di Nicola Pucci
Novak Djokovic e Petra Kvitova: ecco a voi i vincitori della finale di Wimbledon 2014. Ed è bene fin da subito liberare il campo dagli equivoci, hanno vinto i migliori seppur in una edizione sorprendente nel suo sviluppo, memorabile nel suo epilogo al maschile.
DJOKOVIC 9,5. Bis londinese e da lunedì nuovo numero 1 del mondo. In poche parole, ha fatto bingo e l’operazione gli è riuscita al termine di una quindicina ricca di insidie. Soffre con Stepanek, rimonta un set a Cilic per vincere al quinto, va oltre Dimitrov conquistando i tie-break decisivi, batte in una finale tra le più belle di sempre Federer, il re dei re sui tappeti verdi. Il serbo è imbattibile quando il gioco si fa duro, confermandosi lottatore indomabile nonchè fuoriclasse vero e il trionfo premia infine l’uomo che con la racchetta è il più forte di tutti.
FEDERER 8. Il Centrale di Wimbledon è il suo giardino preferito ed avrebbe fatte carte false per cantar vittoria per l’ottava volta. Ritrova lo smalto dei bei tempi sulla superficie che più di ogni altra favorisce il suo smisurato talento, sorvolando gli avversari e lasciando per strada solo un set, il primo, con Wawrinka ai quarti. L’avventura si chiude con una finale straordinaria al cospetto di Djokovic ed è forse il momento di pensare a quando, ahimè, non sarà più su un campo da tennis. Quando mai rivedremo un fenomeno così? Lunga vita al Magnifico.
DIMITROV 7,5. Necessitava dell’investitura di un Grande Slam per entrare a pieno titolo tra i top-player e l’occasione è la sfida al campione in carica, sul Centre Court più prestigioso al mondo. Buum, demolisce Murray in tre set e ridimensiona l’orgoglio britannico, prosegue il momento magico con Djokovic a cui cede solo dopo due tiratissimi tie-break. Lui ormai c’è e magari un giorno sarà il nuovo re del tennis. La stoffa è quella giusta.
RAONIC 7. Il lavoro di Ljubicic produce frutti copiosi e dopo i quarti al Roland-Garros il bombardiere canadese con sangue montenegrino avanza fino al penultimo atto. Peccato che con Federer subisca sul piano emotivo l’effetto da prima semifinale Grande Slam, ma ormai non è più solo bordate di servizio e un domani molto prossimo punterà ad iscrivere il suo nome tra i vincitori.
KYRGIOS 7. Le gerarchie consolidate del tennis maschile son0 costrette ad accogliere la novità più interessante degli ultimi anni. L’australiano di padre greco e madre malese esplode ai massimi livelli eliminando Nadal e mettendo in mostra un gioco esplosivo che appartiene al futuro. Mi ricorda Becker, ripercorrerne le gesta non sarà facile ma l’inizio è incoraggiante.
CILIC 7. Bel tennis, quello di Marin il croato. Che si adatta bene a tutte le superfici e forse sull’erba rende al meglio. Batte Berdych, che sarà un incompiuto ma qui fu finalista nel 2010, per poi cedere solo al quinto con Djokovic. Un pizzico di audacia in più l’avrebbe forse spinto oltre, prenda esempio da Wawrinka e forse un giorno anche i più forti saranno alla sua portata.
WAWRINKA 6,5. Il vincitore di Melbourne doveva digerire lo smacco di Parigi, riesce nell’impresa e per poco non fa fuori anche Federer a cui strappa il primo set cedendo il secondo al tie-break, 7-5. L’erba non è la sua superficie prediletta, ed i quarti di finale sono il massimo a cui potesse aspirare. Segno di maturità acquisita.
MURRAY 5. Il 2014 è anno gramo per lo scozzese detentore del titolo. Fece bene a Parigi dove raggiunse la semifinale, a Londra è il padrone di casa e vorrebbe concedersi un bis memorabile ma con Dimitrov ai quarti è solo lontano parente dell’Andy che fu. L’operazione alla schiena ha cacciato i dolori ma non vorrei che abbia annacquato l’ispirazione del britannico.
NADAL 4,5. Uno, due, tre. Ovvero Rosol 2012, Darcis 2013, Kyrgios 2014. No, proprio no, l’erba non è più amica del maiorchino che farà bene a dirottare le energie rimaste, da qui in avanti, all’amata terra rossa.
FOGNINI 5. Proprio come al Roland-Garros, passa due turni – 9-7 al quinto con Kuznetsov e vittoria in quattro set con Puetz – per poi autoeliminarsi con Anderson ai sedicesimi quando aveva la partita in pugno. Resta l’impressione dell’ennesima occasione Slam gettata al vento. Ed è soprattutto demerito suo.
BOLELLI 6,5. Dopo anni di sofferenze ed insuccessi il bolognese dal talento indiscusso torna competitivo battendo Kohlschreiber e avvicinando il successo con Nishikori. Peccato quella palla in rete sul 6-5 del quarto set che lo avrebbe spinto al match-point, l’interruzione lo svantaggia e alla ripresa dopo un giorno di stop non ha coraggio sufficiente per saltare agli ottavi. Ma è di ritorno nel tennis che conta e già questa è una gran bella notizia per l’Italia della racchetta.
KVITOVA 9,5. L’avevamo lasciata vincitrice tre anni fa quando infranse il sogno di Sharapova. Torna regina d’Inghilterra e lo fa in virtù di un gioco che si adatta perfettamente all’erba, servizio mancino che fa male e la capacità di incidere con i colpi di inizio scambio. Dico la mia, dai tempi di Navratilova, guarda caso altra ceca, non vedevo una donna così potente e perfetta per i tappetti verdi, sorellone Williams comprese. In finale poi gioca come meglio non si potrebbe e trionfa per la seconda volta, proprio sotto gli occhi compiaciuti di Martina: non sarà l’ultima, vedrete.
BOUCHARD 8. Vent’anni ed il futuro che è già presente. Dopo due semifinali a Melbourne e Parigi, è già l’ora della prima finale in carriera e lo fa incantando tutti. Porta sul campo grazie e brillantezza e sorvola le avversarie che gli capitano a tiro con l’autorevolezza della sua giovane età. Poi incoccia in Kvitova che ne sbriciola le illusioni, ma il primo hurrà in Slam è solo rimandato, statene certi.
HALEP 7,5. Dopo la finale francese conferma lo status di campionessa emergente guadagnando la semifinale. Mette l’intelligenza tattica al servizio di un tennis fatto di solidità e concretezza, demolisce ai quarti Lisicki che qui fu finalista dodici mesi orsono e si arrende solo alla ventata di freschezza portata da Bouchard.
SAFAROVA 7,5. Che sapesse giocare a tennis e che avesse un braccio sensibile lo sospettavamo da tempo. Che fosse poi capace di metterci anche determinazione e concentrazione era già meno probabile, stavolta Lucie produce il meglio da un talento raro e vola in semifinale, come mai prima in carriera. Peccato poi che la connazionale Kvitova sia più forte, ma il cammino è stato eccellente e forse la sua vera carriera inizia ora.
LISICKI 5,5. L’ultima finalista giunge ai quarti, vola 4-1 con Halep col suo magnifico gioco da erba e sembra ben avviata a concedere il bis. Poi scivola nuovamente nei suoi tormenti interiori, si spenge misteriosamente e non raccoglie più un game. Penso a quella fuoriclasse tremebonda di Novotna, che pianse sulla spalla della duchessa di Kent e qualche anno dopo trionfò, chissamai se la germanica riuscirà a fare altrettanto. Dubito.
KERBER 6,5. Altra teutonica che si mette in luce, batte Sharapova ma poi fallisce la prova del nove cedendo in due set a Bouchard ai quarti. Ecco, da anni è l’eterna piazzata di seconda fascia, manca sempre di quel qualcosa per andare oltre una costanza di rendimento da prime dieci del mondo. Vincere è un’altra cosa.
MAKAROVA E STRYCOVA 7. Wimbledon delle sorprese ha il volto delle due ragazze che vengono dall’est, picchiano duro e approfittano delle incertezze di Radwanska e Li Na per issarsi ai quarti. Non saranno fenomeni, ma il treno giusto va colto al volo quando passa e loro non hanno fallito l’appuntamento.
SERENA WILLIAMS 5. Giudizio complesso, per Serenona. Tre indizi valgono una prova e dopo gli scivoloni nei primi due Slam, fa tripletta negativa con Cornet proprio sul terreno a lei più congeniale. Bando alle ciance sul suo conto, che abbia imboccato la china discendente?
SHARAPOVA 5. Le premature uscite di Serena, Li Na e Radwanska l’avevano elevata a grande favorita del torneo dopo il successo al Roland-Garros. Invece a dieci anni da quel 2004 che la proclamò baby-fenomeno inciampa in Kerber e penso proprio che nessuno l’avesse previsto.
LI NA 4. Copia/incolla di quel che combinò, anzi non combinò, a Parigi. Si fa eliminare come una principiante da Strycova e a farne le spese è il coach, quel Carlos Rodriguez già mentore vincente di Henin. Mah.
VENUS WILLIAMS 7. Grazie Venus, per una meravigliosa storia di Wimbledon che gli ha regalato cinque titoli e per l’ultima recita con Kvitova, la più bella partita sui prati londinesi da parecchi anni a questa parte.
ERRANI/VINCI 10. Strepitose Cichi. Dopo quattro titoli distribuiti tra Melbourne, Parigi e New York era tempo di profanare il tempio più famoso del tennis. E l’All England Lawn Tennis si inchina a queste due fuoriclasse del gioco di coppia che fanno cinquina ed entrano di diritto tra le leggende dello sport in gonnella.



