda, cioè alle esigenze legittime del lettore, invece rispondo di sì: si deve eccome tenerne conto. Non si scrive per sé, ma per gli altri. La letteratura nasce orale, come noto; il coinvolgimento di chi ti legge è una condizione indispensabile. Questo però non vuol dire assecondarlo o compiacerlo, ma semplicemente non dimenticarsene. Anche qui, però, solo dopo, quando il testo è già stato scritto dall’autore. Ci sono molti referenti in questo lavoro. Io ne ho sempre avuti almeno tre: l’autore, l’editore e il lettore, appunto. E avendo sempre sposato le esigenze del testo, mi sono spesso sentita vicina al lettore, ma dopo, non «mentre».

(da mentelocale.it)

– Domanda da un milione di dollari (o magari di euro): la scrittura si può “imparare”? O forse si può solo imparare a rimuovere gli ostacoli – anche formali – che impediscono al mondo interiore di uno scrittore di esprimersi nel modo più efficace possibile?

Non credo che si possa imparare a scrivere, come non si può imparare a dipingere o a recitare. Si nasce attori, scultori, artisti, ma sul talento (che non si costruisce a tavolino), si può e si deve lavorare. Perché la genialità non è una parola astratta; è fatica, lavoro, accanimento, e se è ispirazione e illuminazione, lo è in genere dopo molti tentativi. Il lavoro di un editor è anche questo, aiutare l’autore a vedere ciò che da solo non vedrebbe; come potrebbe del resto? Personalmente, la più grande soddisfazione è nel constatare come autori con i quali ho lavorato fianco a fianco per tanto tempo a un certo punto non abbiano più bisogno di me, perché hanno interiorizzato e fatto propri certi piccoli suggerimenti e imparato a leggere o meglio rileggere criticamente il proprio testo.

– Quanto è importante, per un autore italiano, ottenere una visibilità anche in campo internazionale, oggi? O – forse un altro modo per porre la stessa domanda – qual è il futuro della scrittura, nel nostro paese?

Se c’è un prodotto (e uso la parola prodotto in modo volutamente provocatorio) originale e di cui dovremmo andar fieri, questi sono i testi degli Autori italiani in lingua originale. Vale per il Cinema italiano, vale per il Teatro, vale per la Musica, perché non dovrebbe valere anche per la Narrativa italiana? Si parla tanto di salvaguardia del prodotto interno, di Mady in Italy, di “km zero”, tutte “sigle” che diventano indicatori, spie di attenzione. Ma la narrativa italiana sembra non esistere, essere invisibile, tranne quando vince qualche premio o quando da un testo si ricava un film. A nessun politico, che io sappia, è venuto mai in mente di aiutarne la diffusione all’estero, per esempio, o di incentivarne la lettura nelle scuole. A me capita di far lezione tra universitari preparatissimi e tutti grandi lettori, ma se chiedi a qualcuno di loro quali e quanti autori italiani conoscono, la risposta è a dir poco deprimente. Qualche nome, sempre lo stesso, qualche titolo, magari perché se ne è parlato sui giornali. All’estero gli autori hanno destini e prospettive ben diversi. In controtendenza, ne approfitto per segnalare una mostra che è diventata anche un libro e sta facendo il giro del mondo, letteralmente: Copy in Italy. Autori italiani nel mondo dal 1945 a oggi, promossa dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. Quanto al futuro, non so, ma so che la narrativa serve alla vita e che nutrirsene può aiutarci ad avere un punto di vista critico sulla realtà. E forse – e dico forse con un sorriso – ne abbiamo tutti bisogno, ora più che mai.

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